Nazionale

Maria Grazia Pinna: la prima arbitra donna in campo è stata dell'Uisp

Quarantuno anni fa scendeva in campo la prima arbitra donna, formata e cresciuta nell'Uisp. Pinna è stata intervistata da FanPage e La nuova Sardegna

 

Nel febbraio del 1979 Maria Grazia Pinna, all’epoca 36enne vedova con due figli originaria della Sardegna ma toscana d’adozione, ha fatto l’esordio da arbitro in una partita di calcio: è la prima donna in Italia ad indossare la divisa nera. “Ho dovuto scontrarmi con molti pregiudizi - racconta a Fanpage.it - Sono contenta che oggi ci siano altre donne arbitro riconosciute a livello internazionale. Forse un po’ è anche merito mio”.

In effetti negli ultimi anni ci sono sempre più arbitri donne nel calcio maschile: Stéphanie Frappart è entrata nella storia diventando la prima donna ad arbitrare una partita di UEFA Champions League, ma non è l'unica ad abbattere le barriere tra i sessi. Come lei, quest'anno l'ucraina Kateryna Monzul ha arbitrato sia in UEFA Nations League che nella fase a gironi di UEFA Europa League, mentre la partita del 3 dicembre tra Gent e Liberec, sempre diretta da lei, è stata la prima organizzata dalla UEFA in cui una donna è stata affiancata da due assistenti di sesso femminile, Oleksandra Ardasheva e Maryna Striletska.

Pinna è stata intervistata nei giorni scorsi anche da La Nuova Sardegna, che le ha chiesto: "Un’arbitra è meglio di un arbitro?" "Le donne fanno la differenza, anche in campo - risponde Maria Grazia - Non siamo né mamme né poliziotte e siamo sempre pronte al dialogo con i calciatori. Quando ho visto la Frappart in tv ho fatto un tuffo nel passato, mi sono rivista in lei, in quel gesto tutto femminile di prendere il fischietto in mano. È stata brava, molto più brava di un uomo, non avevo dubbi che la Juve e la Dinamo Kiev fossero in buone mani. Ora mi auguro che la Frappart non resti un caso isolato e che magari possa essere d’esempio per le ragazzine, anche in Italia. Sarebbe ora di vedere una donna arbitrare nella nostra serie A. Anche se col maschilismo che c’è nel nostro paese credo che dovremo aspettare ancora a lungo". Per leggere l'articolo integrale clicca qui

Maria Grazia Pinna è stata fra le protagoniste del documentario realizzato dall'Uisp in occasione del settantesimo anniversario della fondazione, nel 2018. "Capitane Coraggiose, la storia dell'Uisp raccontata dalle donne", è il video che raccoglie le interviste a Franca Caiani, Margherita Biagini, Ansalda Siroli, Teresa Vitale, Luigia Introini, Mariagrazia Pinna e Gigliola Venturini.

Durante l'intervista all'arbitra Uisp, realizzammo un video dedicato a quell'incontro, in cui Maria Grazia racconta la sua esperienza, mostrando anche fotografie originale e ricordi delle sue prime partite di calcio ufficiali. GUARDA IL VIDEO

"Tutto è cominciato con l'ennesimo torneo fra bar di quartiere - si legge nell'articolo di FanPage - Quello gestito dall'allora trentacinquenne ex commessa della Rinascente a Cagliari che, a dire di Maria Grazia, aveva una squadra presa spesso di mira dalle giacchette nere. "A un certo punto mi sono arrabbiata e ho detto: va bene, divento arbitro". La notizia del suo corso di formazione alla Uisp, Unione Italiana Sport Per tutti, una delle più grandi associazioni italiane di sport amatoriale, arriva ben presto all'orecchio di alcuni giornalisti della zona. E così, quando alla periferia di Firenze è scesa per la prima volta in campo per l'esordio, "c'erano almeno 200 giornalisti da tutta Italia". L'attenzione mediatica sulla prima donna arbitro si fa alta fin da subito. Non mancano nemmeno le critiche, le allusioni e persino i soprannomi. L'arbitro col rossetto, col fondo tinta, ma Maria Grazia non se la prende mai. Anzi, sorride e si diverte. Anche perchè era tutto vero, ammette. "Ero col fondo tinta, i braccialetti, il rossetto, i pantaloni cortissimi. Andavo in campo da donna", rivendica.

"Anche gli insulti dagli spalti non sono mai mancati, così come le battutine alle quali Maria Grazia ha ogni volta saputo rispondere a tono, nonostante qualche lavata di testa dei commissari, ai quali toccava ricordarle di non dover replicare alle provocazioni del pubblico. Che poi, ricorda l'ex arbitro Uisp, era quello il vero problema. Altro che i calciatori. "Erano educati, sorridevano, erano contenti quando arbitravo io - sottolinea - L'ho fatto per oltre dieci anni, dirigendo tantissime partite. Anche perchè ad un certo punto volevano sempre me. Ed io l'ho fatto sempre con grande passione. Non ho nessun brutto ricordo di quella esperienza". 

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