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X. Gli anni Novanta-Duemila: l'Uisp è un'associazione sportiva per i diritti, l'ambiente, la solidarietà. La modernità dello "sport per tutti" innova il "popolare", ma l'Uisp rimane sempre quella

Anche lo sport registra al suo interno i nuovi fenomeni di vario segno prodotti dalla globalizzazione: strapotere economico-finanziario; moderne tecnologie; binomio sport-sponsor che afferma l'efficacia dello sport come veicolo di comunicazione; società dello spettacolo; sport femminile che riduce la distanza dallo sport maschile; molteplicità delle culture del corpo: corpi dell'apparire o corpi del vivere bene; costruzione in laboratorio del campione; mutazioni dello sport di prestazione, travolto da business, doping, illegalità, violenza.
Dentro il fenomeno sportivo sta accadendo qualcosa di profondo: alla parola sport non corrisponde più un sistema chiuso, ma un sistema di vita aperto e sconfinato, non più irregimentabile in pratiche regolamentate e codificate (regola, prestazione, classifica). Sociologia e statistica definiscono ormai la società italiana un sistema ad alto tasso di praticanti, con un'espansione e una diversificazione della domanda e dell'offerta sportiva per categorie e per motivazioni: milioni di praticanti non ottimali, non standardizzati, con il numero degli agonisti assoluti rimasto più o meno lo stesso. La valorizzazione del corpo e del movimento storicamente indotta dal grande sport di prestazione sta diventando un valore autonomo.
"Per un cambiamento così grande occorrerebbe una grande politica" (Gianmario Missaglia, "Il baro e il guastafeste", ed. Seam-Roma, 1998). Invece l'economia vince e la politica perde. L'economia vince perché ha conquistato l'alto livello, che determina le scelte dell'organizzazione sportiva; la politica perde, e tace.
La Uisp invece è dalla parte di queste nuove tendenze dello sport moderno, ne promuove lo sviluppo associativo, ne organizza le attività, ne fa un valore di riferimento per la riforma dello sport. Questa scelta ha una sua data simbolo: dicembre 1990, XI Congresso nazionale Uisp, a Perugia. Sport per tutti significa: fuoruscita ed emancipazione dal modello di promozione sportiva verso il modello di cittadinanza culturale; sistemazione concettuale della distinzione e ricomposizione all'interno del fenomeno sportivo dei valori di prestazione relativa per la soddisfazione del praticante e di prestazione assoluta per il risultato tecnico; ribaltamento concettuale che mette al centro non la disciplina praticata ma la singola persona che la pratica.
Il congresso (nel quale verranno confermati Gianmario Missaglia e Lorenzo Bani, rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza nazionale) decreta il cambio della stessa denominazione associativa: sarà Unione Italiana Sport Per tutti (salvando acronimo e simbolo). Il passaggio è emblematico. Il mutamento di nome di una grande associazione non può essere una semplice operazione di restyling. Il nome è storia. Cambiarlo significa una discontinuità. "Sport Popolare" per la Uisp significava molte cose di enorme importanza: tradizione, fondazione, classe di riferimento, un costume, uno stile di rapporti, e la sostanza di una proposta. Ma i nuovi soggetti della pratica sportiva non sono una minoranza esclusa per la quale popolarizzare l'accesso ad una disciplina: sono una maggioranza. Adesso si tratta di garantire le discipline in funzione di chi le pratica, secondo bisogni, capacità, motivazioni, di ridisegnare una proposta sportiva attorno ai soggetti nuovi. Così il termine "popolare" è arrivato alla consumazione del suo significato d'origine. La Uisp decide di caratterizzare la propria identità anche con una rottura di linguaggio: con tre parole (sport per tutti) destinate a diventare un unico vocabolo, un neologismo non ancora recepito dai vocabolari, ma che dalla fine del Novecento assume la valenza simbolica di sport di cittadinanza.

In linea di continuità con l'elaborazione del Congresso di Perugia si pone anche il XII Congresso nazionale Uisp che si tiene nel marzo del 1994 a Roma. Missaglia viene confermato alla presidenza e Bani alla vicepresidenza.

