Nazionale

L'Uisp alla conferenza su sport e spazi urbani con l'associazione Krap

Sabato 8 febbraio si è tenuta una conferenza sul rapporto tra sport e spazi urbani. L’esperienza Uisp raccontata da Tommaso Iori

 

In occasione del progetto Urban life, cofinanziato dalla Comunità europea, che l'associazione sportiva Krap, affiliata Uisp, sta portando avanti dal 2019, si è tenuta una conferenza sul tema sport e spazi urbani, nella Sala consiliare delle Ca Vecie di Marano Vicentino, cui era presente anche Tommaso Iori, responsabile nazionale Uisp Politiche per l’impiantistica e i beni comuni.

Il progetto Urban life ha come obiettivo quello di creare una rete a livello europeo tra varie associazioni e condividere buone pratiche riguardo l’utilizzo di spazi urbani abbandonati per la pratica sportiva. Il progetto ha visto coinvolte diverse associazioni da varie nazioni: la Krap Asd (Italia), Asociata Tinerilor Cu Initiativa Civica – Atic (Romania), Urbana Mladez (Croazia), Asociacion Multideportiva Euexia (Spagna) e Association for Progress, Education and Lobbying (Macedonia). Lo scopo dell’incontro che si è tenuto in Veneto, aperto agli interessati e al pubblico, era quello di approfondire, con esperti del settore, diverse tematiche relative agli spazi urbani a partire da alcune domande: Come si possono usare gli spazi urbani per la pratica sportiva? Come stimolare le pubbliche amministrazioni a migliorare le politiche per l’accessibilità alle attività sportive? Come proporre alle pubbliche amministrazioni di supportare le azioni delle associazioni ed organizzazioni non profit nel settore dello sport?

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Tommaso Iori ha iniziato il suo intervento partendo dall’esperienza del Park Trento: “Il successo del progetto del Park Trento è frutto di alcune condizioni che avvengono solo in casi particolari: “C’era uno spazio che non era abbandonato in senso stretto, ma si stava degradando dal punto di vista strutturale ed era a rischio abbandono; un gruppo di ragazzi che quello spazio lo aveva a cuore e sognava di riqualificarlo, e infine un'amministrazione comunale che di recente aveva approvato un determinato regolamento. In quel momento specifico era stato lanciato un progetto finanziato dall’Anci che si chiamava Futura Trento attraverso cui i giovani di Trento hanno potuto proporre al Comune delle sfide per iniziare un percorso partecipativo. La chiave fondamentale è stata che il Comune ha accettato la sfida che i ragazzi hanno lanciato e da lì è iniziato un percorso”.

Il punto di partenza è stato molto semplice, ma allo stesso tempo rivoluzionario, il Comune infatti si è posto una domanda ben chiara: chi può progettare uno skate park meglio di chi lo skate park lo vive? “I ragazzi non sono stati contattati solo per averne cura dopo la riqualificazione – continua Iori - ma sono stati coinvolti nel processo di progettazione. Fin da subito si sono seduti al tavolo con i tecnici per progettare lo spazio nel miglior modo possibile. L’esito è che, ad oggi, il parco di Trento è diventato uno degli skate park più belli del Nord Italia”.

Siamo quindi di fronte a un caso in cui si è ribaltato il classico luogo comune dove si pensa che fare progetti partecipativi richieda tempi molto lunghi. Lo Skate Park di Trento si è potuto inaugurare in meno di un anno e mezzo.

Il responsabile nazionale Uisp Politiche per l’impiantistica e i beni comuni si è soffermato sulla gestione del parco, che passa dai giovani stessi: “Una volta che lo skate park è stato realizzato, ci si è posti la domanda sul come gestirlo. Mantenerlo vivo, manutenuto e fruibile dalla comunità è un grande problema. Le stesse persone che hanno creato il parco insieme all’Uisp, che è stato il soggetto facilitatore di questo progetto, hanno firmato formalmente con il Comune di Trento un patto di collaborazione. Questo patto è lo strumento attuativo del regolamento dei Beni Comuni. L’elemento innovativo è che il patto di collaborazione è stato firmato dall’Uisp ma anche da un gruppo di cittadini informale, non costituito in associazione. Tutto ciò prevede impegni veri da entrambe le parti: questo è un luogo di tutti, un bene comune, e tale deve rimanere e la fruizione di questo spazio deve essere aperta a tutti. I ragazzi si sono impegnati, con questo patto, a mantenerlo pulito. Cosa hanno ricevuto in cambio? La possibilità di utilizzare gratuitamente per sette weekend all’anno quello spazio per organizzare contest e feste senza richiedere i classici permessi”.

