Nazionale

Tiziano Pesce, "Uisp sempre avanti, c'è bisogno di tutti noi"

Pubblichiamo la nota integrale di Tiziano Pesce, vicepresidente nazionale Uisp, con un’analisi del difficilie momento per il Paese e lo sport del territorio

 

La Commissione verifica poteri nazionale Uisp ha accettato la candidatura di Tiziano Pesce, attuale vicepresidente nazionale Uisp, alla carica di presidente nazionale dell’associazione. La candidatura sarà sottoposta alla votazione dei delegati al XIX Congresso Nazionale che si svolgerà dal 12 al 14 marzo 2021.

Pubblichiamo la nota integrale diffusa oggi da Tiziano Pesce ai dirigenti dell'associazione:

Care e cari dirigenti, cara Uisp,

non avremmo mai potuto immaginare che il nostro percorso congressuale potesse avere una cornice così complessa come quella che si è venuta a determinare a causa della tremenda pandemia con la quale siamo costretti a convivere ormai da molti mesi.

Ciò nonostante, la crisi sanitaria, che in questi giorni torna a manifestare la propria recrudescenza, obbliga tutti noi ad assumere uno sguardo ancora più attento e profondo di come l’abbiamo avuto sino ad oggi.

La UISP, sin dal 1948, anno della sua fondazione, non si è mai sottratta dal fornire il proprio contributo all'analisi dei fenomeni politici e sociali, consapevole che lo sport per tutti, l'attività motoria, il bisogno di benessere che si avverte nelle nostre comunità, altro non sono che una delle tante forme attraverso cui ogni persona, di ogni età e genere, afferma la propria condizione ed esistenza nella società che la circonda e ne costruisce percorsi di vera e propria emancipazione.

Resta evidente pertanto che il nostro Paese, nello scenario europeo ed internazionale, di fronte alla crisi sanitaria che sta mostrando già pesanti ricadute economiche e sociali, paga una serie di contraddizioni, di ritardi, di scelte politiche ed economiche che non lo mettono alla pari di tanti altri.

L'Italia, alle porte di questa emergenza, si presentava con un tasso di crescita economica molto basso rispetto agli altri paesi europei e con un debito pubblico tra i più alti nel vecchio continente. Indici che negli ultimi anni avevano fatto emergere tutte le fragilità sociali, le disuguaglianze, la profonda disparità tra i diversi territori, le forti differenze di opportunità tra aree metropolitane e aree interne, salari bassi, lavoro precario, disoccupazione.

Non possiamo non tenere conto di tutto questo e se aggiungiamo anche il dato che ci dice che tutti gli interventi che il governo ha messo in campo circa le misure a sostegno delle varie categorie sono stati fatti in debito, non possiamo che prevedere che ciò potrà determinare nel prossimo futuro e in prospettiva un indebolimento della già precaria solidità finanziaria delle casse statali.

Tutto questo scenario, per quanto tracciato in modo assolutamente sintetico, diventa lo sfondo intorno al quale costruire la nostra proposta per realizzare un rinnovato protagonismo che porti la UISP, con la propria soggettività, a giocare un ruolo proattivo nel cambiamento strutturale di cui il Paese ha bisogno.

Per farlo dobbiamo essere anche noi capaci di “capovolgere il futuro”, di forzare l'orizzonte culturale prima ancora che politico, economico e sociale, che in tanti comparti del vivere civile si mostra ancora chiuso, arroccato a difesa di privilegi, rendite di posizione, che non hanno più ragione di essere.

La crisi sta mostrando ricadute pesanti, lo sport di base è indubbiamente uno dei settori maggiormente colpiti.

In questi mesi, la nostra forza e la capacità di interlocuzione politica ed istituzionale, le posizioni pubbliche che abbiamo assunto, ci hanno consentito di accrescere la credibilità, l'affidabilità e la reputazione della nostra associazione.

Abbiamo presidiato tutti i tavoli istituzionali, parlamento governo, sindacati, sistema sportivo, reti sociali, per fare massa critica, per amplificare l'efficacia della nostra azione; abbiamo rafforzato e costruito nuove alleanze e non ci siamo risparmiati nel cercare di fornire risposte tempestive, ottenere risorse e misure a sostegno, pur consapevoli quanto le stesse siano ancora insufficienti.

Siamo stati coloro che hanno permesso l'emersione dei "lavoratori invisibili dello sport", confezionando un emendamento nel Decreto "Cura Italia" che ha permesso di allargare il riconoscimento dell'indennità non solo ai collaboratori sportivi amministrativo-gestionali bensì agli istruttori, agli insegnanti, agli educatori sportivi.

