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Assemblea Congressuale nazionale Uisp: la relazione di Tiziano Pesce

Sabato 24 e domenica 25 ottobre a Firenze si svolge l'Assemblea congressuale Uisp. Pubblichiamo la relazione di apertura del presidente Uisp

 

Care delegate, cari delegati, care invitate, cari invitati,

vorrei cominciare questa relazione da una data che non compare nel programma della nostra Assemblea congressuale straordinaria: lunedì 26 ottobre.

Quando saranno conc4lusi i lavori dell'Assemblea, si tornerà nei territori, nei Comitati, tra le associazioni e le società sportive, portando con sé le decisioni assunte e gli impegni emersi dal confronto.

Oggi e domani discuteremo e poi voteremo la proposta di nuovo Statuto. Ma lunedì, il giorno dopo, ritroveremo il patrimonio umano e associativo sul quale contiamo ogni giorno, le persone che fanno vivere l'Uisp, insieme alle difficoltà e alle fragilità sulle quali dovremo continuare a lavorare.

Nessuno Statuto, da solo, può cambiare un’associazione. Può chiarire responsabilità e funzioni, rafforzare la partecipazione e creare condizioni migliori per agire. Ma saranno le persone, la capacità di collaborare e le scelte quotidiane a dare vita alle regole e a trasformarle in risultati concreti.

Per questo, nel mio contributo introduttivo, vorrei stimolare il dibattito allargando lo sguardo oltre questa Assemblea. Non certo per ridimensionarne l’importanza, ma, al contrario, per collocare il passaggio che ci attende in un orizzonte più ampio: quello della Uisp che vogliamo costruire, delle responsabilità che intendiamo assumerci e delle risposte che sapremo dare ai bisogni delle persone e delle comunità.
È in questa prospettiva che le decisioni che prenderemo potranno esprimere pienamente il loro valore, traducendosi in azioni concrete e in una direzione condivisa per il futuro della nostra associazione.

La domanda che ci accompagna, dunque, non è soltanto quale Statuto vogliamo approvare, ma quale Uisp vogliamo costruire nei prossimi anni: un'associazione sempre più capace di interpretare i bisogni delle persone, sostenere i territori, valorizzare il patrimonio della propria storia e, al tempo stesso, aprirsi al cambiamento, a nuove energie e a nuove responsabilità.

GUARDA IL VIDEO CON L'INTERVENTO DI TIZIANO PESCE

Il significato dell’Assemblea congressuale
Questa Assemblea straordinaria dà continuità al mandato politico e associativo che ci siamo assunti nel XX Congresso nazionale di Tivoli, nel marzo 2025, quando abbiamo condiviso un impegno preciso: avviare un percorso di aggiornamento dello Statuto e dei nostri modelli organizzativi, per rendere l'Uisp sempre più capace di rispondere alle esigenze della propria rete associativa e di interpretare le trasformazioni della società.

Firenze è una tappa di attuazione di quell’impegno, non un nuovo Congresso.
Il nostro Statuto, aggiornato nel 2019 alla luce della riforma del Terzo settore, resta un patrimonio da valorizzare e sul quale costruire: oggi intendiamo renderlo più adeguato alle responsabilità che ci attendono.

Ci siamo dati un obiettivo profondamente politico: uno Statuto più chiaro, comprensibile, inclusivo e accogliente, anche nel linguaggio.
Le parole raccontano chi siamo e quale partecipazione vogliamo promuovere.
Semplificare non significa indebolire le regole, ma renderle accessibili e applicabili con responsabilità in tutta la rete.

Al Congresso del 2025 avevamo indicato tre parole chiave: includere, rigenerare, innovare.
Il nostro “salto triplo”: ampliare l’accesso, dare nuova energia ai territori e aggiornare strumenti e responsabilità.

 

Il Paese, le disuguaglianze e il diritto allo sport

Non possiamo discutere del futuro dell'Uisp senza alzare lo sguardo verso un Paese nel quale le trasformazioni economiche, sociali, demografiche, ambientali e tecnologiche continuano a produrre disuguaglianze: nei redditi, nell'educazione, nei servizi e nell'abitare, che si riflettono anche nell'accesso allo sport.

I dati Istat ci ricordano che la crescita della pratica sportiva non cancella i divari di reddito, età, genere e territorio. Il riconoscimento costituzionale dello sport deve diventare politiche pubbliche, risorse stabili e obiettivi verificabili. E noi dobbiamo chiederci chi ancora non raggiungiamo.

Pensiamo ai bambini e alle bambine delle famiglie con difficoltà economiche, a coloro che vivono una disabilità e incontrano barriere, agli anziani soli, alle periferie e alle aree interne, alle donne e a tutte le persone sulle quali pesano ancora stereotipi e disuguaglianze, anche nei tempi di vita e di cura.

Pensiamo anche alle grandi crisi industriali che attraversano il nostro Paese, a partire dalle vicende dell’ex Ilva, che coinvolgono, dal Sud al Nord, migliaia e migliaia di lavoratori, le loro famiglie, le imprese dell’indotto e il futuro di intere comunità.
Crisi che interrogano anche noi, perché il diritto al lavoro, la tutela della salute e dell’ambiente e la coesione sociale riguardano la vita delle persone e dei territori nei quali siamo ogni giorno presenti.

Sono vicende che ci ricordano quanto il diritto al lavoro, la tutela della salute e dell'ambiente e la dignità delle persone siano profondamente legati.

Non possiamo accettare che questi diritti vengano continuamente contrapposti, né che territori già segnati da difficoltà economiche e sociali siano lasciati soli ad affrontare trasformazioni così complesse.

Anche lo sport sociale, pur non avendo risposte alle questioni industriali, ha una responsabilità: contribuire a tenere vive le relazioni, sostenere la partecipazione e offrire occasioni di incontro e solidarietà, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza, quando le difficoltà economiche rischiano di diventare isolamento e rinuncia.


Nel 1948 nascevano l’Uisp e la Costituzione repubblicana.
L’articolo 3 ci richiama a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza: è la radice della nostra missione.

“Superare gli ostacoli”, il messaggio della nostra stagione 2026–2027, è dunque un impegno politico e associativo, non soltanto uno slogan.

L'Uisp concorre, nella sua funzione pubblica e solidaristica, alla realizzazione dell'interesse generale.
Non sostituisce le istituzioni: è parte della società civile organizzata che promuove diritti, coesione sociale e partecipazione.

È in questa prospettiva che si colloca anche la nostra responsabilità di soggetto politico, nel significato più alto del termine: un soggetto autonomo e non partitico, capace di prendere posizione sui grandi temi dei diritti, della democrazia, della giustizia sociale, della convivenza civile e della tutela dell’ambiente, dando voce ai bisogni che incontriamo ogni giorno e traducendo i nostri valori in scelte e azioni concrete.

Gli episodi di violenza che nelle ultime settimane hanno coinvolto anche giovanissimi nelle nostre città ci interrogano e vanno condannati senza ambiguità. Ma alla repressione occorre affiancare risposte concrete alla povertà educativa, alla solitudine e alla mancanza di opportunità di partecipazione.

La povertà educativa non riguarda soltanto ciò che manca a una ragazza o a un ragazzo, ma anche le opportunità che riesce a intravedere per il proprio futuro. Per questo dobbiamo contribuire ad allargare gli orizzonti delle nuove generazioni, offrendo occasioni di incontro, esperienze di partecipazione e luoghi nei quali scoprire le proprie capacità e sentirsi parte di una comunità.

