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"Movimenti coraggiosi": le sfide Uisp della nuova stagione

Vi anticipiamo l'editoriale di Vincenzo Manco che aprirà il Vademecum Uisp 2019-2020: lo sport sociale è cultura, cittadinanza, terzo settore

 

Movimenti Coraggiosi: perchè l'Uisp ha scelto questo slogan per la prossima stagione sportiva? E ancora: quali sono gli obiettivi e le sfide più importanti che sono di fronte alla più grande associazione di promozione sportiva e sociale del nostro Paese? Risponde Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, nell'editoriale che aprirà il Vademecum Uisp 2019-2020 che sarà in distribuzione dall'inizio di settembre, con l'avvio della campagna di adesione e di affiliazione per la nuova stagione sportiva. 

Il movimento e la pratica sportiva liberano il corpo, che non è solo lo strumento per esprimere al meglio il gesto tecnico di una disciplina sportiva, bensì l’elemento che ricostruisce il senso di una collettività, che agisce nel rapporto con i beni pubblici, con la strada, la piazza, le periferie. Soltanto così la parola sport diventa più ricca di significati: lievito di comunità, gioco, divertimento, creatività, cittadinanza attiva. Che sempre di più riguarda tutti e tutte, senza alcuna differenza di genere, senza pregiudizi né discriminazioni.

In questa nuova grammatica del vivere civile si inserisce lo slogan che abbiamo scelto per la stagione sportiva 2019-2020: Movimenti Coraggiosi. Siamo un’associazione di promozione sportiva e sociale, che storicamente è una colonna portante del sistema sportivo italiano e allo stesso tempo guardiamo alle opportunità che si aprono nel terzo settore, perché il valore sociale dello sport si è finalmente fatto strada. Anche grazie all’azione costante e capillare dell’Uisp, possiamo affermare che lo sport è Terzo settore. Oggi, per l’Uisp, la nuova sfida è quella di consolidare in modo fattivo una vera dimensione nazionale, in un rapporto circolare tra centro e periferia, tra nazionale e territorio. Non c’è vera associazione nazionale se tutti non si sentono e non vivono la partecipazione con un senso di responsabilità collettiva, a prescindere dal ruolo ricoperto. Siamo tutti chiamati a trovare forme che garantiscano pari opportunità di sviluppo.

Nonostante la concorrenza sleale di alcuni Enti di Promozione Sportiva e la crisi economica e sociale, il tesseramento Uisp si è consolidato e radicato. Abbiamo unito idealità e concretezza, questa è la nostra forza. Abbinata ad una visione di un mondo giusto, equo, solidale, inclusivo.

Dobbiamo assumerci la responsabilità e il piacere di rappresentare tutte le nostre basi associative, coinvolgendo i nostri soci nel cammino che abbiamo ancora da fare. Con un rinnovato ruolo pedagogico e il riferimento costante ai valori costituzionali.

Lo diciamo con orgoglio: siamo consapevoli di agire come bene collettivo a disposizione del Paese, per risvegliare le coscienze ed essere un nuovo lievito per la crescita dello sport per tutti e del terzo settore italiano. Lo sport non è solo esercizio fisico, competizione, dilettantismo o professionismo; non è solo sistema sportivo. Lo sport è cultura e cittadinanza.

Siamo tra quanti dicono che di fronte alle disuguaglianze crescenti c’è bisogno di un nuovo umanesimo capace di riconnettere forme di infrastrutturazione sociale per promuovere solidarietà ed inclusione, animazione culturale, nuovi diritti, partecipazione e coesione. Proposte radicali di giustizia sociale che siano in grado di redistribuire ricchezza per lungo tempo, negli ultimi anni soprattutto, concentratasi nelle mani di pochi. Per fare ciò è necessario alimentare il senso di appartenenza delle persone ed il loro fecondo coinvolgimento nella comunità. E una sfida chiara per il futuro dell’Europa, i riferimenti sono: il Pilastro Europeo dei diritti sociali e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Ovvero: pari opportunità tra cittadini europei, condizioni di lavoro equo, protezione sociale e inclusione, uguaglianza e proposte per la giustizia sociale.

Di fronte a questo scenario, particolarmente inedito dal dopoguerra ad oggi, assolutamente nuovo nel rapporto con la nostra stessa storia associativa, vogliamo trovare le forme di un rinnovato protagonismo e della soggettività Uisp, della nostra capacità di promuovere tessiture sociali che devono necessariamente assumere una dimensione europea ed internazionale. Noi possiamo essere tra coloro che producono l’alimento necessario alla democrazia per restituirle il potere di guidare e di non subire il futuro.

E l’occasione ci è stata offerta proprio dal percorso, per noi spesso accidentato, che ha caratterizzato la riforma del terzo settore. Il filo rosso che ha legato l’impegno dell’Uisp dal 2013 ad oggi è quello di immaginare l’orizzonte di un’associazione aperta, riformata e riformista.

