In questi giorni è venuto a mancare Walter Bonatti.
Mi associo al dolore di tutto il mondo della montagna ricordando di Bonatti le gesta eroiche , le sue imprese, la sua storia, la sua vita di alpinista, viaggiatore e scrittore .
Tanto si è scritto in questi giorni narrando le sue gesta, raccontando episodi, ... dalla vicenda del K2 , alla tragedia del Pilone centrale del Freney, dalla parete Nord delle Grand Jorasses all’abbandono a soli 35 anni dell’alpinismo estremo.
Poi , successivamente, il desiderio di trasferire il suo alpinismo estremo dalla verticalità delle pareti alle distese del mondo orizzontale, alla ricerca di una propria ragione d'essere, di un modo di vivere a misura d'uomo. Il confronto leale con la natura rimane l’elemento imprescindibile dal quale Bonatti riparte con i viaggi d'esplorazione in tutte le terre del pianeta.
La filosofia di Bonatti nell'affrontare un viaggio è sempre stata un intreccio tra storia, paesaggio naturale e avventura personale, creando un'unica cosa, così da vivere nella natura esperienze uniche per ogni uomo.
Sono certo che la sua vita e le sue prodezze , i suoi libri e i suoi resoconti di viaggi ed avventure abbiano fatto avvicinare migliaia di appassionati alla montagna ma non vorrei che tutta l’attenzione fosse posta su questa forma di “alpinismo eroico” , per pochi , che ha caratterizzato la storia della montagna.
Una storia piena di conquiste , di miti , di leggende , di lotte con l’alpe, di gesti eroici , di sacrifici umani , di profonde inimicizie ed amicizie, di passioni e ricerca.
Una storia attraversata da guerre e propaganda nazionalista.
Una storia severa che ha mostrato per anni il volto di una montagna estrema, dove era sempre necessario dare il massimo, dove tutto era rischio, dove era necessario concorrere al podio per il primo posto … e poi se andava male : montagna assassina .
Oggi tutto ciò poco si addice a quello che dovrà essere l’approccio del terzo millennio tra gli uomini e la natura. Tra la natura e la sua conoscenza , tra il corpo e l’ambiente, tra lo sport e gli uomini.
Questo doloroso momento deve servirci oltre a ricordare e commemorare Walter Bonatti anche ad invertire la nostra azione distruttiva in atto con le montagne, pensando che è giunto il momento di fare pace con l’alpe.
Santino Cannavò
Presidente Lega Montagna Uisp