C'è un dato che dovrebbe farci riflettere anche quando parliamo di disaffezione delle nuove generazioni alla partecipazione. Per il bando ordinario del Servizio civile universale del 2026 sono state presentate quasi 158mila domande, a fronte di poco più di 66mila posti disponibili.
È un segnale importante: esiste una disponibilità all'impegno, alla solidarietà e alla responsabilità verso le comunità che le istituzioni devono saper riconoscere e sostenere.
Non possiamo però chiedere ai giovani di partecipare e poi non offrire loro opportunità sufficienti per farlo. E non possiamo dimenticare che il Servizio civile affonda le proprie radici nella difesa civile non armata e nonviolenta, nell'educazione alla pace e nella cittadinanza attiva: valori che appartengono profondamente anche alla nostra storia e alla nostra idea di sport sociale. 

Lo sport sociale educa alla convivenza democratica e alla responsabilità reciproca, attraverso la pratica quotidiana, la formazione e le alleanze con scuole e comunità. In questa prospettiva promuoviamo una cultura della legalità fondata sulla giustizia sociale, sulla trasparenza e sulla difesa dei beni comuni, capace di rendere le persone partecipi e responsabili della vita collettiva.

Questo impegno ci chiama a guardare anche oltre i nostri territori.
Le guerre, le crisi umanitarie e le violazioni dei diritti interrogano anche noi e ci chiedono di assumerci una responsabilità.
Lo sport non può fermare da solo i conflitti, ma può aprire spazi di incontro, alimentare il dialogo e il riconoscimento reciproco tra persone e comunità differenti. È anche così che possiamo contribuire a costruire una cultura di pace, nella pratica quotidiana delle relazioni.

Lo facciamo attraverso iniziative interculturali, di cooperazione, contro le discriminazioni, per la pace e il disarmo.
Sono scelte che danno concretezza all’identità Uisp antifascista e antirazzista, radicata nella Costituzione.
Nel nuovo Statuto abbiamo voluto richiamare esplicitamente i valori della Resistenza e della Lotta di Liberazione, i valori fondanti dell'Unione Europea e i principi sanciti dalle Carte internazionali dei diritti umani, riaffermando il nostro impegno per il dialogo tra i popoli e per lo sviluppo di collaborazioni transfrontaliere, europee e internazionali.

Non si tratta soltanto di richiamare la nostra storia o di enunciare principi. Si tratta di assumere impegni che devono trovare concreta e coerente espressione nelle nostre attività e nelle relazioni associative.

In questa direzione si colloca anche il rinnovato tesseramento alias, una scelta di doveroso rispetto dell’identità di genere e della dignità delle persone.


La transizione sportiva e il ruolo dell’Uisp
Nel settembre 2023, la modifica dell'articolo 33 della Costituzione ha riconosciuto il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme.

Un riconoscimento che trova concretezza nelle esperienze che ogni giorno promuoviamo: nei corsi, nei campionati e nei tornei, nelle manifestazioni, nei gruppi di cammino, nelle attività per le persone anziane, nei progetti nelle scuole e nelle periferie, nelle iniziative con persone con disabilità o con disagio mentale, negli istituti penitenziari.
Esperienze diverse, unite dalla capacità di costruire relazioni, favorire l’autonomia e rendere effettivo il diritto alla pratica sportiva.

In questo impegno, i nostri Settori di attività sportiva rappresentano una risorsa fondamentale. Custodiscono e rinnovano un patrimonio di storia, competenze tecniche, passione e capacità organizzativa. Attraverso le discipline, i corsi e le manifestazioni, offrono a moltissime persone il primo incontro con l’Uisp e con la sua proposta associativa.
È qui che la qualità della pratica sportiva si intreccia con la qualità delle relazioni, dando forma alla nostra idea di sport per tutti e per tutte.

Dobbiamo superare ogni separazione tra la dimensione tecnica dell’attività e quella culturale della nostra associazione. I nostri valori devono essere riconoscibili anche nel modo in cui organizziamo una gara, nei regolamenti che adottiamo, nella formazione dei tecnici e dei giudici, nell’accoglienza delle persone e nel significato che attribuiamo alla competizione.

Organizziamo attività a partire da un'idea di sport in cui la competizione ha piena dignità, ma il risultato non è l'unica misura del valore delle persone.
Dobbiamo liberare energie per dare spazio all’elaborazione, innovando le proposte e le modalità organizzative, per ampliare la partecipazione e accompagnare le persone nei diversi momenti della loro vita.

 

Il risultato conta, ma la persona conta di più.

L'Uisp, Ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, deve esercitare il proprio ruolo con autonomia e responsabilità, nel dialogo con l’Autorità di governo, il Dipartimento per lo Sport, la società Sport e Salute, il Comitato olimpico e quello paralimpico, le Federazioni e le Disciplne associate.

Chiediamo la piena agibilità degli Enti di Promozione sportiva nell'organizzazione delle attività di propria competenza, anche competitive, nel rispetto dell'ordinamento sportivo e senza confondere la prestazione di vertice con le molte forme di competizione dello sport per tutti e per tutte.

Chiediamo anche un'adeguata rappresentanza degli EPS nei luoghi in cui si decidono le politiche sportive, perché la promozione sportiva diffusa sia riconosciuta nella sua piena dignità.

Riconosciamo il valore dei progetti e degli investimenti promossi da Sport e Salute, che hanno contribuito a sostenere importanti esperienze di promozione sportiva e sociale. Crediamo tuttavia sia necessario compiere un passo ulteriore: passare dalla logica dei singoli progetti a una programmazione pluriennale, capace di riconoscere e sostenere stabilmente il ruolo degli Enti di Promozione sportiva e di coinvolgerli nella lettura dei bisogni e nell’ideazione di avvisi e bandi. Perché lo sport sociale vive della presenza quotidiana nei territori, della continuità delle attività, dell’accompagnamento delle associazioni e delle società affiliate.

 

Sport, Terzo settore ed economia sociale

Siamo un Ente di Promozione sportiva e un'Associazione di Promozione sociale, rete associativa del Terzo settore: una doppia appartenenza che ci consente di interpretare lo sport come pratica e come strumento di promozione sociale. Una scelta identitaria.

La presenza nel Forum del Terzo settore, nella sua dimensione nazionale e nelle sue articolazioni territoriali, è parte di questa identità: significa contribuire alle scelte pubbliche, non soltanto partecipare alla rappresentanza.

L'amministrazione condivisa, attraverso coprogrammazione e coprogettazione, deve permettere alle organizzazioni sociali di contribuire a definire bisogni e priorità, non soltanto a realizzare attività già decise.

Il Piano d'azione europeo sull’economia sociale del 2021 e la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 2023 valorizzano le organizzazioni orientate all'interesse collettivo.
Nel luglio scorso il Governo ha esaminato il Piano nazionale elaborato anche attraverso una consultazione pubblica promossa dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, alla quale abbiamo partecipato proponendo semplificazione normativa, equilibrio fiscale, strumenti finanziari, rappresentanza e programmazione territoriale.
È un riconoscimento significativo, ma servono ora scelte concrete e investimenti, perché il valore sociale prodotto non resti soltanto un principio. È un passaggio politico importante, ma l'attuazione richiede ulteriori interventi.

