Nazionale

VII. Gli anni '70: e non chiamateci "i cinesi dello sport". Il periodo del welfare, lo sport come diritto di cittadinanza e il ruolo degli Enti locali

Il periodo che abbraccia tutti gli anni Settanta e Ottanta può essere chiamato del welfare. E' in questo periodo che si incominciano a tematizzare lo sport come diritto di cittadinanza, lo sport sociale, la legittimazione istituzionale della pratica sportiva. All'inizio degli anni Settanta la Uisp potà contare su una rete di cooperazione diffusa come suo ambito di riferimento:
- i poteri locali, grazie al decentramento e alla partecipazione (consigli di zona, comitati di quartiere, ecc.);
- le società sportive, soprattutto le grandi polisportive popolari, sollecitate dalla Programmazione Culturale sul Territorio ('72), cioè decentramento e autonomia territoriale e sganciamento dei centri di formazione in vista della continuità associativa;
- l'Arci, secondo un percorso di rafforzamento delle relazioni che dalla sperimentazione di Arci-Sport nel '69 alla fusione Arci-Uisp nel '73 approderà nel '76 all'unificazione (...e nell'86 alla rottura);
- una forte spinta di opinione pubblica, a seguito dell'espansione della pratica sportiva e della crescita di una soggettività legata a rivendicazioni concrete;
- i partiti politici, che mostrano maggiore attenzione per lo sport (contestualmente ad un allentamento del vincolo collateralistico).

Nuova attenzione agli Enti di Promozione proviene anche dal Coni. Intanto nel '78 è sciolto l'Enal: fine dell'associazionismo di stato e di una concezione statalista che affondava le radici nell'epoca fascista.
Nell'evoluzione del fenomeno sportivo intervengono diversi moltiplicatori che fanno decollare lo sport dal supersport verso la pratica di massa: il mercato, gli sponsor, i mass media, la moda, i modelli culturali nuovi centrati su salute, prevenzione, benessere, fitness, nuove pratiche espressive. Comprese quelle made in Usa: aerobica, sport californiani. Sta avvenendo il "contagio da sport". La Uisp sa intercettare il mutamento, dà risposte, fa proposte allo sport per tutti in una condizione in cui lo sport per tutti già c'è. La voglia di correre si espande. Nel 1971 la Uisp lancia il movimento Corri per la salute: e allora Corri per il verde a Roma, Maratona della pace a Firenze, Corri per la salute in Puglia e in Sicilia. E una miriade di invenzioni territoriali (...e dialettali), che metteranno in movimento tutta l'Italia. Ecco qualche esempio, in Emilia Romagna pullulano le variazioni sul tema: Galaverna a Casalecchio di Reno-Pianoro, Da la zresa al lambrosc a Vignola, Camminata delle quattro porte a Reggio Emilia, Camminata sul Po a Ferrara. Sono manifestazioni collettive non competitive aperte a tutti, all'aria aperta, nel verde o negli spazi urbani. Diventano grandi momenti di mobilitazione, aggregazione, sport, festa, rivendicazione sociale. Anche qui, come già con i Centri nel decennio precedente, attività organizzata e partecipazione si saldano.

In questi anni si svolgono due congressi particolarmente importanti nella storia dell'Uisp, quello del 1969 e quello del 1972. Sono i due congressi che spingono la Uisp verso un processo di cambiamento marcato.
1969, VI Congresso nazionale di Roma. Lo apre Arrigo Morandi (che alla fine del congresso verrà confermato presidente, insieme ad Ugo Ristori presidente nazionale aggiunto e Giorgio Mingardi segretario generale), che polemizza a distanza con il Corriere dello sport che in un suo articolo sollecitava la Uisp a scegliere tra riformismo e rivoluzione senza lasciarsi trascinare da Marcuse, e chiama gli uispini "i cinesi dello sport" (in quegli anni in Cina l'agonismo era stato ideologicamente bandito). In pratica la Uisp sta spostando il baricentro verso l'alternativismo, sta contestando il "pensiero unico" della centralità del risultato come paradigma e modello, per conferire il maggior sviluppo alle attività di massa e allo sport servizio sociale per i cittadini. Il dibattito congressuale critica anche le incertezze dei partiti della sinistra rispetto ad una concezione dello sport come "spazio neutro" al di fuori della lotta per la trasformazione sociale.
Tra questo congresso e il successivo del 72, un episodio è indicatore del clima del dibattito sullo sport in Italia: 1970, semifinale dei Mondiali di calcio in Messico, l'Italia di Rivera batte la Germania di Beckembauer 4 a 3. Caroselli notturni, tricolori, bagni nelle fontane, sconosciuti che si abbracciano. Sulla stampa quotidiana di ogni colore si apre un dibattito senza vincitori: passione sportiva, oppio dei popoli o "bisogno di contare", come titolava un fondo de l'Unità? Chi critica il fenomeno è uno snob. L'argomento appartiene di diritto al congresso che verrà.
1972, VII Congresso nazionale di Firenze (che eleggerà Ugo Ristori a presidente nazionale e Luciano Senatori a segretario generale). Il congresso interpreta la crescita impetuosa dei numeri della Uisp come segno di una nuova consapevolezza del diritto di tutti i cittadini all'educazione fisica e allo sport. I Centri di formazione devono fare un salto di qualità oltre il loro sviluppo quantitativo e trasformarsi in strutture socio-culturali polivalenti nel loro territorio, in dopo-centri per l'attività agonistica di massa e amatoriale per il mantenimento. Le società sportive a loro volta devono passare da semplici agglomerati di atleti motivati solo dal massimo risultato agonistico a veri nuclei associativi di partecipazione e di apertura al territorio. In questo congresso l'alternativismo uispino toccherà il suo apice: il sesto punto del documento preparatorio titola emblematicamente: "Battere la concezione capitalistica dello sport". Nella direzione nazionale la polemica sarà molto alta e poco serena, fino all'uscita dall'apparato centrale di molti dirigenti. Toccherà all'VIII Congresso nazionale, in pieno '77, revisionare e riequilibrare schematismi e spinte massimalistiche.

 

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