Un ruolo significativo lo hanno avuto anche i genitori, in particolar modo le mamme, che, anziché protestare dall’assessore per imprevisti o possibili infortuni, si sono responsabilizzate e hanno deciso di far diventare la passione dei loro figli un contesto di attività più regolamentata creando un’associazione dilettantistica affiliata all’Uisp. Tutto questo è frutto della nuova mentalità che si è andata a formare fin dall’inizio del progetto, per cui tutti si sentono responsabili in prima persona delle cose da fare.

Tommaso Iori ha proseguito analizzando la differenza tra il classico impianto sportivo e lo Skate Park di Trento: “I ragazzi sono responsabili della pulizia dello spazio e se c’è qualche problema lo devono segnalare all’amministrazione. È come se fossero un sensore costante su un bene comune e questo permette appunto il mantenimento in piena efficienza del bene. La logica è ben diversa dal classico impianto sportivo. L’associazione a cui viene assegnato l’impianto è responsabile di tutto ciò che avviene all’interno, mentre qui la struttura è sempre aperta e a libera fruizione. Tengo a precisare che non è un’opzione alternativa alla tradizionale costruzione di impianti sportivi che è necessaria per le discipline sportive, soprattutto per quelle che hanno come fine la competizione. Questa è una valigetta di attrezzi che si sta arricchendo di strumenti per rispondere all’esigenza di creare città più belle, più vive, più a misura di movimento libero e per contrastare quello che in Italia è un grande problema, ovvero la sedentarietà”. Ciò che può migliorare è il rapporto di collaborazione tra cittadini e amministrazione che in questo momento non è sempre efficace. Un percorso sicuramente non facile, ma se vengono rotte le gabbie tradizionali questi processi potranno aumentare e dare sicuramente esiti positivi.

Le ultime battute della conferenza Urban life sono state dedicate al progetto nazionale Uisp Open Space per la valorizzazione dello spazio pubblico con finalità di riattivazione sociale e contrasto all’emarginazione giovanile: “A Matera l’esito del progetto Open Space, che aveva al centro il coinvolgimento dei giovani per la rigenerazione degli spazi urbani, è stato il campo di basket. In questo caso sono stati coinvolti due artisti per rimettere a nuovo un vecchio campo di basket inutilizzato e rimetterlo a disposizione della città, ma con un’interpretazione artistica. Sono certo che questo non sarà un luogo dove semplicemente si farà sport, ma tutto il quartiere ne beneficerà. Questi interventi si attuano in periferia dove i problemi sociali sono più forti. Riportare alla cittadinanza l’utilizzo pubblico di luoghi sportivi crea un indotto positivo non solamente per chi pratica lo sport”.

Iori ha chiuso il suo intervento riportando un altro esempio di Trento: “Un patto di collaborazione è stato utilizzato di recente su un campo di calcio che aveva il problema di convivenza tra vicini. Il Comune aveva due opzioni: chiuderlo o tenerlo aperto a determinate condizioni. Ha scelto questa seconda strada, firmando un patto di collaborazione, escludendo volontariamente le associazioni sportive, e coinvolgendo un’associazione di promozione sociale, una cooperativa che si occupa dei bambini del quartiere e i cittadini del quartiere. Questi vanno ad aprirlo la mattina e lo chiudono la sera, in modo tale che rimanga aperto per una libera fruizione ma negli orari serali viene chiuso. In questo caso il patto di collaborazione è su un luogo dello sport ma viene gestito da persone che non praticano lo sport perchè hanno un interesse su quel bene essendo i cittadini di quel quartiere”. (Sergio Pannocchia)

 

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