L'economia sociale è il riconoscimento di un modo di produrre valore che mette al centro finalità sociali, partecipazione e benefici collettivi.

Si pensi alla gestione sociale degli impianti, alla rigenerazione degli spazi pubblici e alle opportunità della finanza sociale, compresi i titoli di solidarietà.

Questa prospettiva non deve però tradursi nel trasformare ogni associazione in una struttura imprenditoriale: il pluralismo associativo è una ricchezza, anche quando le dimensioni economiche sono contenute.

 

Le politiche pubbliche e la sostenibilità dell’associazionismo

Il valore sociale dello sport deve tradursi in politiche pubbliche e investimenti stabili.
È questa la prospettiva con cui stiamo contribuendo, su più tavoli, al confronto sulla prossima legge di bilancio 2027, attraverso la sua lettura in considerazione di tre grandi questioni strutturali: la trasformazione demografica, l’assenza di miglioramenti strutturali delle disuguaglianze, la crisi ambientale.
Il sostegno pubblico alle reti associative deve riconoscere anche il lavoro continuativo di rappresentanza, formazione, coordinamento e accompagnamento delle realtà di base.

Occorre rafforzare il rapporto tra sistema sportivo, regioni, enti locali e reti sociali e guardare anche alle Case della Comunità, come luoghi nei quali rafforzare il dialogo tra servizi sociosanitari, amministrazioni pubbliche, Terzo settore e cittadini. L'Uisp può offrire esperienze di attività motoria, invecchiamento attivo e contrasto alla sedentarietà.

Su questo terreno si colloca anche una questione che l'Uisp pone da molti anni: quella della tutela sanitaria e delle certificazioni mediche per la pratica sportiva di base.
La salute delle persone viene prima di tutto. Ma proprio per questo continuiamo a chiedere regole più eque, coerenti e proporzionate ai rischi effettivi delle attività praticate, superando disparità di trattamento e adempimenti che possono trasformarsi in ostacoli ingiustificati alla partecipazione. 

Quando una certificazione medica è obbligatoria, ci si deve porre anche il problema della sua accessibilità economica, perché la tutela della salute non può dipendere dalle disponibilità delle famiglie.

Non possiamo promuovere l'attività fisica come strumento di prevenzione e promozione della salute pubblica e contemporaneamente lasciare che costi e obblighi non proporzionati scoraggino le persone dal praticarla.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta ai bambini, alle bambine e agli adolescenti, perché le opportunità di praticare sport non possono dipendere prevalentemente dalle condizioni economiche delle famiglie.

Il Fondo Dote Famiglia risponde a un bisogno reale, ma richiede risorse adeguate, procedure accessibili e continuità: il diritto dei minori allo sport non può dipendere da interventi occasionali.

Per l'impiantistica servono spazi di prossimità accessibili, manutenzione, riqualificazione e sostegni che riconoscano il ruolo sociale degli impianti, dalle palestre scolastiche ai piccoli impianti comunali. 

Manutenzione, costi energetici, accessibilità e obblighi normativi pesano sulle società sportive: occorrono sostegni e collaborazioni con gli enti locali che riconoscano la funzione sociale degli impianti.

La riforma del lavoro sportivo ha introdotto importanti tutele, che dovranno essere ulteriormente rafforzate, ma richiede ancora interventi di semplificazione e di accompagnamento, soprattutto per sostenere le piccole associazioni nella gestione dei costi e degli adempimenti.
Tutela del lavoro e sostenibilità dell'associazionismo non sono obiettivi contrapposti: occorre costruire soluzioni equilibrate, capaci di garantire entrambi.

Deve essere affrontata per tempo la scadenza del regime contributivo agevolato transitorio del 31 dicembre 2027, aprendo un confronto con Governo e Parlamento sulle condizioni di sostenibilità per le associazioni e le società sportive dilettantistiche e gli stessi Organismi sportivi.

Dobbiamo inoltre proseguire il lavoro affinché la riforma dello sport e quella del Terzo settore trovino ulteriori semplificazioni e una maggiore armonizzazione, evitando sovrapposizioni, incertezze interpretative e adempimenti che rischiano di assorbire risorse preziose, soprattutto nelle organizzazioni di dimensioni più contenute. 

Lo abbiamo ribadito anche in occasione della sesta tappa del Roadshow “Il nuovo assetto fiscale del terzo settore dopo la Circolare 1/E 2026”, che si è svolta mercoledì 21 ottobre a Roma, presso il Salone d’Onore del Coni, iniziativa promossa dall'Agenzia delle Entrate e dall'Università Pontificia Salesiana.

 

Il percorso verso Firenze e la responsabilità del confronto

Il percorso che ci ha condotto a questa Assemblea viene da lontano.

È un lavoro che ha attraversato diverse fasi della nostra vita associativa, a partire almeno dal 2015, e che, come già ricordato, ha trovato un momento particolarmente importante nel XX Congresso nazionale, nel quale avevamo condiviso gli indirizzi politici e le prospettive che continuano a orientare il nostro cammino, assumendo l’impegno a convocare un’Assemblea straordinaria nell’autunno 2026, anticipata rispetto le consuete tempistiche “di metà mandato”.

I Consigli nazionali che si sono succeduti, le Giunte, i Consigli regionali allargati, hanno rappresentato tappe significative di questo percorso.

È stato un percorso costruito per passaggi successivi: l’elaborazione del Gruppo di lavoro, l’ascolto nei Consigli regionali allargati, la discussione della prima proposta, le osservazioni e gli emendamenti, fino alle sintesi maturate nei nostri organismi democratici.
Il valore di questo metodo sta nell’aver messo in relazione sensibilità e condizioni territoriali differenti, riconoscendo nel confronto responsabilità comuni.


Il Consiglio del 12 settembre scorso, che ha formalmente convocato questa Assemblea straordinaria e approvato all’unanimità la proposta statutaria da sottoporre alle delegate e ai delegati, ha rappresentato un confronto vero, in cui abbiamo misurato ancora una volta la complessità e la ricchezza dell’Uisp, e un'occasione importante per far emergere interrogativi, sensibilità differenti e preoccupazioni che riguardavano non soltanto singole disposizioni statutarie, ma questioni più ampie relative al rapporto tra i diversi livelli associativi, la sostenibilità dei Comitati, le responsabilità degli organismi dirigenti, il sistema dei controlli e delle garanzie, la capacità di garantire una presenza diffusa e qualificata nei territori.

In quel Consiglio abbiamo potuto maturare ulteriormente una convinzione: la responsabilità dirigente richiede posizioni chiare, franchezza nel confronto e capacità di costruire sintesi nell’interesse generale dell’associazione.
Le differenze sono una ricchezza quando ciascuno assume apertamente la responsabilità delle proprie idee e contribuisce alle scelte collettive.

Anche il voto è parte essenziale di questo impegno: essere favorevoli, contrari o astenersi sono espressioni legittime che rendono riconoscibile la propria posizione.
La maturità di un gruppo dirigente si misura nella capacità di confrontarsi liberamente, decidere democraticamente e dare seguito con coerenza e lealtà alle decisioni assunte.

