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Razzismo e discriminazioni: quando lo sport non si gira dall'altra parte

Evento finale del progetto Eyess con gli interventi di Loukarelis, Daffe, Pregliasco, Kirkeby, Pesce. Manco: "Siamo cittadini sempre, in campo e fuori"

 

“Nessuno nasce razzista, lo si diventa negli ambienti in cui cresci". Parole come pietre quelle di Oumar Daffe, portiere senegalese di calcio, venuto in Italia con l’aspettativa di un contratto in serie A, spezzata sul nascere dalla legge Bossi-Fini. Poi, dalla Bagnolese, nell’Eccellenza, noto per aver abbandonato il campo a causa dei buu antirazzisti: “Quello che fa più male è l’omertà e il far finta di nulla da parte di chi assiste a questi episodi”. Si è aperto con la testimonianza di Daffe, oggi all’Ufficio antidiscriminazioni e responsabilità sociale della Lega calcio di serie A, l'evento finale del progetto EYESS-European Youth Engaging in Solidarity and Sport, di cui l’Uisp è capofila. Già, perché antirazzismo non basta dirlo. Nel corso dell’evento, trasmesso in diretta sulle pagine Facebook del progetto Eyess e di Uisp Nazionale, si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti di cinque Paesi europei partner del progetto, sulle prospettive dello sport come strumento di inclusione, cercando di mettere in rete le buone pratiche promosse dall’Uisp, come i Mondiali Antirazzisti.

“Di fonte a storie come quella di Daffe e a mille altre, non possiamo permetterci di girarci dall’altra parte – ha detto Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – Siamo cittadini sempre, sia quando pratichiamo un’attività sportiva, sia nella vita quotidiana: questa è la nostra visione di sport. Non immaginiamo lo sport come un mondo a parte ma come un pezzo di società. A maggior ragione in questo periodo di emergenza Covid, che sta allargando le disuguaglianze economiche e sociali. La nostra idea di sport è inclusiva e ci pone in ogni momento la necessità di costruire relazioni, accoglienza e intercultura, nei fatti non a parole. La nostra idea di antirazzismo non può prescindere dalla nostra idea di pratica sportiva. L’Uisp non è un cerotto sociale, la nostra proposta associativa è un modello per lo sviluppo di una società inclusiva e dell’accoglienza.E’ importante che ogni soggetto sportivo faccia nei fatti la sua parte. Per questo collaboreremo con le Federazioni sportive che sono più avanti su questo terreno”.

GUARDA IL VIDEO DEL TALK SHOW 1 - "Lo sport per l’inclusione sociale dei migranti, dallo sport di base allo sport professionistico"

“Essere per l’Uisp promozione sportiva e promozione sociale significa proprio questo – ha detto ancora Manco -  portare cambiamento in un sistema sportivo che, nel complesso, appare isolato, chiuso in se stesso. Cambiamento significa aprirlo e riformarlo, collegarlo alla società e capovolgerlo, come diciamo nel nostro slogan. Ovvero, dare importanza alle esperienze dal basso, intrecciare lo sport con le politiche pubbliche locali: solo così possiamo davvero contribuire ad un salto nella cultura antirazzista del nostro Paese. Anche per questo abbiamo deciso di moltiplicare sul territorio l’esperienza dei Mondiali Antirazzisti e di diffondere capillarmente il suo messaggio e le sue modalità organizzative, attraverso una rete di attività e manifestazioni che stiamo mettendo in rete come Almanacco delle iniziative antirazziste Uisp”.

Daniela De Angelis, coordinatrice Settore Responsabilità Sociale della Federazione Italiana Rugby ha presentato il progetto "Migranti" della Fir che prevede la concessione di deroghe ai giocatori richiedenti asilo. Questa norma consente loro di scendere in campo indipendentemente dalle regole federali che limitano la presenza di rugbisti stranieri nelle squadre.

Alle parole di Manco hanno fatto eco quelle di Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che, insieme a Uisp e Lunaria, ha dato vita all’Osservatorio contro le discriminazioni nello sport: “Ringrazio e faccio i complimenti al progetto Eyess perché sta producendo risultati concreti e positivi – ha detto – Noi come Unar crediamo che lo sport, insieme a scuola e famiglia,  sia una palestra di vita, soprattutto per i giovani. E’ un luogo fondamentale per la crescita personale e le istituzioni devono fornire tutto ciò che è necessario per favorire questo percorso. Perché la fiducia sia alla base di questo rapporto tra giovani e sport. Questo significa che le persone che si avvicinano ad attività sportive come quelle dell’Uisp sanno che nelle attività che svolgeranno non ci saranno discriminazioni. Anzi, verrà valorizzata la loro diversità e ci sarà rispetto generalizzato, accoglienza e serenità nell’accedervi”.

“Nella realtà italiana – ha concluso Loukarelis – i casi di discriminazione razziale, violenza verbale o fisica sono molto diffusi. Temiamo un loro peggioramento dopo il lockdown. Per questo l’Osservatorio deve saper intervenire su più livelli, da quello dello sport del territorio a quello del mainstreaming, dalla formazione alla comunicazione, cercando alleanze con vari soggetti e con le Federazioni sportive, alle quali abbiamo chiesto come prima cosa, un referente da contattare in caso di episodi di discriminazione”.

