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IV. Gli anni Cinquanta: ma lo sport è "neutrale"? E intanto il Coni si riorganizza

Quadro politico: morte di Stalin, destalinizzazione, invasione dell'Ungheria, miracolo economico. Cronache sportive del decennio: Coppi e la Dama bianca, Fangio e Ribot, Loi e D'Agata, Pietrangeli e Sirola, Maspes e Zeno Colò, Baldini e Gaul, Olimpiadi di Helsinky 1952.
Per la Uisp sono anni di difesa dell'esistenza. La scommessa è: può sopravvivere in un assetto centralistico dello sport e di tutto il paese uno sport che non sia esclusivamente Coni e che non sia culturalmente e politicamente "neutrale"?
Da una parte le Federazioni sportive si espandono, dall'altro l'associazionismo cattolico si rafforza.
Il "centrismo" conservatore, contro il quale è impegnato il movimento operaio, si espande a macchia d'olio in tutti i comparti della vita sociale e culturale del Paese. E' in atto un arrembaggio clericale alle attività e alle Federazioni sportive.
L'ostruzionismo governativo taglia finanziamenti, vieta organizzazione di manifestazioni e di scambi internazionali, epura dalle cariche direttive dello sport ufficiale gli elementi sospetti di "sinistrismo". Le sedi popolari (circoli e case del popolo) devono difendersi da espropri e da incursioni della polizia che contesta licenze e attività.
Il potere rivaluta le componenti passive della passione sportiva per distrarre il mondo popolare dalle tensioni e consolidarsi, teorizza concetti come "neutralità dello sport" e "lo sport agli sportivi", proietta i miti della società del benessere e del primo consumismo sul fenomeno sportivo (sport spettacolo, campionismo, divismo).
Di fronte a questa involuzione né la Uisp né le altre forze democratiche riescono a contrapporsi efficacemente. Anzi, anche al loro interno, rischiano di subire un'influenza passiva.
Lo sport resta privilegio di pochi. L'Istat nel 1959 raccoglie questi dati: 2,6% di praticanti, di cui le donne 9%, così ripartiti: 33% caccia e tiro a segno, 22% calcio, 19% sport nautici e pesca. L'attività motoria è assente dai programmi scolastici, fra la popolazione scolastica aumentano i paramorfismi da ipomotricità.
La Uisp degli anni Cinquanta è indebolita da difficoltà finanziarie che sembrano irreversibili. Ha carenze di elaborazione teorica e di adeguamento delle proposte politico-organizzative. Perde incisività. Perde tesserati e società sportive : dal 1953 al '54 passa da 75.000 a 65.000 iscritti, e da 1.700 a 1.600 società. Nel 1954 a Roma si tiene il II Congresso nazionale Uisp, che eleggerà presidente Giuseppe Sotgiu e segretario generale Arrigo Moranti.

Solo dal '62 ci saranno ripresa e crescita progressiva. L'attenzione al tesseramento è modesta, viene delegata alla capacità di autorganizzazione dei comitati provinciali, che si concentrano soprattutto sull'organizzare gare a prescindere dal tesseramento. Molti atleti abbandonano l'Uisp, sollecitati da incentivi all'agonismo più solidi. Si sta rischiando lo scioglimento dell'associazione. Occorrerà una lunga azione di rilancio e rinnovamento.
Il rilancio parte dall'elaborazione/pubblicazione di alcuni documenti di profilo consistente: nel 1952 le "Otto proposte al Coni per salvare lo sport"; seguiranno nel '53 la "Carta dei problemi dello sport" (il documento più organico, che susciterà vasta eco nel movimento sportivo), "Comuni e sport" (in cui si inaugura il lavoro di sensibilizzazione verso gli enti locali), "Stato e sport".
La più significativa delle iniziative è il progetto nel '56 sulle prossime Olimpiadi di Roma del 1960. La Uisp invita alla collaborazione con il Coni tutte le forze sportive confidando in una democratizzazione dall'interno del sistema sportivo italiano: l'organizzazione delle Giornate olimpiche sarà un successo per la Uisp. Falliranno invece i propositi innovativi del mondo federale per i condizionamenti statutari e dirigistici e il carattere selettivo delle federazioni, con conseguente deterioramento dei rapporti ed uscita.
Per tutti gli anni Cinquanta il pendolo del rapporto con il Coni oscillerà tra tentativi entristici, stagioni burrascose e tutela dell'identità uispina. Le risorse sono scarsissime: nel '52 il Coni erogherà alla Uisp 7 milioni per le sue attività generali. Tanto per citare un esempio, per lo stesso motivo al Csi vennero erogati 30 milioni. Degli eventuali contributi di quegli anni non risultano documenti. Periodicamente la Uisp era costretta a ricorrere a prestiti del sindacato, del Pci-Partito Comunista Italiano, Lega delle cooperative per pagare gli stipendi. E le difficoltà economiche comportavano indebolimenti periodici dell'apparato tecnico.
Il processo di riorganizzazione dell'Uisp passa anche attraverso l'individuazione di nuovi strumenti associativi: nel 1953 nascono i Piccoli Azzurri e i Gruppi Primavera, per l'avviamento alle varie discipline rispettivamente dei ragazzi e delle ragazze dai 13 anni in su. Li sostituiscono nel '56 le Leve delle Giovani Speranze di Olimpia, strumento di sensibilizzazione giovanile che riscuoterà buon successo e diventerà centrale nell'attività uispina, anticipando la filosofia dei Centri di formazione del decennio successivo.