Non dimentichiamocelo, è una grande conquista sociale assolutamente nostra.

Abbiamo quindi svolto contemporaneamente un ruolo di rappresentanza e “di sindacato”, sia nei confronti della rete associativa interna, sia soprattutto nel rapporto con i soci e le realtà sportive a noi affiliate.

Abbiamo fatto emergere una nuova centralità della promozione sportiva che si è sostanziata nel riconoscere la pari dignità tra gli organismi sportivi all'interno dei vari provvedimenti normativi che governo, parlamento e Sport e Salute hanno posto in essere.

Non ci siamo sottratti di fronte alla forte denuncia di scorrettezze, comportamenti surrettizi che i vari organismi sportivi, a volte, hanno posto in essere con l'intento di lucrare posizioni di vantaggio. Abbiamo sollecitato il bisogno di chiarire il linguaggio, la confusione lessicale creatasi attraverso decreti e circolari che hanno riguardato lo sport. Un lavoro collegiale allargato, condiviso e una fatica collettiva che tutta la UISP, ai vari livelli, ha saputo interpretare e mettere in campo.

Certo, siamo ancora lontani dall'avere piena soddisfazione rispetto alla nostra battaglia etica nei confronti di alcuni Organismi sportivi, in particolar modo di Enti di Promozione sportiva, ma i primi segnali di una inversione di tendenza, a partire dal terreno del riconoscimento delle risorse, sono arrivati chiari.

Abbiamo, quotidianamente, animato il dibattito pubblico e siamo stati capaci di garantire risposte, vicinanza e proposte di attività anche nella fase del lockdown della scorsa primavera, attraverso webinar, tutorial, consulenze, tra canali di comunicazione più tradizionali e reti social.

Comitati Territoriali, Regionali, Settori di Attività, tutti i vari responsabili e referenti della governance nazionale protagonisti ed orgogliosi all'interno delle singole comunità del territorio.

La nostra solidità ed il nostro radicamento territoriale sono emersi in modo chiaro e ciò è stato ben percepito, a differenza di un Coni che spesso invece è stato assente e lontano dai bisogni reali che è chiamato a rappresentare.

Il livello nazionale ha messo anche a disposizione del territorio risorse interne, per quello che ci era possibile fare, mantenendo una sicurezza minima per avere in equilibrio il bilancio. Lo abbiamo potuto fare perché negli ultimi anni abbiamo voluto dare un orientamento forte, sicuro e coerente nel rapporto con la sostenibilità delle nostre risorse complessive.

Scelta questa che ha permesso un importante assestamento del bilancio 2019-2020 e la predisposizione di un preventivo 2020-2021 in equilibrio che, alla luce delle recenti restrizioni, saremo però costretti a rivedere. Ciò a partire dai sacrifici di tutti coloro che hanno ruoli e incarichi nazionali come abbiamo già provveduto a fare.

Gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da interventi legislativi che hanno molto modificato il quadro di riferimento istituzionale. Il terzo settore è stato riconosciuto come un vero e proprio soggetto giuridico, superando la condizione puramente concessoria che aveva in precedenza. Sport e Salute SpA è stata inserita come nuovo braccio operativo dell’autorità di governo in materia di sport. E il quadro è in continua evoluzione, se aggiungiamo il fatto che la riforma del terzo settore non è ancora completata e che è in discussione il Testo Unico sul riordino del sistema sportivo.

Una situazione inedita che però noi abbiamo affrontato con grande convinzione ed efficacia di azione, rispondendo con l'Assemblea nazionale congressuale di Chianciano Terme del giugno 2019 che ci ha permesso di adeguare con coerenza il nostro statuto per continuare a mantenere il riconoscimento di Associazione di Promozione sociale e di Ente di Promozione sportiva. Una scelta resa più agevole, grazie al precedente lavoro fatto sulla nostra riforma interna del modello organizzativo che ha riguardato settori di attività e comitati.

È evidente che questi venti di cambiamento ci mettono di fronte a nuove sfide che noi stessi abbiamo auspicato da tempo. Non sono percorsi facili, ma noi siamo chiamati a praticarli perché la UISP è sempre stata protagonista nel disegnare il futuro del paese, dei rapporti di forza politici e sociali.