La Giunta nazionale del 10 ottobre è stata un passaggio importante per approfondire la lettura dei singoli emendamenti presentati da delegate e delegati, affrontando i temi della fiducia e della sostenibilità organizzativa.

Il ritiro degli emendamenti dei presidenti delegati delle regioni del Mezzogiorno, appena terminate la mia relazione introduttiva, è stato un segnale di responsabilità associativa che ho, insieme alla Giunta, riconosciuto e apprezzato. Non cancella i problemi sollevati, ma ci impegna collettivamente a tenere alta l’attenzione nel ricercare risposte concrete.

Il confronto proseguito nella Conferenza dei presidenti regionali del 16 ottobre ha consentito di avvicinarci ulteriormente a questa Assemblea collocando il percorso statutario dentro una prospettiva sempre più ampia: quella dell'Uisp che vogliamo continuare a costruire insieme.

Desidero, a questo punto, esprimere un ringraziamento sincero a tutte le persone che hanno contribuito a costruire e ad accompagnare questo percorso.
Innanzitutto, al Gruppo di lavoro Statuto, per l’impegno, la disponibilità al confronto e la capacità di tenere insieme quadro normativo, sensibilità, esigenze e punti di vista differenti.
Desidero ricordare in particolare Vincenzo Manco, responsabile Centro Studi e Ricerca, che ha coordinato il Gruppo di lavoro, e la vicepresidente Enrica Francini, per la competenza, l’attenzione e l’impegno con cui hanno accompagnato l’intero percorso.

Ringrazio il segretario generale Tommaso Dorati, anche per il lavoro di approfondimento e per il fondamentale confronto condotto con l’Ufficio Statuti e Regolamenti del Coni, nel rispetto delle specificità della nostra associazione e delle competenze degli organi chiamati ad approvare lo Statuto.

Un ringraziamento particolare va alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, al professor Luca Gori e al dottor Giammaria Gotti, per il prezioso accompagnamento scientifico e giuridico, che ci ha aiutato ad affrontare con rigore le questioni normative senza perdere di vista l’identità e le specificità della nostra Rete associativa.

Desidero ringraziare la Giunta nazionale per il lavoro svolto e per la responsabilità con cui ha affrontato anche i passaggi più delicati, contribuendo alla ricerca di soluzioni condivise.

Il mio ringraziamento va poi alle centinaia di dirigenti che abbiamo incontrato nei Consigli regionali allargati, alle persone che hanno partecipato al confronto nei territori e al Consiglio nazionale, che ha accompagnato questo percorso con il proprio lavoro di discussione e indirizzo.

Ringrazio infine tutte e tutti voi, delegate e delegati a questa Assemblea congressuale, rappresentanti dell’intera rete associativa, per le osservazioni e le proposte presentate, per la disponibilità al confronto e per la responsabilità che vi assumete in questo importante momento della vita democratica dell’Uisp.

Non sono ringraziamenti soltanto formali. Sono il riconoscimento di un lavoro collettivo, al quale ciascuna e ciascuno ha contribuito con esperienze, idee e convinzioni, dando voce all’intero movimento delle associazioni e società sportive affiliate. A loro va, ancora una volta, il nostro grazie più sentito e profondo per l’impegno quotidiano con cui rendono vivi i valori dell’Uisp nelle comunità.

In questo percorso, anche quando le valutazioni sono state diverse, la volontà di ascoltarsi ha rappresentato una risorsa inestimabile.
È con questo spirito che siamo arrivati oggi al Radisson Blu di Firenze, ed è con lo stesso spirito che dovremo continuare a lavorare dal “giorno dopo”.

Nel confronto di questi lunghi mesi abbiamo cercato di tenere fermo un principio: non dovevamo costruire uno Statuto nel quale ciascuno potesse riconoscere soltanto la propria proposta, la propria sensibilità o le proprie aspettative.
Dovevamo costruire uno Statuto nel quale tutte e tutti potessero riconoscere l'Uisp.

 

Non esiste una questione che riguardi soltanto alcuni territori.
Le disuguaglianze nell'accesso allo sport ci ricordano che le opportunità non possono dipendere dal luogo in cui si vive.

Rafforzare la rete nel Mezzogiorno, nelle aree interne e nelle periferie è una responsabilità dell'intera Uisp:
significa investire nelle competenze, supportare le associazioni, condividere servizi e progettualità, sostenere la cooperazione tra territori.
Significa anche riconoscere le energie, le esperienze e le capacità di innovazione che territori mettono a disposizione di tutta l'associazione.

Non possiamo chiedere alle istituzioni di ridurre i divari territoriali e poi considerare inevitabili quelli che attraversano la nostra rete.

Come rendere sostenibile il lavoro dei Comitati?
Come rafforzare il rapporto con le associazioni e le società sportive affiliate?
Come garantire standard condivisi di qualità dei servizi, rispettando le differenti condizioni territoriali?
Come accompagnare le crescenti responsabilità amministrative e gestionali, soprattutto nelle realtà che dispongono di risorse più limitate?

 

Non possiamo rispondere a queste domande soltanto modificando lo Statuto.


Trasparenza, correttezza amministrativa e sistemi di garanzia devono rimanere riferimenti comuni.

La sfida è mettere ogni Comitato nelle condizioni di rispettarli: semplificando dove è possibile e offrendo sostegno dove necessario, per garantire ovunque responsabilità e affidabilità.

Dobbiamo continuare ad accompagnare i Comitati nell'affrontare obblighi sempre più complessi, tenendo conto che non tutte le realtà territoriali dispongono delle medesime condizioni organizzative ed economiche.

Gli Organi di controllo rappresentano una tutela per i dirigenti, a partire dai presidenti, per le affiliate e per l'intera associazione: per questo occorre individuare soluzioni che ne rendano sostenibile il funzionamento.

Non dobbiamo vivere il controllo come una manifestazione di sfiducia, né l’autonomia come assenza di verifiche.

Accanto agli organismi e alle garanzie previsti dalle norme, l’autocontrollo significa condividere le informazioni, riconoscere tempestivamente le criticità, assumersi la responsabilità delle proprie scelte e intervenire prima che le difficoltà diventino emergenze.

Non sostituisce i controlli indipendenti: ne rafforza il significato e l’efficacia.

Anche qui, però, le responsabilità devono essere accompagnate da strumenti, competenze e formazione adeguati.

Per questo il lavoro che ci attende dovrà riguardare non soltanto l'attuazione delle disposizioni statutarie, ma anche il rafforzamento dei servizi nazionali, dei sistemi informatici, dei sistemi informativi, della formazione e degli strumenti di supporto alla Rete.

Dovremo inoltre sviluppare un approfondimento sulle modalità di distribuzione e di utilizzo delle risorse derivanti dalla contribuzione pubblica, per valutare insieme come renderle sempre più efficaci e coerenti con le responsabilità dei diversi livelli associativi e con le esigenze di sostegno alle realtà più fragili.

Sostenere la nostra rete associativa significa metterla nelle migliori condizioni di affrontare il futuro.
Non possiamo permettere che il percorso di riorganizzazione produca, direttamente o indirettamente, un indebolimento della nostra presenza nei territori.

Sono responsabilità che riguardano tutte e tutti noi, pur nella diversità di ruoli e funzioni, e che richiedono la capacità di ascoltare, di condividere le difficoltà e di contribuire alla ricerca delle soluzioni, senza attribuire ad altri il compito di affrontare questioni che appartengono all'intera associazione.

