Nazionale

Un anno senza Silvia: l’Uisp aspetta l’operatrice rapita in Kenya

Uisp: vogliamo riabbracciare Silvia Romano, rapita in Kenya un anno fa, il 20 novembre 2018. Parla Michele Manno

 

Non è un ricordo ma una pressante richiesta alle istituzioni nazionali e internazionali: l’Uisp vuole riabbracciare Silvia Romano, cooperante ed operatrice Uisp Milano, rapita lo scorso anno in Kenya. Era la sera del 20 novembre quando un gruppo di otto persone armate di kalashnikov si avventarono sulla volontaria trascinandola via dal villaggio di Chakama, circa ottanta chilometri ad ovest dalla regione di Malindi.

365 giorni dopo, la speranza che un giorno Silvia possa tornare nella sua città è alimentata dall'intera comunità che la giovane milanese ha costruito intorno a sé. Con il suo spirito di solidarietà e aiuto nei confronti di chi ha più bisogno l'operatrice si è aperta al mondo. Tra le sue attività c’era quella di operatrice sportiva della palestra Zero Gravity, una delle più grandi e moderne di Milano, dove Silvia svolgeva l’attività di istruttrice con la tessera Uisp in tasca. La ricorda bene Michele Manno, presidente Uisp Milano: "Dall'apertura dell'impianto, nel 2017, ha collaborato con la nostra associazione a stretto contatto con i giovani che frequentano la palestra, occupandosi di attività acrobatiche e, in particolare, di parkour. ZeroGravity è situata in un contesto di degrado urbano, nel quartiere periferico di Lambrate, e la riqualificazione sociale di quest’area sta passando anche dalla nostra palestra e dall’impegno di tutti i collaboratori tra cui spicca la figura di Silvia. Il quartiere è più vivo, più frequentato dai giovani, che con noi praticano sport innovativi e destrutturati. Così si alimenta la vita sociale e di comunità della zona. Per questo abbiamo bisogno di persone come lei, che costruiscono comunità e si impegnano per gli altri”.

L'augurio è che venga presto rilasciata in nome dei valori di lotta alle discriminazioni e d'impegno nella cooperazione internazionale che la stessa Silvia promuove da Milano al Kenya. In questo senso il merito è soprattutto della famiglia che non si è mai arresa. "Non ci serve mettere su carta i nostri sentimenti. È sufficiente la carta personale che abbiamo dentro da un anno. Crediamo nello Stato". Così la sorella, Giulia Romano, ha espresso fiducia nelle istituzioni intervistata dalla giornalista Raffaella Scuderi in un articolo pubblicato martedì 19 novembre su Repubblica. Si è affidato ai social invece il padre, Enzo Romano, che in occasione del ventiquattresimo compleanno della figlia le ha dedicato questo pensiero su Facebook: "È il secondo compleanno che vivi laggiù in Africa. L'anno scorso festeggiavi con i tuoi amati bambini. Questo compleanno è diverso. Ma posso regalarti dolci pensieri, trasmetterti forza ed energia dal profondo di un cuore che soffre, ma che non ha mai smesso di credere che tornerai tra le nostre braccia. Sei una grande!".

Intanto le ombre sul rapimento cominciano a schiarirsi. Dopo mesi di stallo delle indagini, i carabinieri del Ros coordinati dal pm Sergio Colaiocco sono riusciti a ricostruire le mosse di quella che, a tutti gli effetti, sembra essere stata un'operazione lampo. Prima di essere catturata dai malviventi, la ragazza è stata pedinata per alcuni giorni. Durante il sequestro le sono stati sottratti documenti e cellulare. Tra le notizie che trapelano c’è quella che si sarebbe trattato di un rapimento su commissione e che la volontaria sia stata ceduta ad un gruppo di jihadisti somali. In attesa di notizie certe dagli inquirenti italiani in collaborazione con i colleghi kenyani, la vera notizia è che Silvia Romano sarebbe viva. La famiglia, le reti associative con le quali Silvia era in relazione e l’Uisp vogliono riabbracciarla presto. (a cura di Pierluigi Lantieri)

 

 

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