Ecco perché i temi dell'autocontrollo, della rendicontazione, della trasparenza, della reputazione, che ci impone la riforma legislativa del terzo settore, vanno letti in una chiave di coerenza delle battaglie che noi abbiamo sempre sostenuto, non come un peso, non come un fardello. Il nuovo destino può essere faticoso ma noi dobbiamo saperlo attraversare dando il nostro contributo come sempre è stato.

Stessa cosa per la riforma dello sport.

Dalla tarda primavera siamo impegnati in modo assiduo in un lavoro puntuale nel merito dell'articolato delle varie versioni che si sono succedute del Testo unico sul riordino del sistema sportivo. Abbiamo dato un'impostazione frutto della condivisione di una linea passata attraverso gli organismi dirigenti che chiede finalmente il riconoscimento del valore sociale dello sport, la separazione tra sport olimpico di alto livello, sport paralimpico e promozione sportiva.

Una promozione sportiva che deve ottenere il riconoscimento direttamente da parte del governo, delle politiche pubbliche quindi e non mediato dal sistema sportivo, per evitare di essere ancora considerati come gregari e non come protagonisti a pieno titolo dello sviluppo della pratica sportiva nel nostro paese.

Ancora, abbiamo chiesto pari dignità nella rappresentanza, risorse eque che vanno riequilibrate fortemente a favore della promozione sportiva e non più delle federazioni, riconoscimento del lavoro sportivo senza appesantire i costi a carico dell'associazionismo di base e dei singoli operatori, bensì con un congruo e sostanziale intervento dello stato per le tutele necessarie.

Siamo partiti da un condiviso giudizio critico verso il sistema sportivo complessivo, che ha bisogno di essere superato per liberare le energie positive e necessarie affinché si sani la grande anomalia ordinamentale tutta italiana e si diffonda la cultura dello sport, del benessere, dell'attività motoria come vero e proprio progetto di vita per tutti e per tutte e non ancora come tempo libero o semplice attività dopolavoristica.

Proprio in questi tempi complicati abbiamo visto il proliferare di petizioni, di organizzazioni, di comitati non meglio identificati che, con la pretesa di rappresentare lo sport, hanno provato ad affacciarsi per trovare legittimazione e lucrare sulle risorse messe in campo dal governo. Dobbiamo mantenere alta l'attenzione, il rischio di amplificare la confusione è enorme e non lo dobbiamo permettere. Per questo continuiamo a chiedere semplificazione, trasparenza, assunzione di responsabilità necessaria da parte delle varie autorità competenti, sanzioni al fine di non permettere ai “furbetti” di trovare forme arbitrarie per essere legittimati.

È ovvio che per essere noi all'altezza di questa complessità abbiamo bisogno sempre più di investire in conoscenza, in servizi, in consulenze, in percorsi di ricerca e reperimento di risorse, nei saperi, nelle trasformazioni, nelle opportunità, nell'ammodernamento costante del nostro agire, della nostra proposta, della nostra rete associativa, di ulteriori investimenti nell'innovazione tecnologica.

Nelle nostre discussioni recenti spesso ci siamo detti che "capovolgere il futuro" significa anche provare a leggere, nella tragedia e nelle difficoltà che stiamo vivendo, la pandemia come “un'opportunità”. Non è un paradosso. Dopo le grandi crisi, una riorganizzazione economica e sociale c'è sempre stata. È la storia che ce lo insegna. Proviamo allora ad essere noi protagonisti. Con le nostre specificità, attraverso l'affermazione del diritto al benessere, alla salute, alla socialità, contro ogni discriminazione, potremmo davvero contribuire attivamente a ridisegnare un futuro migliore, più equo e giusto, continuando a tenere lo sguardo alto verso l’Europa e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Certo, non possiamo che ripartire con grande realismo dalla sofferenza che stiamo registrando rispetto alle nostre attività, al lavoro e all’impegno, a tutti i livelli dell’Associazione e dei sodalizi affiliati, dei dipendenti, dei dirigenti, dei collaboratori, degli istruttori, dei tecnici, di tutti i volontari.

L’intera rete associativa sta facendo i conti con il proprio sostentamento, come l'intero Paese.

Per questo dovremo continuare, con la stessa intensità che ci ha caratterizzato fin dall'inizio, a chiedere al governo, al parlamento, alle regioni, alle amministrazioni locali, non solo gli interventi emergenziali per il relativo ristoro, bensì uno sguardo lungo ed una capacità di programmazione strutturale, anche e soprattutto per gli anni a venire, delle risorse necessarie per il rilancio e la ripartenza.