 

Una Uisp più circolare e una rete territoriale più forte

L'Uisp è una grande associazione nazionale, ma la sua forza nasce dai territori, dalle associazioni e dalle società sportive affiliate, dai Comitati territoriali e regionali e dalle persone che ogni giorno organizzano attività, costruiscono relazioni, affrontano problemi e cercano soluzioni.

Abbiamo bisogno di una Uisp nazionale profondamente territoriale, nella quale il livello nazionale offra indirizzo, elaborazione, coordinamento, supporto e garanzia.

Siamo una sola Uisp, con responsabilità diverse e una missione condivisa.

Una grande organizzazione nazionale non può funzionare soltanto attraverso una successione di adempimenti, nella quale il livello nazionale produce indicazioni, i Comitati regionali le trasmettono e quelli territoriali le applicano.

Abbiamo bisogno di una circolarità sempre maggiore, nella quale il contributo delle diverse articolazioni associative possa alimentare costantemente riflessioni e scelte comuni.

Abbiamo bisogno di una Uisp circolare e reticolare, nella quale esperienze, competenze e informazioni possano muoversi in tutte le direzioni e diventare patrimonio comune.

Dentro questa prospettiva assume un significato particolare anche il ruolo dei nostri organismi dirigenti.

In Giunta nazionale dovremo rafforzare la capacità di direzione politica collegiale. La presenza di sensibilità ed esperienze territoriali differenti rappresenta indubbiamente una ricchezza, ma deve sempre accompagnarsi alla consapevolezza che la responsabilità assunta all'interno della Giunta riguarda l'intera associazione nazionale.

Questo significa condividere le informazioni, approfondire le scelte, assumere consapevolmente le decisioni e rafforzare la capacità di programmazione, dedicando alla riflessione strategica tempi idonei, accanto alla gestione delle questioni che quotidianamente richiedono attenzione.

Accanto alla Giunta occorre considerare strategica la Conferenza dei presidenti regionali, che dovrà assumere un ruolo sempre più significativo nell'elaborazione, nel confronto politico e nella verifica degli indirizzi associativi, valorizzando il ruolo politico e istituzionale dei Comitati regionali.

I nostri Comitati regionali, nel rapporto di un “miglior ingaggio” da parte dell’Uisp nazionale, devono quindi poter sviluppare una sempre crescente capacità politica e istituzionale, interpretando le trasformazioni normative, costruendo relazioni con le istituzioni, rappresentando le esigenze dei territori e valorizzando le esperienze dei Comitati territoriali. Ma questa funzione deve essere anche di accompagnamento e prevenzione, nel saper riconoscere le difficoltà dei Comitati territoriali prima che diventino emergenze, nel promuovere e favorire servizi condivisi, competenze e soluzioni costruite insieme

La Conferenza dei presidenti regionali può diventare sempre più un laboratorio permanente di elaborazione e confronto, capace di contribuire alla definizione delle priorità e delle strategie nazionali, in stretto rapporto con la Giunta, il Consiglio nazionale e l'intera rete associativa.

E arriviamo così ai Comitati territoriali, il livello nel quale l'Uisp incontra quotidianamente le persone, le associazioni e le comunità.

 

La nostra presenza territoriale è caratterizzata da una grande varietà di condizioni.

Abbiamo grandi città, aree metropolitane e territori composti da piccoli comuni, periferie, aree interne e contesti densamente popolati, Comitati con decine di migliaia di soci, lavoratrici e lavoratori, impianti e servizi strutturati, accanto a realtà più piccole nelle quali poche persone assicurano una presenza associativa comunque preziosa.

Questa varietà è una ricchezza. E ci obbliga a leggere le specificità dei contesti: in particolare nel Mezzogiorno, nelle isole e nelle aree interne, lo spopolamento e la perdita di servizi di prossimità indeboliscono le opportunità di partecipazione.

Dove i giovani partono e i luoghi di incontro diminuiscono, un'associazione sportiva o un Comitato possono essere un presidio sociale prezioso.

Lo sport non può sostituire politiche per il lavoro, l’istruzione, la sanità o i trasporti, ma deve essere riconosciuto come parte delle infrastrutture sociali delle comunità.

La consistenza associativa conta, ma dobbiamo valutare anche la qualità delle attività e dei servizi, la capacità di leggere bisogni nuovi, le relazioni istituzionali, il valore sociale e la sostenibilità economica e organizzativa.

La domanda non può essere soltanto quanto è grande un Comitato, ma anche quale funzione svolge nel proprio territorio e quali condizioni possono consentirgli di svolgerla sempre meglio.

Questo non significa rinunciare a criteri comuni e a responsabilità chiare, ma riconoscere che la stessa missione associativa può richiedere strumenti e modelli organizzativi differenti.

Accorpamenti e unioni non possono essere risposte automatiche, così come non ogni assetto esistente deve essere considerato immutabile.
A guidarci deve essere la funzione associativa e sociale che dobbiamo garantire in ciascun territorio.

Potremo quindi sperimentare cooperazioni tra Comitati, promuovere aree vaste, ruoli e servizi condivisi, mettendo in comune competenze amministrative, fiscali, comunicative, progettuali e formative, senza rinunciare alla prossimità nei territori più fragili.

Dobbiamo lavorare per Comitati sempre più capaci di sostenere le associazioni e le società sportive affiliate, leggere i bisogni delle comunità, sviluppare relazioni istituzionali, partecipare alle reti sociali e innovare le attività, attraverso sperimentazioni condivise, verificabili e accompagnate dagli strumenti necessari.

Il Regolamento nazionale e gli ulteriori regolamenti e atti attuativi dovranno tradurre le scelte statutarie in procedure chiare, responsabilità definite e strumenti utili, attraverso un percorso partecipato. In quella sede dovremo approfondire anche i requisiti di riconoscimento dei Comitati territoriali, superando criteri quasi esclusivamente quantitativi e individuando soluzioni attente alla funzione svolta, alle specificità territoriali e alla sostenibilità organizzativa, nel rispetto di garanzie comuni.

Tutto questo dovrà essere accompagnato dalla revisione del Codice etico, che non possiamo considerare soltanto un documento da approvare e pubblicare, ma uno strumento vivo, capace di orientare i comportamenti e rendere riconoscibili i valori associativi.

Il Codice etico dovrà indicare riferimenti chiari per la trasparenza, la gestione dei conflitti di interesse, il rispetto delle persone, il contrasto alle discriminazioni, la tutela dei minori e il safeguarding, la prevenzione di abusi, molestie e violenze. Dovrà guidarci anche nell’uso responsabile degli strumenti di comunicazione e dell’intelligenza artificiale.
Quest’ultima sta trasformando il lavoro, la comunicazione e l’accesso alle informazioni. Potrà aiutarci a leggere dati, analizzare il tesseramento, semplificare adempimenti e migliorare servizi e formazione. Serviranno però competenze e consapevolezza dei suoi limiti e rischi, perché l’innovazione resti al servizio delle persone e delle nostre responsabilità.

