Si riparte, anno nuovo.
Condivido l'analisi fatta dai dirigenti della nostra lega relativamente alla sciagura avvenuta in trentino. Condivido la necessità di dover esprimere il nostro giudizio negativo relativamente alle dichiarazioni di Bertolaso, Calderoli e tanti altri. Condivido la necessità di rafforzare i temi della formazione specificatamente alla nivologia, alla prevenzione valanghe, all'uso dell'ARVA ,.....
Ma voglio andare oltre, perchè l'argomento necessita di una maggiore attenzione e di un maggiore approfondimento.
Sembra che il problema, oggi, sia da un lato una maggiore frequentazione della montagna (la stessa cosa dicasi del mare e dei fiumi) e dall'altro una minore preparazione ad affrontare e risolvere i normalissimi problemi legati all'attività in ambiente naturale.
Il tutto con l'aggravante che nemmeno gli avvertimenti diffusi dal bollettino rischio valanghe riescono a dissuadere chi incauto si avventura fuoripista.
Nel caso specifico la tragedia si è consumata coinvolgendo oltre ai due alpinisti anche quattro soccorritori.
E' condivisibile l'indignazione collettiva sollevatasi l'indomani, in particolare per l'atteggiamento di sprezzo alle raccomandazioni sostenuto dai due alpinisti (morti) davanti alle segnalazioni di attenzione, non sono altrettanto accettabili tutte le possibili conseguenze che ne potrebbero scaturire.
Ritengo che le dichiarazioni pubbliche di Bertolaso e Calderoli siano superficiali e parlino alla pancia della gente, facendo effetto su una larga fascia di popolazione totalmente disinformata e che poco analizza i problemi sin dalla loro genesi, sapendo affibbiare le responsabilità a chi di competenza.
Noi da soggetti che andiamo in montagna e che abbiamo una responsabilità rispetto ai nostri soci dobbiamo analizzare i fatti, misurare il fenomeno "in plein air", descrivendone la genesi, le forme, i modelli di riferimento di quello che oggi spesse volte appare come una irresponsabilità collettiva.
/Perchè sempre più gente si improvvisa : alpinista, escursionista, velista, sommozzatore,......... senza avere la minima preparazione? /
/Perchè negli ultimi anni è aumenta la richiesta d'attività in ambiente naturale? quali sono le parole chiave che i mass-media usano per indurre ad avvicinarsi alle discipline in ambiente naturale ? e poi, quali i "modelli" a cui fanno riferimento i nuovi fruitori della natura ?
/I dati del Censis rilevano che in Italia c'è una maggiore richiesta di attività "in plein air" in linea con quella europea, ma non descrivono le cause.
In una rivista italiana molto diffusa leggevo che il tema del cambiamento climatico ha modificato tanti comportamenti, ha svegliato una coscienza ambientale che si esplicita nel costume e si riscontra in tante scelte, anche in quella sportiva, sempre più cittadini cercano il contatto con la natura attraverso lo sport.
Il giudizio di altri analisti è che l'oggettiva insostenibilità del vivere in città sta creando il bisogno di evadere dalla città.
Infine, la pubblicità che dedica ampi spazi per la promozione turistica della montagna, il calo del costo dei pacchetti turistici, la spinta mediatica che riconosce nell'avventura no-limits il senso della vita, oltre alla spinta commerciale esercitata dalle multinazionali che commercilizzano attrezzature, abbigliamento e calzature ipertecniche, sono altre cause che favoriscono l'avvicinamento dei cittadini alle attività in ambiente naturale.
Il problema è che nessuno dei soggetti coinvolti pone un minimo accenno alla necessaria conoscenza e preparazione fisica per cimentarsi in tali attività.
L'impegno dei più è rivolto a generare consumo, a muovere economie.
La necessità di attirare sempre più cittadini alla fruizione dell'ambiente naturale, superare i limiti, passare dal reale al fantastico ha creato una finta realtà dove il rischio sembra una finzione scenica, dove gli stuntman morti si rialzano alla fine della scena per girarne un'altra.
Il virtuale confonde il reale e la conoscenza reale non è riconosciuta come necessaria.
L'inganno della pubblicità è evidente, ma non basta a spiegare lo scontro culturale tra chi usa la natura e chi la vive in sintonia, tra chi la consuma come una qualsiasi merce e chi la vive in una contuinua ricerca del giusto equilibrio.
Si scontrano due visioni della società rappresentate anche in ogni altro campo.
Oggi assistere ad una pubblica condanna, come lo è stata quella di Bertolaso & company, è pericoloso perchè ancora una volta la risposta "pubblica" può provocare divieti e contemporaneamente sviluppare privilegi a chi dovrà pure "accompagnare " i cittadini in montagna visto che il "bussiness" deve comunque continuare.