Proprio questa crisi ci chiede di accelerare sull'innovazione e la riorganizzazione delle attività, sul superamento dei nostri “provincialismi” che spesso ancora frenano la nostra creatività progettuale che andrebbe invece portata a sistema per renderla più efficace e per creare maggiori opportunità allo sviluppo dell’intero territorio.

In questi giorni tutto questo si sta rappresentando in maniera plastica. Le politiche associative, tutte, e la progettazione devono trovare il modo di amalgamare sempre più e spingere la sperimentazione, rappresentare ancor più opportunità di coesione e sviluppo dell'intero sistema associativo.

In questi quattro anni non abbiamo sicuramente realizzato tutti gli impegni congressuali, ma abbiamo senza dubbio creato le condizioni per fare uno scatto in avanti su ciò che è mancato, per essere un’associazione sempre più aperta, inclusiva e per esplorare pagine completamente nuove.

Alla fine di questo brutto periodo, nelle persone emergerà sicuramente un bisogno forte di movimento, di socialità, di attività motoria, di sport. Il corpo avvertirà la necessità di tornare protagonista, tornerà in città, nei luoghi pubblici, nelle strade, nelle piazze, non solo negli impianti sportivi.

Come accoglieremo e come risponderemo a questa forte domanda che ci arriverà?

Io credo con investimenti generativi che dovranno riguardare la riorganizzazione e la sostenibilità dei nostri comitati ai vari livelli, con un forte investimento nella formazione dei dirigenti, continuando il grande lavoro già fatto sui tecnici.

Il rapporto con le gestioni degli impianti sportivi, da quelli più tradizionali a quelli destrutturati, dovrà partire da una semplificazione del sistema degli appalti e dal riconoscimento dei soggetti che dovrà necessariamente partire dalla legittimazione nelle politiche di coprogrammazione e coprogettazione delle amministrazioni pubbliche e credo dovrà tendere ad un modello di gestione dove il marchio UISP sia maggiormente riconoscibile su tutto il territorio nazionale, per il livello dei servizi, per i valori espressi, per il tipo di attività e per il grande impatto sociale che realizza.

Troveremo un mondo cambiato e speriamo anche radicalmente?

Forse, ma ciò che possiamo dare per certo è che il corpo, i corpi, la mente, il pensiero, avranno bisogno di riabilitarsi, troveranno una nuova centralità, un rilancio, una ripartenza dopo le restrizioni ed il distanziamento sociale.

Facciamoci allora trovare pronti con nuove idee, con una capacità di resilienza che solo la UISP nella propria storia, con al centro il tessuto connettivo delle associazioni e delle società sportive affiliate, è stata capace di dimostrare, con il coraggio di sperimentare sempre strade nuove per rafforzare il vantaggio culturale e di credibilità che ci viene riconosciuto.

Siamo chiamati a farlo tutti e noi, che siamo tra quei corpi intermedi che hanno contribuito a disegnare, plasmare la storia democratica del nostro Paese, non possiamo certo mancare all'appuntamento o farci trovare impreparati.

A quel momento però dobbiamo arrivarci tutti insieme, arricchendo queste mie prime idee con il contributo del confronto e della discussione che le Assemblee congressuali Territoriali, settimana dopo settimana, sapranno sicuramente promuovere e valorizzare, sino ad arrivare agli appuntamenti dei Congressi Regionali, che avranno anche il compito di fare sintesi verso l’appuntamento nazionale di marzo.

Mi rendo allora disponibile sin da ora a partecipare per ascoltare e per ampliare questo mio contributo facendolo diventare, insieme a tutti una elaborazione collettiva utile poi per il Congresso nazionale e per il prossimo futuro della nostra cara UISP.

Con l’occasione vorrei salutare e ringraziare sentitamente tutti i presidenti territoriali, regionali e i consiglieri nazionali che, con il proprio sostegno, mi hanno permesso di presentare la candidatura alla Presidenza nazionale UISP. Mi ero rivolto a loro in settembre, pochi giorni dopo la convocazione del Congresso, con poche righe, per chiedere fiducia con l'obiettivo “di raggiungere il consenso più largo e più condiviso possibile intorno alla mia candidatura, non per ricercare un risultato personale ma per sostenere al meglio il nostro percorso collettivo”.

Il grandissimo consenso che è arrivato, sinceramente ben al di là di ogni mia aspettativa, mi mette oggi nella condizione di condividere con tutti, con orgoglio, questo primo importante risultato del nostro percorso comune.

UISP - Sempre avanti, c’è bisogno di tutti noi! 

Un grande abbraccio. Tiziano Pesce

 

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