Ci misureremo su queste opportunità anche nel nuovo sito uisp.it, che rilasceremo nei primi mesi del nuovo anno.
La nuova piattaforma, raccogliendo l'importante eredità dell’attuale e mantenendone il valore unitario e la struttura di rete, evolverà e potenzierà in modo significativo tutte le funzionalità.
Il progetto su cui si sta lavorando da tempo si configura infatti come un unico grande ecosistema digitale integrato, strutturato per connettere in modo ancora più fluido e moderno l'intera rete associativa, dal livello nazionale ai Comitati regionali e territoriali e ai Settori di attività. 

Rispetto al sistema attuale, la nuova architettura evolverà la qualità dei servizi e l'autonomia operativa di ogni nodo della rete, consentendo a ciascun livello associativo di personalizzare le proprie pagine e mettere subito in evidenza le informazioni di servizio fondamentali per soci e affiliate, quali tesseramento, iscrizioni, calendari e risultati.

A supporto di queste novità, la nuova infrastruttura si avvarrà di una piattaforma professionale in cloud garantita da un accordo con una primaria azienda del settore, assicurando, oltre alla qualità, elevati standard di sicurezza, stabilità e un servizio di assistenza tecnica continuo.
Infine, potenziando l'integrazione diretta con i canali social, l'AppUISP e i gestionali attività, e potendo gestire in maniera più efficace tutti i contributi multimediali, il sito diventerà un punto di riferimento moderno e pienamente accessibile da qualsiasi dispositivo, capace di valorizzare al meglio la comunicazione Uisp in tutte le sue forme.


Volontariato, formazione e nuove responsabilità
Il futuro dell'Uisp dipenderà anche dalla capacità di investire sulle persone, valorizzare le varie forme di volontariato e aprire a nuove opportunità di partecipazione.

Il volontariato rappresenta una delle espressioni più importanti della nostra identità associativa, perché non riguarda soltanto il tempo che tante persone dedicano gratuitamente all’organizzazione delle attività, ma il significato stesso della partecipazione e della responsabilità verso la comunità.

Dobbiamo accogliere nuove energie, valorizzando competenze differenti e modalità di partecipazione più aperte, senza considerare il lavoro volontario una risposta alle difficoltà economiche.

Accanto a questo, abbiamo bisogno di dirigenti preparati, motivati e consapevoli delle responsabilità che assumono, capaci di coniugare competenze amministrative, gestionali, progettuali, educative e politiche.

La formazione dei gruppi dirigenti non può limitarsi agli adempimenti normativi: deve rafforzare la capacità di ascoltare, gestire i conflitti, promuovere partecipazione e rappresentare l'Uisp nelle relazioni istituzionali.
La formazione deve diventare sempre più una vera politica associativa nazionale: continuativa, accessibile e capace di preparare alla rappresentanza, al dialogo con le istituzioni, alla coprogrammazione e alla coprogettazione, alla costruzione di alleanze e al governo delle organizzazioni.
Non solo conoscenze tecniche, dunque, ma cultura associativa e capacità di guidare il cambiamento.

Tutto questo ci porta direttamente al tema del ricambio, che non possiamo limitarci a richiamare come principio, ma dobbiamo tradurre in condizioni concrete affinché nuove persone possano essere accolte e assumere responsabilità.

Il ricambio generazionale non è una mera sostituzione di persone negli incarichi. È la capacità di trasmettere esperienze e competenze, riconoscere nuovi linguaggi e costruire responsabilità condivise, senza chiedere alle nuove generazioni di riprodurre semplicemente ciò che abbiamo fatto noi. Significa creare le condizioni perché possano contribuire davvero a cambiare e migliorare l’associazione.

Anche la riflessione sui limiti ai mandati delle Presidenze si colloca dentro questa prospettiva.
È una questione che abbiamo affrontato nel nostro percorso di revisione statutaria e che riguarda il rapporto tra continuità dell'esperienza, ricambio dei gruppi dirigenti ed espressione democratica.

Il rinnovamento di un'associazione non può essere affidato esclusivamente a una disposizione statutaria, così come non possiamo considerare la continuità negli incarichi un valore in sé.
Le regole devono accompagnarsi alla capacità di formare nuove responsabilità, valorizzare le competenze maturate e creare condizioni reali affinché altre persone possano assumere ruoli di direzione.

Il nostro obiettivo deve essere quello di costruire un'associazione nella quale il ricambio non rappresenti una difficoltà da affrontare alla scadenza di un mandato, ma il risultato di un investimento continuo sulle persone e sulla qualità della nostra vita democratica.

Nessuno diventa dirigente semplicemente aspettando il proprio turno.
Si cresce anche attraverso il mettersi a disposizione, la formazione e quindi lo studio, l’esperienza che via via si matura, il cogliere opportunità, la possibilità di assumere decisioni e di confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte.

Abbiamo nell’Uisp donne e uomini che da molti anni tengono insieme pezzi importanti della nostra rete, con competenza, generosità e un senso di appartenenza straordinario.

È una ricchezza che dobbiamo riconoscere e valorizzare, ma che può diventare anche una fragilità, quando le competenze non vengono trasferite, le informazioni rimangono concentrate in poche mani o il passaggio delle responsabilità diventa particolarmente difficile.

Dovremo inoltre approfondire il rapporto tra le responsabilità politico-associative, che si esercitano attraverso il mandato democratico, e le funzioni tecniche e operative che garantiscono continuità al lavoro dei nostri Comitati.

Sono dimensioni diverse, entrambe indispensabili ed entrambe da valorizzare.

E dobbiamo chiederci quanto siamo capaci di coinvolgere i giovani non soltanto come destinatari delle attività, ma come protagonisti della vita associativa.

Forse la domanda non è soltanto come portare i giovani nell'Uisp, ma come le nuove generazioni costruirebbero oggi l'Uisp.

Politiche, Settori e Territori: un sistema integrato per lo sport sociale
Il rinnovamento deve poi rilanciare le nostre Politiche associative, in rapporto con Centro Studi e Ricerca, Dipartimenti, Settori e Comitati.

Le Politiche non sono contenitori separati di progetti, ma luoghi di elaborazione, proposta e iniziativa, capaci di interpretare i cambiamenti della società e di qualificare le nostre proposte attività.

Pensiamo all’educazione e ai giovani, alla salute e al benessere lungo tutto l’arco della vita, alle pari opportunità, al contrasto delle discriminazioni, all’inclusione, all’ambiente, alla rigenerazione degli spazi e ai beni comuni.

Dovremo rafforzare il raccordo tra le Politiche nazionali e le esperienze dei territori, valorizzando competenze, sperimentazioni e alleanze con le istituzioni e il Terzo settore.

In questo disegno i Settori di attività hanno un ruolo decisivo.
Anzitutto quelli che promuovono e organizzano le attività sportive: sono un pilastro dell’Uisp, della sua presenza diffusa e del rapporto con le associazioni e società sportive affiliate.
Dobbiamo continuare a sostenerne la qualità organizzativa e tecnica, la formazione, la sicurezza, la tutela delle persone e la capacità di innovare le proposte.

Il valore di questo rapporto si vede quando le sperimentazioni educative, sociali e ambientali entrano nelle attività quotidiane, nelle manifestazioni, nei campionati e nelle rassegne. E quando le persone nostre associate non sono soltanto destinatari delle nostre proposte, ma partecipano a immaginarle e costruirle.

