Comitato Regionale

Piemonte

Colpire di striscio: l'inclusione dei giovani attraverso il tifo calcistico

Premessa

Mai come oggi, in relazione ai giovani, si può parlare di generazione delle pluriappartenenze, la cui formazione passa attraverso una molteplicità di luoghi e di sedi formali e informali, che vive in una società multietnica che vanta però una sostanziale difficoltà di ascolto dell’altro. Giovani difficili da capire, difficili da decifrare, difficili soprattutto da “governare”; gli adolescenti di oggi con più libertà di quelli di ieri, ma la cui vita quotidiana è caratterizzata da “regressioni forzate” all’infanzia, effetto di una iperorganizzazione dei tempi e delle attività e contemporaneamente da una precoce adultizzazione che li aliena dalla condizione che è loro propria, quella di soggetti in crescita, per rimandarli ad una dimensione altra, impropria.

È di fronte a questi adolescenti che l’adulto, genitore, educatore, operatore sociale, spesso si perde e molte volte si interroga. I cambiamenti che sono avvenuti nei nuclei familiari e il passaggio dalla famiglia normativa alla famiglia affettiva hanno promosso un rapido mutamento delle strategie di educazione dei figli. Sono cambiate le relazioni e i vissuti all’interno della famiglia, sono cambiati i rapporti fra le generazioni con un’adolescenza sempre più lunga e una grande fatica dei figli ad uscire dalla famiglia di origine e a responsabilizzarsi in una propria.

Si tratta di modificazioni che richiedono riorganizzazioni dei compiti e dei tempi familiari. I genitori si trovano quotidianamente costretti a crescere con i propri figli e nello stesso tempo a dover fare attenzione a non confondere i ruoli e le funzioni, sia di se stessi che della famiglia, in relazione alle altre sedi formative.
Nella nostra società e nella nostra cultura, superate in larga misura le esigenze primarie legate all’allevamento dei figli, la relazione educativa viene imperniata sulla qualità, sulla capacità di comunicazione, sul benessere psichico, sullo star bene insieme. E il tempo necessario per porla in atto si accresce enormemente, diventa difficilmente misurabile ed assume forti significati emotivi.
Per formare le giovani generazioni occorre il giusto equilibrio fra diritti e doveri, saper rendere autonomi ma anche responsabilizzare poiché diventare grandi significa divenire responsabili verso se stessi e verso gli altri, mentre spesso, nel tentativo di tutelare gli adolescenti, si spostano sempre più in avanti nel tempo gli oneri e i compiti di sviluppo. Ma agli adulti, a tutti gli adulti, rimane l’importante ruolo del supporto, diretto o indiretto, a seconda delle necessità.

Gli adolescenti generalmente sono vissuti come un problema, talvolta come un pericolo per la città, ma nei loro confronti è auspicabile avanzare proposte di responsabilità e di partecipazione che li avvicinino al ruolo adulto in termini concreti e visibili.

I fattori di deprivazione culturale, sociale e talvolta relazionale sono sempre più diffusi, soprattutto intorno alle aree metropolitane del nostro Paese. Si vengono così a costituire quelle condizioni di contesto favorevoli alla devianza, al “bullismo”, all’intolleranza.

I giovani e gli adolescenti in particolare sono particolarmente esposti a questi fattori di rischio se non responsabilizzati e coinvolti nella costruzione del loro progetto di vita, partendo dal tempo libero e dalle occasioni di socialità e creatività. Lo sport è una di queste occasioni e deve tornare ad essere elemento di qualità della vita di un giovane. Certo, occorre interrogarsi su quale tipo di sport; su ciò che oggi si identifica con lo sport e che magari non ha nulla a che fare con qualità e vita.

I giovani conoscono molto bene lo sport attraverso i suoi caratteri economici e commerciali: dai marchi di abbigliamento agli accessori; dagli ingaggi da favola agli stereotipi di campione,.... Si misurano con un mondo che sanno inavvicinabile e da quel mondo colgono messaggi e insegnamenti spesso orientati alla selezione e all’agonismo esasperati da una parte e alla violenza e all’intolleranza dall’altra.
E’ dunque chiaro che ai fattori di rischio diffusi e quotidiani si aggiungono i messaggi di uno sport s.p.a. e violento, la deriva dell’inciviltà, del vandalismo, dell’aggressione, del razzismo e dell’illegalità è quasi inevitabile.

Finalità

Per far fronte alle problematiche sopraelencate, la UISP intende confrontarsi con il contesto giovanile con un progetto innovativo il cui fine è quello di aprire un confronto con i giovani utilizzando lo sport, inteso non solo come attività fisica quanto per la sua funzione sociale, come una sorta di “grimaldello”. Un progetto in cui i ragazzi, troppo spesso privi di validi insegnamenti e di concreti modelli del fare ed apprendere, diventino essi stessi soggetti e agenti di cambiamento. Da loro, e solo da loro, può infatti scaturire un recupero di valori di sportività, di rispetto e legalità, di integrazione e multiculturalità, in un’ottica di limitazione delle tensioni presenti nella società civile e di riduzione della violenza.

Apprendere lo sport, quindi, non solo per riavvicinare i giovani allo sport stesso, ma anche per permettere che i modi, le forme e le emozioni del fare e del pensare lo sport diventino corpo e azione di un modo di vivere la vita e le relazioni sociali aperto al confronto, flessibile ai cambiamenti e rispettoso delle regole di convivenza civile. Lo sport, quindi, come strumento o opportunità per affrontare i temi della multiculturalità; lo sport come motore di integrazione e socializzazione che non è solo lo sport competitivo ma è lo sport di e per tutti; lo sport che aggrega e socializza e funge da antidoto alle degenerazioni di carattere violento. Questa è la nostra scommessa ed è anche il vero obiettivo del progetto.

Pertanto la finalità generale è costruire intorno allo sport e allo sport dei giovani percorsi di formazione/educazione alla non violenza e alla multiculturalità; promozione e diffusione di buone pratiche per il contrasto della marginalità, dell’intolleranza, della devianza.

Obiettivi

Temi fondanti del progetto sono dunque l’inclusione multiculturale e la riduzione della violenza, applicati allo sport e alla cultura sportiva.

Si vogliono affrontare queste tematiche e molto altro ancora con uno spaccato rappresentativo della nostra realtà giovanile, intervenendo su un’età – indicativamente quella dei 14-18 anni – già attenta a questi fenomeni, ma che può ancora avere la duttilità dell’apprendere criticamente e di essere partecipe ai cambiamenti. Allo stesso modo, inoltre, l’obiettivo è coinvolgere situazioni eterogenee, con differenti problematiche (dagli istituti superiori alle società calcistiche, ai nuovi luoghi di aggregazione informale quali le piazze dei centri commerciali e i muretti dei quartieri periferici) in modo da abbracciare idealmente gran parte del mondo giovanile, con tutte le sue complicazioni e diversità (di composizione culturale, sociale, economica ed anche etnica).

Il nostro obiettivo è rendere i ragazzi coinvolti agenti di cambiamento, attraverso metodi, pratiche e approcci che loro stessi, nel corso dei laboratori, andranno ad operare

 

Soggetti coinvolti nell’iniziativa

Comitato Regionale UISP Valle D’Aosta in qualità di Capofila
Comitati Territoriali UISP Regione Piemonte e Liguria

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