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L'evoluzione del sogno americano: l'orgoglio di indossare un velo

Grazie alla passione per la scherma, Ibtihaj Muhammad è diventata la prima donna musulmana a competere per gli Stati Uniti d'America

 

Cosa significa crescere in una società che impone canoni ben precisi, facendoci credere di non essere abbastanza belli o abbastanza bianchi? Ce lo spiega la schermitrice Ibtihaj Muhammad, prima donna musulmana a competere internazionalmente per gli Stati Uniti, vincendo cinque medaglie ai campionati mondiali: una d’oro, le altre di bronzo.

Cresciuta a Maplewood, New Jersey, si è fatta strada lottando contro i pregiudizi a cui molti musulmani, soprattutto a seguito dell’evento drammatico dell’11 settembre, sono purtroppo sottoposti; nel 2001 Ibtihaj Muhammad aveva 15 anni e all’improvviso la sua fede, vista come una minaccia, è diventata un’esperienza pubblica. Durante l’adolescenza ha cominciato ad appassionarsi alla scherma, sport tradizionalmente riservato all’élite, ma che grazie al suo talento e alla sua determinazione ha saputo conquistare e padroneggiare. La scherma, connessa al sogno olimpico, ha per lei rappresentato un’opportunità per agire e per rendere a tutti impossibile ignorare una donna musulmana americana di colore. Nominata una delle 100 persone più influenti dal TIME, Ibtihaj Muhammad è diventata la prima atleta a gareggiare in hijab per il Team USA.

Nel 2018 usciva il suo libro, "Proud: my fight for an unlikely american dream", dove venivano fuori tutte le difficoltà che Muhammad ha dovuto affrontare nella sua vita, come donna, come persona nera, come minoranza religiosa. La scrittura è qui utilizzata come una terapia, un modo per portare alla luce ciò che ha condotto la campionessa a riscattare sé stessa da una vita di emarginazione sociale. Ibtihaj Muhammad si mostra con estrema naturalezza nella sua più completa vulnerabilità: è impossibile rimanere indifferenti di fronte ad un insulto e non si è mai abbastanza forti per ignorare i pregiudizi. La depressione, argomento tabù nelle comunità nere e musulmane (ma anche all’interno dello stesso mondo sportivo), fa capolino nella sua vita e solo attraverso un periodo di maturazione e presa di coscienza, in primis identificando le proprie fragilità, la campionessa è riuscita a combattere un male che sembrava divorarla.

Proud è importante perché crea precedenti: come Ibtihaj Muhammad si è sentita motivata quando da piccola vedeva Serena e Venus Williams giocare nei campi da tennis più prestigiosi al mondo, come dice alla giornalista Aishwarya Kumar (ESPN.com), così una bambina potrebbe lasciarsi ispirare dalla determinazione di Muhammed per diventare la prossima atleta a gareggiare in hijab, o semplicemente per non sentirsi più sola. Essere fieri di sé stessi è il primo passo per essere felici: “So quanto può essere difficile crescere in una società che cerca di dirti che non sei abbastanza bella, abbastanza magra, abbastanza bianca, gli occhi non sono abbastanza blu, i capelli non sono abbastanza biondi. È importante insegnare alle giovani ragazze a credere di essere capaci e sufficienti, così come sono.”

Nel 2017 c’è stato il lancio della Barbie ispirata alla campionessa, la prima Barbie con il velo, che fa parte della linea Shero, ideata dall’azienda di giocattoli che propone alle bambine di oggi modelli di donne reali e portatrici di immagini positive, di successo e di affermazione femminile. (di Giulia Bruscani)

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