In questa prospettiva, nelle ultime settimane abbiamo accolto con favore il riconoscimento della natura sportiva di 8 attività da parte del Dipartimento per lo Sport, tramite il percorso previsto dall’articolo 5 del Decreto legislativo 39 del 2021.
È un primo risultato significativo, che va nella direzione di una maggiore apertura e del riconoscimento della pluralità delle pratiche sportive.
Il percorso che ha interessato lo yoga rappresenta un esempio significativo di come il sistema sportivo debba saper riconoscere attività, esperienze e bisogni che evolvono nel tempo. È una strada sulla quale intendiamo proseguire, anche rispetto a pratiche, ad esempio, come l'escursionismo e l'hitball, valorizzando il patrimonio di competenze e di esperienze maturato nei nostri Settori di attività.
Non si tratta soltanto di ampliare un elenco di discipline, ma di affermare una concezione dello sport più aperta, inclusiva e coerente con il riconoscimento costituzionale dell'attività sportiva in tutte le sue forme.

Accanto a questa funzione fondamentale, dobbiamo accompagnare un percorso di crescita del nostro sistema dei Settori, affinché possano svilupparsi, dove esistano esperienze e condizioni adeguate, anche nuovi Settori impegnati a promuovere e organizzare le altre attività di interesse generale previste dallo Statuto. Non per moltiplicare strutture o creare sovrapposizioni, ma per dare continuità e riconoscibilità a ciò che già nasce nei territori e ampliare le opportunità di partecipazione.

Politiche, Settori e Comitati dovranno lavorare sempre più insieme, dentro una visione unitaria: rafforzare il nostro sport e, attraverso di esso e oltre esso, esercitare pienamente la missione sociale, educativa e civica dell’Uisp.

 

Il nostro patto con il Paese e il percorso verso il 2029

Non vogliamo un'associazione più forte solo per funzionare meglio, ma per incidere nella società, rappresentare le persone, contribuire alla definizione delle politiche pubbliche e promuovere una visione dello sport coerente con i principi della Costituzione. 

Per questo credo sia importante che da questa Assemblea emerga un “Patto con il Paese”, capace di dare continuità al mandato politico del Congresso del 2025 e di aggiornarlo in proposte chiare e riconoscibili da portare al confronto con le istituzioni, il sistema sportivo e di terzo settore.

Un patto che potrà prendere forma in un “Manifesto Uisp” per il diritto allo sport e per lo sport sociale: non un documento di rivendicazioni né un elenco di richieste generiche, ma una proposta pubblica, riconoscibile, costruita a partire dall'esperienza delle nostre associazioni e dei nostri territori.
Un Manifesto che dica con chiarezza quale idea di sport vogliamo affermare, quali ostacoli chiediamo di rimuovere e quali responsabilità siamo pronti ad assumerci.

Il suo punto centrale deve essere semplice: se il valore educativo, sociale e di promozione del benessere dell'attività sportiva è riconosciuto dalla Costituzione, allora il diritto di praticarla deve entrare stabilmente nelle scelte di governo, nei bilanci pubblici e nella programmazione territoriale. Non possiamo accontentarci che lo sport sociale venga evocato nelle enunciazioni meramente teoriche e poi lasciato alla capacità delle famiglie di pagare, alla disponibilità e alle fatiche dell’associazionismo di base o alla fortuna di vivere in un territorio meglio attrezzato.

Possiamo promuovere, insieme alle nostre articolazioni regionali e alle reti sociali, un confronto con le Regioni e i rispettivi Consigli per aggiornare le legislazioni sullo sport al fianco di quelle sul Terzo settore, dando attuazione appunto al riconoscimento costituzionale dell’attività sportiva in tutte le sue forme. È una proposta che avevamo già indicato a Tivoli e che oggi possiamo trasformare in un percorso di iniziativa pubblica.

Alle istituzioni chiediamo un programma pluriennale per lo sport sociale e di prossimità: palestre scolastiche davvero accessibili oltre l'orario delle lezioni, impianti senza barriere, spazi pubblici restituiti alle comunità, sostegno alle famiglie che incontrano ostacoli economici, investimenti nella prevenzione e nella salute.
Chiediamo sostegno al volontariato e tutela del lavoro sportivo attraverso regole comprensibili e sostenibili.
E chiediamo che le organizzazioni della promozione sportiva e sociale partecipino alla definizione delle politiche e delle priorità, non soltanto alla loro esecuzione.

Un'altra priorità riguarda il pieno sviluppo dell'amministrazione condivisa, affinché le organizzazioni sociali partecipino stabilmente alla lettura dei bisogni, alla definizione delle priorità e alla costruzione delle risposte insieme alle istituzioni.

All'Autorità di governo in materia di sport, al Dipartimento per lo Sport, a Sport e Salute, al Coni e al Cip, proponiamo un confronto costruttivo per la pari dignità della promozione sportiva, sul pluralismo delle attività, sulla rappresentanza degli EPS e sulla distribuzione delle risorse.

Tra le nostre richieste alle istituzioni, da rivolgere in particolar modo al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, deve trovare spazio anche il riconoscimento di un sostegno strutturale alle reti associative, che svolgono quotidianamente funzioni di rappresentanza, coordinamento, formazione e accompagnamento, e che costituiscono un’infrastruttura sociale essenziale per la tenuta del Terzo settore e dei territori.

Su queste priorità possiamo chiedere impegni verificabili ai diversi interlocutori: allo Stato, una programmazione pluriennale e regole coerenti; alle Regioni, politiche che integrino sport, salute, educazione e welfare; ai Comuni, spazi accessibili e strumenti di collaborazione con l'associazionismo.
Il Manifesto deve aiutarci a trasformare il confronto istituzionale in una responsabilità reciproca, con obiettivi e risultati sui quali misurarci.

Ma il nostro patto con il Paese deve essere anche un patto di responsabilità associativa.

Dobbiamo impegnarci a documentare sempre di più il valore sociale delle nostre attività, sviluppando strumenti capaci di raccontare non soltanto quante iniziative realizziamo, ma quali risultati producono nella vita delle persone e delle comunità.

L’importante esperienza maturata nella redazione del Bilancio sociale potrà essere il punto di riferimento per sviluppare ulteriori strumenti condivisi di analisi, valutazione e racconto del nostro impatto.

Sappiamo bene che lo sport non può risolvere da solo le grandi questioni del nostro tempo.

Non fermeremo le guerre attraverso una partita, ma possiamo contribuire a costruire una cultura nella quale l'avversario non diventi un nemico.
Non elimineremo le disuguaglianze attraverso una manifestazione sportiva, ma possiamo contribuire a rimuovere ostacoli concreti alla partecipazione.

È questa la misura della nostra ambizione: essere consapevoli dei limiti della nostra azione, ma anche del valore di ciò che possiamo realizzare.

Il 2027 dovrà aprire una nuova fase costituente, di costruzione associativa: attuare lo Statuto, lavorare ai regolamenti, rafforzare formazione e servizi e proseguire il confronto con l'intera Rete.

Un percorso da cui possa nascere una vera “Agenda Uisp”, costruita con il territorio e capace di individuare bisogni, priorità e proposte per il futuro.

Un percorso che coinvolga anche chi oggi partecipa meno frequentemente alla vita dell'associazione:
le piccole realtà affiliate, i tecnici più giovani, chi lavora negli impianti, i volontari e le volontarie senza incarichi dirigenziali e le società sportive che utilizzano i nostri servizi. Un'occasione per ascoltare punti di vista differenti, valorizzare le esperienze più significative e accompagnare sperimentazioni sui modelli organizzativi territoriali, sulla condivisione dei servizi e sulla crescita di nuovi gruppi dirigenti. 

