In occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico il Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, richiamando l'art 34 della Costituzione Italiana ha ribadito che "La scuola è aperta a tutti. Aiuta a non formare ghetti, a non alzare barriere" e ne ha parlato come della "più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati".
Lo sport, terza agenzia educativa del nostro Paese dopo famiglia e scuola, svolge un ruolo fondamentale nei processi d'inclusione e l'Uisp è quotidianamente impegnata a facilitare questo percorso con azioni diffuse in tutti i territori in cui opera. Come ci ha insegnato il sociologo Mauro Valeri "lo sport è lo strumento per poter misurare lo stato di salute della nostra società" e seppur tra luci e ombre (purtroppo ancora assistiamo ad atti discriminatori e di razzismo nello sport) una società italiana multietnica, multicolore e multiculturale è sempre più presente e lo dimostra proprio il fenomeno dei black italians, italiani di seconda generazione con background migratorio che nello sport si affermano e rendono orgogliosi i nostri connazionali con i loro successi. Ma è anche la realtà delle nostre palestre, piscine, campi di calcio e luoghi di sport dove a tutti i livelli questo fenomeno è visibile.
È uscito da pochi giorni in libreria "La scuola inclusiva ha fallito", di Anna Granata, una delle più stimate pedagogiste italiane. Racconta con rigore storico e urgenza civile una verità semplice e scomoda: la scuola di qualità in Italia è sempre stata una scuola inclusiva. Sono stati proprio i contesti più difficili – le classi caotiche, i bambini senza famiglia, i figli degli immigrati, i ragazzi con disabilità – a spingere i migliori insegnanti verso le sperimentazioni più avanzate: le scuole dell’infanzia di Reggio Children, nate tra le macerie del dopoguerra e diventate modello mondiale; il lavoro di Anna Maria Melli ed Ernesto Codignola con gli orfani di guerra a Firenze; il tempo pieno inventato dai maestri torinesi per i figli degli immigrati dal Sud; le battaglie che hanno aperto le classi comuni ai bambini con disabilità; la televisione di Alberto Manzi per gli adulti analfabeti; la scuola di Barbiana, dove don Milani insegnava ai figli dei contadini a leggere il mondo. Esperienze che hanno ispirato le grandi riforme degli anni Sessanta e Settanta e vivono ancora ogni giorno nelle aule di tutta la penisola. (di Michele Di Gioia)