Il turismo della montagna soffre quando succedono eventi del genere, gli "affari" non possono essere ostacolati da intoppi di alcun genere, allora arriveranno le "leggi speciali", potranno essere attuate strategie d'emergenza nell'interesse collettivo per favorire ad ogni costo l'uso dell'ambiente naturale, anche in forma "artificiale", poco importa, lo spettacolo continua.
L'obiettivo è che bisogna "favorire l'economia" senza sollecitare l'indignazione collettiva ne turbare la "pace sociale".
Lo sappiamo bene che non saranno le norme e i divieti a risolvere il problema, non saranno le multe salate e non sarà l'ipertecnologia a garantire la massima sicurezzane in mare né in montagna.
E' solo un attento sistema di formazione continuo che educa al rispetto delle leggi che regolano i fenomeni naturali, con i quali bisogna convivere.
E' la formazione individuale la garanzia per la sicurezza personale e degli altri, una formazione costruita giorno dopo giorni attingendo dall'esperienza dei più esperti, dalle conoscenze scientifiche, dalle relazioni sociali, dallo stimolo al sapere (compito anche della scuola), dalla possibilità offerta dall'associazionismo a perseguire passioni, curiosità, ideali.
Il vero problema è culturale e lo si avverte in ogni altro campo del vivere.
Qual è il nostro compito?
Dobbiamo impegnarci , giorno dopo giorno, a diffondere attraverso i nostri operatori piccole quantità di sapere e garantire ai nostri soci la possibilità di fare esperienze adatte alla loro preparazione.
Dobbiamo *mettere al centro della nostra azione le associazioni * rafforzandole, perchè continuino ad essere o si trasformino in luoghi di aggregazione sportiva, sociale e culturale.
Dobbiamo lavorare su tempi lunghi, resistendo alla deriva che vuole trasformare le attività in ambiente naturale in grandi "parchi gioco" della città, svuotandole di tutto il loro contenuto culturale.
E' nostro compito orientare la crescita dei nostri soci mostrando il vero volto dello sport in ambiente, pieno di insidie per i neofiti ma ricco di soddisfazioni.
Sarà il cammino percorso insieme agli altri dentro le associazioni ad arricchire i soci di capacità tali da garantirsi la loro sicurezza e garantirla anche agli altri.
Dobbiamo farci scegliere per la nostra formazione più che per la nostra assicurazione.
Dobbiamo fare formazione.
Da tempo i nostri processi formativi si sono trasformati rivogendo tanta attenzione oltre alla parte tecnico-specialistica anche ad aspetti ambientali, sociali, associativi.
Dobbiamo continuare , riqualificando prima di tutto il parco "operatori"* e poi tutti i soci.
Per anni abbiamo formato operatori, ne abbiamo un esercito (qualcuno dice anche troppi), loro sono i nostri strumenti .
Poi c'è la battaglia politica perchè sia garantito il diritto costituzionale a svolgere l'attività associazionistica. Nessuna legge di livello inferiore può limitare i diritti costituzionali, può normare in materia specifica ma deve garantire pari opportunità a tutti.
La legge che regola la professione di guida alpina nell'inconfutabile distinzione che fa tra il CAI e le altre associazioni lede un diritto costituzionale.
Oggi la situazione è ancora più grave. La metodologia tutta italiana di far confluire ogni problema negli ambiti di Protezione civile ci deve fare stare allerta.
Non è un caso che sia stato Bertolaso a rilasciare quelle interviste.
ATTENZIONE dietro l'angolo possono esserci in programma la promulgazione di Leggi che nel tentativo di prevenire rischi su cose e persone limitino l'attività in ambiente naturale.
Dobbiamo immediatamente fare un fronte, cercando alleati, per spiegare le nostre ragioni.
Dobbiamo intercettare gli "intellettuali della montagna" e del pensiero libero.
Dobbiamo riaprire il dialogo con le guide e con il CAI.
Dobbiamo coinvolgere le facoltà di scienze motorie.
Dobbiamo tranquilizzare i "professionisti della montagna" che i nostri operatori non vogliono sottrargli profitto, né vogliono svolgere attività abusive.
Le guide alpine, anche se costituiscono una lobby, sono lavoratori, dobbiamo rispettarli come tali.
Dobbiamo mostrare il nostro pensiero pluridisciplinare, ambientalmente compatibile, orientato ai principi della sostenibilità .
Concludo il mio intervento per non appesantirlo, ma avrei voluto trattare tanti altri argomenti scendendo anche nei particolari.
Ci sarà l'occasione per farlo
Un caro saluto a tutti
Santino