Nazionale

L'articolo di Manco sull'Unità di oggi: ecco perchè siamo "generattivi"

Il presidente Uisp fa il bilancio del Congresso nazionale: "E' venuto il momento di consolidare in una legge il valore "generattivo" dello sport"

"Sport per tutti, al centro c'è il 'noi' non i record": è questo il titolo dell'articolo scritto oggi da Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, per l'Unità. Sottotitolo dell'articolo: "E' venuto il momento di consolidare in una legge il valore "generattivo" dello sport. Non basta dirlo, occorre farlo".

Oggi più che mai, la parola sport non significa soltanto medaglie e record, significa soprattutto stili di vita attivi, salute, educazione  e integrazione. Aumentano le persone che praticano sport con una certa continuità e diventano il 25,1% della popolazione, ce lo dice l’Istat. Ma aumentano anche i sedentari, che si collocano al 39,2%. Il valore sociale dello sport parla soprattutto a questi inattivi e a coloro che praticano attività motorie in maniera saltuaria, i tre quarti della popolazione italiana. In questo 75% di cittadini si concentrano le responsabilità dell’assenza di politiche pubbliche per il movimento, la salute e il benessere delle persone, a tutte le età.


Per questo è venuto il momento di consolidare in una legge il valore generattivo dello sport. Non basta dirlo: occorre farlo. Dal Congresso nazionale Uisp appena concluso a Montesilvano emerge questa necessità, per la prima volta condivisa anche dal Coni.  Giovanni Malagò, presidente dell’ente olimpico italiano, si è detto d'accordo. Una legge che parta dall'insieme del mondo sportivo, da quello di prestazione a quello sociale e per tutti, e arrivi al Parlamento e al governo.


L’espandersi del fenomeno sportivo in tutte le sue valenze sociali, culturali e relazionali ci dice che questo movimento di volontari e operatori del territorio non promuove solo attività sportiva in senso stretto ma produce socialità, inclusione, rigenerazione, antirazzismo, cultura delle differenze, convivenza, occasioni di salute e benessere.

Mettere al centro la persona e non la prestazione vuol dire promuovere una cultura motoria e sportiva che possa essere generattiva di valori e pratiche che si pongono il raggiungimento di obiettivi di civiltà. Non solo: sport sociale e per tutti motore di partecipazione e di regole antidiscriminazione.
Di fronte ad una politica debole, spesso spaesata di fronte alle crisi della globalizzazione e delle migrazioni, la società civile si autorganizza e inventa risposte, si mette in movimento. E’ il protagonismo dei corpi intermedi, la rinnovata soggettività dell’associazionsimo e dei cittadini. L’Uisp è tra le più grandi organizzazioni sociali del nostro Paese, con 1.333.924 iscritti.

Farne parte significa esercitare la democrazia e la partecipazione, abitare il territorio, sottrarlo al degrado delle mafie e dell’illegalità. Ce lo ha ricordato don Luigi Ciotti, presidente di Libera: il “noi” deve vincere. I movimenti non basta che partano dal basso, devono partire da dentro di “noi”. Servono consapevolezza e responsabilità.  Vogliamo una vera città del “noi”. Dobbiamo saper rimettere i diritti al centro della nostra azione. La responsabilità è di chi li attacca ma anche di chi li difende troppo debolmente. Lo sport è assunzione di responsabilità: abbiamo visto persone cambiare vita e ritrovare senso grazie allo sport.

La ministra all'istruzione Valeria Fedeli, è intervenuta al Congresso Uisp riconoscendo allo sport un alto valore educativo e per questo “pretendendo” precisi impegni antidiscriminazione all’interno del mondo sportivo: possibile che tra le 25 Federazioni sportive e discipline associate che hanno rinnovato recentemente i presidenti, non ci sia nemmeno una donna? Ce lo chiediamo anche noi dell’Uisp e chiediamo pari opportunità e pari diritti per il mondo femminile, tra le atlete e le dirigenti. L’Uisp della Carta dei diritti delle donne nello sport sta sperimentando questa strada: quattro nostre presidenti regionali elette in questa tornata congressuale sono donne, così come la presidente del Consiglio nazionale Manuela Claysset. Cominciamo a dare risposte, ma anche noi dobbiamo migliorare.

L’Uisp chiede la riforma dello sport, pratica la responsabilità e la consapevolezza, sperimenta la non discriminazione. Nel mondo sportivo, nel rapporto con le istituzioni e all’interno del terzo settore. E chiede lo stesso rigore al sistema politico e al sistema sportivo. L'Uisp proseguirà il proprio impegno per la trasparenza e la valutazione dei risultati raggiunti, all'interno del Coni. Anche perché il perimetro degli attuali 15 Enti di promozione sportiva riconosciuti dall’ente olimpico va verificato costantemente e, ove necessario, bonificato.
Siamo una cittadinanza costantemente attiva dentro le reti sociali, nel Forum del Terzo Settore, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni. I cittadini che avviciniamo alla partecipazione e alle istituzioni chiedono cittadinanza, chiedono una vera legge di riforma.

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