Sport per tutti, comunicazione e innovazione: nel gennaio 1997 vede la luce il primo sito inernet Uisp che darà vita ad un sistema nazionale ad albero al quale si "agganceranno" i siti dei Comitati e delle Leghe Uisp. Una rivoluzione nel modo di comunicare e nel modello organizzativo, arricchita dalle caselle di posta elettronica che l'Uisp organizza razionalmente per tutte le sue articolazioni.
Nel 1998 l'Uisp celebra i 50 anni dalla nascita: il calendario delle iniziative è articolato sul territorio, la Festa nazionale si terrà a Firenze in luglio.
Nel dicembre del 1999 l'Uisp fonda Peace Games, Ong dell'Uisp per promuovere progetti di cooperazione internazionale.
Nel 2000 si tiene a Lido di Camaiore (Viareggio) la Conferenza nazionale di Organizzazione Uisp che anticipa di qualche mese la Conferenza nazionale dello sport (Roma, dicembre 2000) convocata dal ministro alla cultura con delega allo sport, Giovanna Melandri.
Nel 2001 il Forum del Terzo settore, sotto la spinta dell'Uisp, elabora "La Carta dello sport per tutti": il fronte delle associazioni che chiedono la riforma diventa molto ampio.
Sport contro la mafia: "Tre per gioco", nel 2002 Uisp, Libera e Unicef danno vita ad una manifestazione a Casal di Principe, in Campania, per dare speranza ai giovani. L'associazione di don Ciotti e l'Uisp avevano già incrociato il cammino nel 2001 con l'organizzazione di una edizione speciale di Vivicittà a Nairobi, nello slum di Khorogocho, corsa poi replicata nel gennaio del 2007 durante il World Social Forum.

Il Congresso di Perugia getterà le solide fondamenta sulle quali l'Uisp ha costruito la propria vitalità attuale, via via rafforzata - in una linea di sostanziale continuità - anche dai successivi presidenti nazionali Nicola Porro (eletto nel XIII Congresso nazionale tenuto a Roma nel 1998 e poi riconfermato nel XIV Congresso nazionale di Montesilvano-Pescara del 2002) e Filippo Fossati (eletto nel XVI Congresso nazionale del 2005 a Tivoli-Roma). Quella cioè di un'organizzazione pienamente in campo nella complessità dello scenario sportivo italiano. A cogliere il contribuito concettuale reso da Missaglia in tale ambito, basti questa sua articolata, problematica definizione di "sport per tutti": "E' la scelta per una pratica sportiva sostenibile e permanente, modellata sul soggetto, compatibile con l'ambiente, la persona e la società [...] Lo sport per tutti non è un fenomeno spontaneo bensì una risposta politica a una domanda sociale molto complessa. Una domanda di movimento in una società dove il movimento non è più "naturale" come in quella che ha visto la nascita dello sport. Una domanda di benessere e di salute, non attraverso farmaci o medicalizzazioni esasperate, ma attraverso una politica attiva di responsabilità e di esercizio fisico intelligente. Una domanda di formazione, dall'alfabetizzazione motoria all'apprendimento di abilità complesse. Una domanda di convivialità e di risocializzazione, nella società delle nuove solitudini. Una domanda di natura e di risarcimento dalle distorsioni dei modelli di vita metropolitana. Una domanda di gioco di avventura, di una via di uscita dalla spirale del "metrò bulot dodo". Una domanda di servizi e di opportunità di pratica, tanto più forte dove e per chi lo sport sociale non è mai cominciato".

La crescita quantitativa e organizzativa dell'associazione (giunta a superare il milione di iscritti nel 2000) testimonia la forza e la consapevolezza di questa linea: la definizione "promozione sportiva" punto e basta va stretta all'Uisp. Che chiede con forza una radicale riforma del sistema sportivo, per affermare la pari dignità dello sport per tutti rispetto allo sport di alto livello.

In un'analisi dell'Uisp che risale al 2003 Nicola Porro affrontava il tema della peculiarità dell'Uisp, dal punto di vista sociologico e in quanto presidente Uisp: "La Uisp presenta alcuni tratti distintivi rispetto ad altre associazioni: uno di questi è dato da una scelta netta e reiterata nel tempo a favore del paradigma dello sport per tutti e contro una concezione subalterna e vivaistica di quella che un tempo chiamavamo "promozione sportiva". In altre parole: noi abbiamo smesso da tempo, e sicuramente prima di altri, di pensarci come coloro che puramente facilitano l'accesso allo sport. Abbiamo sostenuto, invece, che la nostra missione è dimostrare che "un altro sport è possibile". Questo significa non solo sviluppare innovazione culturale, ma anche tradurla concretamente in sperimentazione tecnica, metodologica e organizzativa".

Siamo ai giorni nostri: il governo Prodi nel 2006 ha istituito il Ministero dello sport che, come primo atto, ha convocato il Tavolo nazionale per la riforma dello sport, del quale fanno parte gli Enti di promozione sportiva - e l'Uisp - insieme agli Enti locali, Regioni, scuola, sanità, Coni.
Ancora una volta l'Uisp è stata anticipatrice di un'esigenza di riforma "dal basso".

 

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