Con riferimento al bisogno di ricostruire un’etica dell’esempio che desse chiaro il segnale fuori e dentro di noi, con la responsabilità di chi deve individuare strade e modelli organizzativi attraverso una profonda riflessione sul sistema dei valori che ancora oggi costituiscono il cuore della nostra mission.

La riforma del terzo settore ha aperto ulteriori nuovi scenari rispetto ai quali l’Uisp è stata capace di reagire allo spaesamento iniziale, presidiando costantemente tutti i tavoli istituzionali, quelli del sistema sportivo e del terzo settore.

Assumendo comportamenti di totale correttezza nei confronti dei vari soggetti, esprimendo la nostra autonomia di pensiero e continuando caparbiamente a perseguire l’obiettivo di predisporre le condizioni per mantenere il riconoscimento di Associazione di Promozione Sociale, con la nuova qualifica di Rete Associativa Nazionale e parimenti quello di Ente di Promozione Sportiva da parte del Coni, avendo recepito le normative della nuova legislazione di riferimento.

Il futuro è più vicino: lo sport per tutti è terzo settore! La riforma del terzo settore ci consente di essere parte di un mondo che passa da un regime concessorio ad un pieno riconoscimento giuridico.

Questo è il punto centrale che, dopo la prima fase di negoziazione della riforma, ci ha spinti a leggerne le opportunità, nonostante ci sia ancora bisogno di qualche intervento interpretativo su alcune questioni specifiche che stiamo seguendo con il Forum del Terzo Settore.

Nella sostanza: per prima cosa la riforma disegna un perimetro. La definizione di terzo settore è fondamentale perché non basterà più essere non profit ma occorrerà avere anche finalità civiche, solidaristiche, di utilità sociale e attuare il principio di sussidiarietà.

Viene ancora riconosciuto che il terzo settore si basa in primis sulla partecipazione volontaria, libera, autonoma e spontanea dei cittadini. Il primo prodotto, pertanto, di un ente di terzo settore, è la creazione di capitale sociale, di fiducia, di coesione sociale.

Movimenti Coraggiosi significa tutto questo. Ci prepariamo alla nuova fase con orgoglio perché in questi anni abbiamo affrontato con coraggio una riforma interna, per archiviare e semplificare il vecchio modello organizzativo. Siamo stati anticipatori, buoni profeti del cambiamento e ciò ha permesso di registrare un vantaggio competitivo nel rapporto con le novità legislative. Ci siamo allenati, abbiamo messo fieno in cascina, lavorato pancia a terra, tutte e tutti.

In questa nuova dimensione diventa ancora più agevole affermare che lo sport è cultura e cittadinanza. La prima funzione che svolgono l’attività motoria, il movimento, e la pratica sportiva è quella di produrre una frattura con la sedentarietà, mettendo in circolo sentimenti e pensieri positivi, favorendo relazioni con altri corpi, socialità, conoscenza e incontro con persone che provengono da altre culture. Una nuova cultura sportiva, pertanto, considera lo sport come movimento che contribuisce ad un nuovo welfare generativo e realizza sussidiarietà orizzontale: benessere, solidarietà, salute, sostenibilità, rigenerazione e sviluppo del territorio, diritti e partecipazione democratica. Vuol dire mettere al centro la persona in ogni età della propria esistenza e attribuire allo sport pari dignità rispetto alle altre politiche pubbliche.

Così il Forum del Terzo settore, il Comitato Olimpico, il Forum Disuguaglianze Diversità, l’Asvis-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, le altre reti nelle quali esprimiamo la nostra rappresentanza, nonché lo stesso rapporto con alcune aziende che sono impegnate sulla responsabilità sociale, con marchi etici, nell’economia circolare, diventano per noi luoghi di scambio, di contaminazione, di arricchimento e crescita. Che auspichiamo possano anche determinare la diffusione di una maggiore conoscenza del valore sociale dello sport.

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Attività, formazione, progettazione, società sportive ed impiantistica: queste le sfide che abbiamo lanciato all’indomani del Congresso nazionale del 2017. Promuovere una nuova cultura sportiva vuol dire creare le condizioni per far diventare l’attività motoria un vero e proprio progetto legato alla qualità della vita delle persone. Al pari di tutti gli altri diritti di cittadinanza. L’Uisp vuole contribuire anche a rendere sostanziale il dettato dell’articolo 118 della Costituzione relativo alla sussidiarietà tra istituzioni e società civile rispetto alla coprogrammazione e alla coprogettazione delle politiche pubbliche, così come previsto dagli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore.

Movimenti Coraggiosi, significa che siamo sulla buona strada!

 

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