Nazionale

L'intervento di don Ciotti al Congresso nazionale Uisp

 

"Io rappresento un noi che vince, perché il cambiamento a cui aspiriamo ha bisogno di ciascuno di noi- ha detto don Ciotti - Rappresento un noi fatto di fatica, ma anche di dignità e di speranza. Io continuo a vivere con gli ultimi, guai se perdessi questo desiderio. Un noi che metta insieme tante cose, la cultura delle differenze, la convivenza, le occasioni di benessere, l'anti razzismo. Che promuova una cultura motoria e sportiva che abbia valori di civiltà. Qui mi ritrovo e voglio condividere progetti, sogni e speranza. Dobbiamo metterci in gioco con le istituzioni, con ruoli e competenze diverse, ma per raggiungere l'obiettivo".

"Il noi che vince è stare vicini a Gianluca Di Girolami, presidente Uisp Roma, perché dall'altra parte c'è la mafia, tutti l'hanno capito ormai, e la verità lentamente sta venendo a galla. A Michele Di Gioia e a Scanzano Jonico, anche lì c'è il noi che vince, c'è una storia importante. E' importante costruire dal basso la città del noi, soprattutto deve essere costruita da dentro. Perché i movimenti non basta che nascano dal basso, ma devono partire dal dentro, dall'assunzione di consapevolezza e di responsabilità, che sono indivisibili, inseparabili. Il respiro di una città ha bisogno del respiro di tutte le sue componenti, che devono confrontarsi tra diversità che si fecondano reciprocamente. C'è bisogno di tutte le componenti per costruire la città del noi, una parola che ci hanno rubato, è una parola che ha perso valore perché è diventata una parola sulla bocca di troppi, usata da troppi abusivi e incantatori, che la usano come trampolini di obiettivi personali, parlando di noi, ma continuando a pensare io. Noi vogliamo la vera città del noi, le parole sono impegni, sono responsabilità, sono la via d'accesso alla verità, non uno strumento per bonificarla".

"L'analfabetismo di ritorno è un problema serio, o c'è una rivoluzione culturale o non ne usciamo. 4.600.000 persone che vivono la povertà assoluta, che fanno la fame, mentre si spendono 60 milioni al giorno di spese militari. Questo paese ha delle priorità, e queste priorità vanno affrontate, è arrivato il momento di affrontarle. Spesso si vive con gli altri, ma ci si sente soli, appartenenza e partecipazione sono valori da portare avanti. Di fronte all'olocausto dei nostri giorni serve un soprassalto di umanità, il ricordo dei tempi in cui i siriani eravamo noi e non solo nella ricca America: sono cambiati i volti e le storie, ma i bisogni e le speranze sono ancora gli stessi. Prima ancora di aiuti materiali c'è urgenza di umanità, non bisogna accogliere le persone, non solo, bisogna riconoscerle. Rimettere al centro i diritti, perché una società senza diritti diventa prima una giungla e poi un deserto: se oggi i diritti sono deboli è colpa non solo di chi li attacca, ma anche di chi li difende troppo debolmente. Già il nostro è un vivere nella complessità, aiutiamoci a rimanere umili, a non diventare specialisti della perplessità, prigionieri degli schemi senza coraggio di cambiare. Dobbiamo abitare questa stagione, questo tempo insieme, dobbiamo entrare nelle ragioni delle persone per elevarle, per costruire il nostro noi, perché accogliere e riconoscere gli altri vuol dire accogliere e riconoscere noi stessi".

" L'educazione è il primo e più importante investimento di una società che guarda al futuro, dalla famiglia, alla scuola, fino alla città educativa in cui entrano in gioco tutte le componenti ha concluso don Luigi Ciotti - La legalità non può essere un gruppo di principi astratti, ma un modo di prendere atto della realtà che ci circonda: la legalità non deve essere retorica, ma va bonificata. La legalità sia solo il mezzo per raggiungere il fine che è la giustizia, la giustizia sociale: non basta scrivere le leggi nei codici se prima non l'abbiamo scritta nelle nostre coscienze. Da 700 giorni aspettiamo la riforma delle prescrizione, ormai sono quasi due anni che non c'è la riforma per i beni confiscati. Libera non educa alla legalità, ma alla responsabilità".

"Papa Francesco graffia le coscienze indipendentemente dalle proprie idee. Come quando dice che c'è una sola e complessa crisi socio ambientale, perché il mondo è un ecosistema e non si può agire su una parte senza che gli altri non ne risentano. Parla di degrado sociale e di città invisibili, ogni approccio ecologico è anche un approccio sociale. L'etica non è un obiettivo tra gli altri, ma deve fare da sfondo a ogni scelta, l'etica sia una professione e sia alla base di ogni percorso. Aiutiamo il nostro paese a vivere una democrazia che non sia pallida come questa, ma che riporti al centro valori universali come dignità e libertà, di cui tutti devono godere. Lo sport può fare molto e il Coni deve essere d'aiuto, deve investire sulla realtà che si misurano con il sociale, perché la pratica sportiva è una meraviglia che può far rinascere la vita delle persone".

 

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