Nazionale

Gli appelli Uisp dal territorio: pari dignità per lo sport

L'Uisp su Tgr Rai Toscana; manifestazioni in Emilia Romagna e Piemonte; insoddisfazione dalla Puglia. Lo sport Uisp del territorio cerca di farsi sentire

 

Proseguono gli appelli dal territorio per chiedere pari dignità e regole certe per lo sport di base. I dirigenti Uisp sono alle prese con l’ultimo Dpcm che impone la chiusura di piscine e palestre, mettendo ko associazioni e società sportive che già da mesi vivono situazioni difficili e che avevano investito in questi ultimi tempi per adeguarsi ai precedenti decreti e poter continuare l’attività in sicurezza.

A Firenze, Marco Ceccantini, presidente del Comitato Uisp, definisce il provvedimento fortemente penalizzante ai microfoni della TgR Rai Toscana: “Ci troveremo un'altra volta con persone obese, persone che hanno patologie e non sono state curate attraverso il movimento, e quindi con una popolazione sicuramente meno sana. Io vorrei che si continuasse con i controlli, non solo in piscin e palestre ma in tutte le attività che regolano la vita delle città, che si sanzionassero quelle che non si rispettano regole ma che si permettesse l’attività laddove invece le regole sono rispettate”

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Nel servizio interviene anche Annalisa Saviozzi, collaboratrice sportive del comitato Uisp: “Noi non abbiamo diritti - dice Annalisa - abbiamo dei contratti che non prevedono ferie, malattie, maternità, quindi ci hanno sempre tolto la dignità di avere un’indipendenza. I contributi di Sport e Salute sono arrivati ma molto in ritardo, e sono solo dei palliativi: non ci permettono di sopravvivere e sostenere le nostre famiglie”.

 

In Piemonte, l’Uisp regionale insieme ad altri otto Enti di promozione sportiva ha promosso una manifestazione contro l’ultimo Dpcm che si terrà a Torino martedì 3 novembre, a partire dalle 14 in piazza Castello: "Il mondo della promozione sportiva e sociale e della cultura - si legge nel testo che presenta la manifestazone - si è sempre reso disponibile a far rispettare le regole, ma ogni regola deve essere chiara e non interpretabile e prevedere sanzioni. E’ ingiusto chiudere totalmente lo sport che registra il più alto numero di praticanti, soprattutto nelle fasce giovanili, e lasciare aperto, grazie ai larghi margini d'interpretazione del decreto, lo sport di vertice".

Patrizia Alfano, presidente Uisp Piemonte, racconta che molte società avevano intenzione di aderire alla manifestazione del 26 ottobre che poi è sfociata nelle violenze: “Temendo la strumentalizzazione dell’iniziativa abbiamo deciso di organizzarne una nostra - spiega Alfano - con l’impegno a rispettare le norme e a denunciare comportamenti irregolari. Chiederemo al Governo di rivedere il decreto, perchè sta penalizzando gravemente lo sport di base: noi rappresentiamo il numero più grande di praticanti in Italia, o chiudiamo tutti o nessuno, e quello che rimane aperto deve avere regole chiare e certe che valgono per tutti. Lo sport e la cultura non sono il problema, anzi possono essere un’opportunità per fare informazione e formazione anche sulla prevenzione".

Ancora dalla Toscana arriva il commento di Simone Pacciani, presidente Uisp Siena: le piscine del comitato erano state messe in regola in base ai recenti decreti, avevano superato i controlli e poi sono state nuovamente chiuse. “Prima ci hanno detto che siamo stati bravi, che abbiamo fatto tutto seguendo le regole, poi ci hanno chiuso di fatto da un giorno all’altro: questa è la delusione maggiore. Fin dalla riapertura a giugno – racconta – ci siamo impegnati nel tenere le piscine nella più assoluta sicurezza, seguendo rigorosamente tutti i protocolli anti Covid e con un notevole sforzo organizzativo. Lo dicono i dati: rispetto al periodo giugno-settembre dello scorso anno abbiamo perso il sessanta per cento degli introiti”.

“Le norme – spiega ancora Pacciani – sono poco chiare e farraginose. A queste condizioni, è impossibile riaprire le piscine: solo riaprire un impianto costa mille euro al giorno e farlo, pur capendo tutte le esigenze, senza avere la possibilità di aprire al pubblico e fare la nostra attività diventa ancora più insostenibile. Purtroppo, lo ripeto, le norme sono poco comprensibili e farraginose e mettono tutti in difficoltà”.