Nel 1957, a Bologna, il III Congresso nazionale Uisp (presidente nazionale verrà eletto Arrigo Moranti, vicepresidente Aldo Monaco, segretario generale Gorgio Mingardi) delibera lo scioglimento delle Commissioni tecniche di specialità, strumento centralistico e nominato dall'alto, e la loro sostituzione con le Leghe di specialità, con dirigenti eletti dalle società sportive. E' l'affermazione dell'autonomia e della democrazia interna nel nuovo ruolo delle Leghe. Inoltre già dai primi anni Cinquanta si era dato vita al Cet (Campeggi, Escursionismo, Turismo): un settore dinamico e duttile che nella stagione estiva organizzava pratiche open e motociclismo, e d'inverno apriva allo sci.
Un vasto arco di discipline, dalle più popolari alle meno conosciute allora come nuoto, pattinaggio e sci, costituisce l'ossatura dell'intensificazione del programma di attività. "Uscire dagli schemi" è la parola d'ordine su cui opereranno gruppi informali anche in strutture non omologate. Le iniziative messe in campo, spesso con la collaborazione di altri soggetti politici e associativi (Api, Udi, Ggil, Lega Coop, Fgci, Fgsi, e dal '57 anche la neocostituita Arci) assumono denominazioni e tipologie innumerevoli: Giornate dello sport popolare, Rassegne sportive femminili, Campionati nazionali delle varie discipline (qui si registra l'esplosione del pattinaggio), Rassegne al Sud, Palii de l'Unità e dei quartieri, Feste de l'Avanti!, Trofei 1° Maggio, Trofei Coop, Palio di nuoto. Intanto nelle colonie estive dell'Emilia Romagna e della Toscana i bambini "fanno ginnastica" con istruttori Uisp.
All'attività internazionale è riservata un'attenzione particolare: nello sport si individua un mezzo ufficiale di collegamento con i paesi dell'Est, in particolare con l'Urss, in quanto in quegli anni si identificava nella politica sportiva sovietica la realizzazione di obiettivi lontani rispetto alla realtà italiana. I Festival della gioventù sono la scadenza di punta di quel progetto.
Poca visibilità è concessa alla comunicazione dell'identità associativa, e del resto modesta è la strategia comunicativa di associazione. L'accesso alla stampa, anche di sinistra, è scarsissimo. Nullo l'accesso alla radio. La tv non c'è. Due soli sono gli strumenti a disposizione: il manifesto murale e i periodici di associazione (dal '50 Sport Popolare, sostituito dal '56 dal Discobolo), con una circolazione peraltro interna alle basi associative. Occasionale la convegnistica ufficiale: al convegno organizzato dal Pci nel '59 sui problemi sportivi - concluso da Giorgio Amendola, che riconoscerà la necessità di un maggiore impegno del partito su questo tema - partecipernno un migliaio di rappresentanti di società sportive e case del popolo; come in occasione di altri convegni sullo sport promossi da Pci e Psi i rappresentanti della Uisp non mancheranno di richiedere maggior riconoscimento sociale e culturale al ruolo della loro associazione.

 

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