GUARDA IL VIDEO DEI TALK SHOW 2 E 3 – "Sport e inclusione sociale: testimonianze" e "Il ruolo delle istituzioni e delle università nella promozione dello sport come strumento di inclusione sociale"

Mogens Kirkeby, presidente ISCA è intervenuto nel talk show sull’impatto della pandemia nelle attività di sport sociale: “Occorre ripensare le nostre attività, portarle all’aria aperta e fare in modo che lo sportpertutti sia nelle agende delle politiche pubbliche europee e dei singoli Stati membri”. Per leggere l'intervento di Kirkeby sul post pandemia clicca qui

GUARDA IL VIDEO DEL TALK SHOW 4 - "L’impatto della pandemia Covid-19 sulle attività sportive di inclusione sociale"

Fabrizio Pregliasco, epidemiologo e presidente Anpas: "Proprio in questo periodo di difficoltà pandemica e di restrizioni l'importanza dell'attività fisica è emersa con forza. Il Covid ci ha fatto scoprire con forza l'importanza della prevenzione e della promozione della salute attraverso lo sport. Soprattutto di un tipo di attività fisica che va adattata alle potenzialità di tutte le persone, di ogni condizione, in modo da essere alla portata di tutti. Il farmaco risolve problemi in modo immediato. La prevenzione presuppone continuità, impegno quotidiano, deve iniziare sin dalla giovane età. Si tratta di una visione di sport e di stili di vita che l'Uisp ed altre associazioni  portano avanti in modo corretto, insieme alla capacità di stare insieme, di promuovere movimenti armonici e corretta alimentazione. Sedentarietà, cattive abitudini alimentari e fumo sono i killer del futuro. Gli antidoti più efficaci sono l'attività fisica adattata, l'aggregazione sociale e modalità associative promosse da realtà organizzate come quelle del terzo settore".

A proposito degli effetti della pandemia, Tiziano Pesce, vicepresidente nazionale Uisp, ha illustrato le conseguenze estremamente negative sullo sport sociale e di base: "Si tratta di uno dei settori settori più colpiti, che ha fatto emergere, proprio durante questa crisi, tutta la sua forza e il suo essere indispensabile in una società come la nostra. Proprio per questo le nostre tesi chiedono di essere consolidate all'interno di un nuovo disegno istituzionale: c'è bisogno di un nuovo quadro normativo e di riequilibrare l'intero comparto sportivo, di riformarlo e di dare pari dignità e pari risorse allo sport sociale e per tutti. Oggi non è così. Per questo condivido e amplifico l'allarme del presidente Isca, Mogens Kirkeby: se è grave che lo sport non sia più nell'agenda politica europea, è ancor più grave che in Italia non ci sia mai stato".

"Dobbiamo saper insistere nell'affermare il valore sociale dello sport e chiedere interventi concreti a più livelli, nei confronti del governo, delle Regioni e delle istituzioni di prossimità come i Comuni - ha proseguito Pesce - C'è un rapporto stretto tra sport e promozione della salute: c'è bisogno di un definitivo riconoscimento giuridico. Tuttavia, in questo difficile momento di crisi, non sono mancati interventi del governo che abbiamo sollecitato e sostenuto, come nel caso del riconoscimento del lavoro sportivo: occorre dare continuità ai cosiddetti ristori per gli operatori sportivi e per l'intero comparto, visto che con la crisi di governo si sono fermati. Auspichiamo che nel prossimo Dpcm ci sia un'attenzione particolare alla riapertura delle palestre e degli impianti".

In conclusione, Salvatore Farina, responsabile progettazione Uisp e Carlo Balestri, responsabile Politiche internazionali Uisp, hanno sottolineato i risvolti positivi del progetto, in ambito organizzativo: la rete internazionale e le partnership sono rafforzate, le modalità organizzative di eventi come i Mondiali Antirazzisti stanno diventando patrimonio comune in Europa, singoli aspetti come la gestione dei conflitti o il saper far fronte ad emergenze ed imprevisti tipici di iniziative interculturali di questo tipo sono un passo in avanti per le organizzazioni di sport sociale e per tutti e per i vari partner europei e nazionali.

All'evento finale sono intervenuti: Layla Mousa, coordinatrice progetto EYESS; Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp; Daniela De Angelis, coordinatrice Settore Responsabilità Sociale della Federazione Italiana Rugby; Saidou Oumar Daffe, Lega Serie A, Ufficio Antidiscriminazioni e responsabilità sociale; Daniela Conti, Uisp; Kevin Di Martino, Antonella Di Lisio, Mauro Sciulli, Loredana La Civita, Nikola Sarlitz, Sayed Mustafa Reza, Alì Sohna; Bruna Di Giannantonio, Gian G. Koss, Riccardo Verrocchi, Cooperativa Horizon Service; Morten Andersson, Accademia di Educazione Fisica di Ollerup; Emmanouil Choustoulakis, Università del Peloponneso, dipartimento Sport Management; Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali; Mariann Bardocz-Bencsik, ricercatrice indipendente, Università di Educazione Fisica di Budapest; Luigi Dell’Orso, consiglio direttivo Sapienza Sport; Marta Giammaria, Uisp; Chiara Alonzo, Ares 2.0; Gianmarco Gianino, La Sapienza; Massimo Lanzetta, formatore Uisp; Carlo Balestri, responsabile Politiche internazionali, per la cooperazione e l'interculturalità Uisp; Shokat Ali Walizadeh, Verein Neuer Start Vienna; Piera Mastantuono, Carta di Roma; Grazia Naletto, Lunaria; Tiziano Pesce, vicepresidente nazionale Uisp; Mogens Kirkeby, presidente Isca – International Sport and Culture Association; Fabrizio Pregliasco, presidente Anpas Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze; Simone Menichetti, presidente Uisp Comitato Territoriale di Roma; Carlo Balestri, responsabile Politiche internazionali, per la cooperazione e l'interculturalità Uisp; Salvatore Farina, responsabile Progettazione Uisp.  (di Ivano Maiorella, ha collaborato Elena Fiorani)

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