 

Martedì 27 ottobre una manifestazione ha attraversato anche il centro storico di Modena: oltre 200 persone hanno sfilato per chiedere di allentare la stretta sul mondo delle scuole, della cultura e dello sport. Fabia Giordano, dirigente Uisp Modena, è stata intervistata per il servizio di TvQui: “Per quanto riguarda i collaboratori sportivi le promesse sono sempre state mantenute - spiega Fabia - quindi ci auguriamo fortemente che a seguito di questa firma i contributi arrivino a sostenere gli impianti sportivi che altrimenti rischiano di non riaprire”. 

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Anche Alessandro Scali, presidente Uisp Empoli Valdelsa, lamenta gli investimenti sprecati e la delusione del mondo sportivo del territorio: “Dopo essere stati chiusi per tre mesi, da marzo a giugno, abbiamo riaperto timidamente, investendo soldi, tempo ed energie per mettere a norma i nostri impianti sportivi e consentire agli sportivi di iniziare in sicurezza a svolgere le proprie attività preferite. Durante l'estate abbiamo creduto di vedere la luce in fondo al tunnel. Abbiamo fatto tutto quello che ci era stato chiesto di fare. I nostri sforzi sono stati validati anche dai NAS, che da una settimana hanno setacciato tantissime palestre e piscine in tutta Italia, rilevando che il sistema rispetta le regole. Ci saranno state certamente anche le eccezioni, ma il sistema sportivo ha funzionato. Chi ha fatto sport in Italia da giugno in qua, l'ha fatto in un luogo sicuro, o comunque molto più sicuro di altri contesti che, per loro natura, non possono esserlo altrettanto. Ma, alla fine, questo è il risultato: nuovo lockdown per il sistema sportivo dilettantistico. Il Governo, a discapito delle evidenze, ha deciso che lo sport è una pratica rischiosa per la diffusione del COVID. Rispetteremo le regole che ci sono imposte; ovviamente e come da nostra abitudine, ma non ci stiamo".

Per leggere l'intervento integrale di Alessandro Scali clicca qui

Davide Ceccaroni, direttore Uisp Forlì-Cesena, evidenzia che “mai come in questo periodo la politica tutta sembra essersi accorta di quanto sia sfaccettata l’attività sportiva e di quanto questa sia importante”. Sono tre, secondo Ceccaroni, i filoni principali da tenere a mente quando si parla delle attività sportive. “Il primo è che l’attività sportiva, dopo famiglia e scuola, è la terza agenzia formativa del Paese. Il secondo elemento da non dimenticare è quanto lo sport sia diventato importante per la salute psicofisica delle persone, al punto da poterne considerare la pratica un diritto acquisito. Il terzo aspetto, quello di cui nessuno sembrava essersi accorto fino a qualche mese fa, è che l’attività sportiva produce lavoro. Nel momento in cui è stato riconosciuto il contributo di 600 euro per gli operatori sportivi fermi a causa del lockdown, la sola Uisp a livello nazionale ha certificato quasi 1 milione di operatori sportivi”.

Insoddisfazione per i contenuti del DPCM del 24 ottobre relativi allo sport giunge anche dall'Uisp Puglia: il presidente Fabio Mariani segnala le incongruenza ma ribadisce che va letto con senso di responsabilità e consapevolezza della situazione drammatica che stiamo attraversando. “Il Governatore pugliese chiude le scuole di ogni ordine e grado per arginare il contagio che rischia di andare davvero fuori controllo - dice Mariani - Ma allo stesso tempo assistiamo ad un fiorire mai visto prima di “campionati di interesse nazionale” da parte di alcune Federazioni e di alcuni Enti di promozione sportiva. Fatta la legge, trovato l’inganno, specialmente se la legge è scritta male. È sufficiente iscriversi ad un “campionato di interesse nazionale”, probabilmente deliberato in fretta e furia, stampare un pezzo di carta che ne attesta la partecipazione, ed è così possibile svolgere l’attività sportiva come se il DPCM del 24 ottobre non fosse mai stato scritto. Si vedrà poi se la partecipazione sarà effettiva o solo formale. Eppure, ci sono numerose Associazioni Sportive Dilettantistiche che, con senso di responsabilità, consapevoli dei rischi che corrono i propri soci e le loro famiglie, hanno deciso, non a cuor leggero, di chiudere fino al 24 novembre, con la consapevolezza di aver speso risorse per mettersi in regola con le norme di sicurezza, e con il rischio di perdere quei soci che, incuranti dei rischi, decideranno di cambiare associazione e migrare verso quelle altre che hanno “stampato” il pezzo di carta, e che, pertanto, svolgono l’attività sportiva nella loro sede abituale come se il DPCM del 24 ottobre non fosse mai stato scrittoone in tante associazioni, e non si educa certo al rispetto delle regole, ma si stimola a fare i furbetti a scapito del prossimo”. (Elena Fiorani)

 

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