Vorrei che questa Agenda Uisp non fosse soltanto un documento di indirizzo, ma assumesse anche alcuni impegni concreti, riconoscibili e misurabili: ascoltare in modo strutturato e continuativo le associazioni e le società sportive affiliate; sperimentare nuove forme di partecipazione e protagonismo delle giovani generazioni; costruire alleanze stabili con le scuole, i servizi territoriali e le comunità; accompagnare le nostre realtà associative nell'applicazione delle riforme fiscali e sportive; imparare a valutare e raccontare meglio il valore sociale delle attività che promuoviamo.

Non per trasformare l'Uisp in un laboratorio di indicatori o aggiungere ulteriori adempimenti a quelli già numerosi che affrontiamo, ma per darci la possibilità di verificare, nel tempo, se le scelte che compiamo producono davvero cambiamenti nella vita delle persone, nelle opportunità di partecipazione, nella quantità e qualità della nostra presenza nei territori.

E in questo confronto dovremo avere il coraggio di porci anche una domanda essenziale: perché una persona, un'associazione o una società sportiva dovrebbe scegliere di far parte dell'Uisp?

La risposta non può esaurirsi nei servizi e nelle tutele assicurative che offriamo, nelle procedure che gestiamo o negli adempimenti che garantiamo.

Deve stare nella qualità delle nostre attività, nei valori che rendiamo concreti, nelle opportunità che sappiamo creare e nel senso di appartenenza a una rete che sostiene e mette in relazione le persone.

Negli ultimi anni gli obblighi amministrativi e le complessità normative hanno richiesto a dirigenti e operatori sempre maggiori energie. Dobbiamo rispettare le regole e garantire trasparenza, ma dobbiamo restituire tempo e spazio all'ideazione, alla promozione delle attività e alle relazioni con le comunità.

Per questo i prossimi confronti nei Comitati territoriali e regionali, a partire dall’occasione delle Assemblee congressuali per l’approvazione delle modifiche statutarie, dovranno essere sempre più occasioni vive di partecipazione, nelle quali interrogarsi su ciò che manca, su come migliorare il rapporto con il sistema sportivo e con le istituzioni, e su come rendere più accessibile la pratica sportiva. Non per riaprire e rimettere in discussione ogni volta le scelte già compiute, ma per fare dello stesso Statuto uno strumento al servizio della nostra capacità di agire. 

Propongo inoltre che nei mesi successivi all'Assemblea, si lavori per promuovere un'iniziativa pubblica nazionale per raccontare il significato di questo percorso. Un'occasione di confronto con istituzioni, sistema sportivo, Terzo settore e comunità, per rendere sempre più riconoscibili le nostre proposte e gli impegni che intendiamo assumere.

Dobbiamo arrivare a quell'appuntamento con il Manifesto dell'Uisp, costruito attraverso il contributo dei territori, delle associazioni e delle società sportive affiliate, capace di tradurre la nostra idea di sport sociale in proposte concrete: dal diritto universale alla pratica sportiva agli investimenti pubblici, dalla sostenibilità dell'associazionismo alla tutela del lavoro sportivo, dalla semplificazione normativa all'accessibilità degli impianti, dalla salute all'inclusione.

Un manifesto da sottoporre al confronto pubblico con tutte le forze politiche, chiedendo impegni chiari e verificabili.

Il 2027 sarà, del resto, anche l'anno che ci condurrà alle prossime elezioni politiche. Una scadenza che chiama in causa anche la nostra responsabilità di grande associazione nazionale, autonoma dai partiti e dagli schieramenti, ma tutt'altro che indifferente alle scelte che riguardano il futuro del Paese.
Un'autonomia che non significa neutralità rispetto alla nostra identità e ai nostri valori, ai diritti, alle disuguaglianze e alle politiche pubbliche che incidono sulla vita delle persone.

Nel 2028, invece, festeggeremo gli 80 anni dell'Uisp, un anniversario importante, che dovrà rappresentare molto più di una celebrazione. 

Ottant'anni nei quali abbiamo accompagnato le trasformazioni del Paese, contribuito a democratizzare la pratica sportiva, promosso diritti e costruito comunità.
Una storia che nasce nel 1948, quando l'Uisp seppe interpretare le aspirazioni di un'Italia impegnata nella ricostruzione democratica e sociale del Dopoguerra, e che ha continuato a evolversi mantenendo saldi i propri valori.

Dovremo arrivare a questo appuntamento capaci di raccontare non soltanto ciò che abbiamo realizzato, ma anche ciò che possiamo ancora costruire, coinvolgendo nuove generazioni e rafforzando collaborazioni e alleanze.

Il 2029 sarà poi l'anno del XXI Congresso ordinario, nel quale verificare il mandato politico e associativo avviato nel 2025 e definire le prospettive del quadriennio successivo.

Quel Congresso misurerà il lavoro compiuto: l'attuazione dello Statuto, la partecipazione, il ricambio, il sostegno ai territori e la capacità di rendere sempre più incisiva la nostra iniziativa.

“Dal giorno dopo”: una responsabilità collettiva
Abbiamo bisogno di costruire, attraverso il lavoro quotidiano, le condizioni di un'unità reale, fondata sulla lealtà nelle relazioni, sul rispetto reciproco, sull'ascolto e sulla coerenza tra le parole e i comportamenti.

Questo significa anche superare egoismi individuali e territoriali, che purtroppo ancora esistono, e riscoprire il valore della generosità associativa: mettere a disposizione competenze, esperienze, relazioni e opportunità; favorire l'assunzione di nuove responsabilità; sostenere le realtà che attraversano maggiori difficoltà.

La generosità associativa non limita l'autonomia dei singoli o dei territori.
Al contrario, rafforza il senso di appartenenza e la capacità dell'intera rete di affrontare insieme le proprie sfide.
È una responsabilità che riguarda tutte e tutti, a cominciare da chi esercita funzioni di direzione.

Abbiamo bisogno di un'unità che non cancelli le differenze, ma sappia valorizzarle; che riconosca nel confronto democratico il luogo delle decisioni e nella responsabilità condivisa l'impegno a realizzarle, anche quando le posizioni di partenza sono state differenti.

Un'associazione nella quale un piccolo Comitato non si senta periferia e un grande Comitato riconosca il valore di condividere con l'intera rete le competenze e le opportunità che ha costruito; nella quale le associazioni e le società sportive affiliate non siano soltanto destinatarie di servizi, ma protagoniste della vita associativa.

Perché l'Uisp non appartiene a nessuna e a nessuno di noi.

L’Uisp ci è stata affidata – soltanto per un tratto di strada - con la responsabilità di prendercene cura, di rafforzarla e di creare le condizioni affinché altre persone possano continuare a costruirne il futuro.

Credo che il senso più profondo del nostro lavoro possa essere racchiuso in una parola: possibilità.

Il nostro compito è generare possibilità.

Possibilità per una bambina o un bambino che incontra un ostacolo economico, per una persona anziana che ritrova relazioni attraverso il movimento, per una persona con disabilità che vuole praticare sport senza barriere.

Possibilità per chi vive una fragilità e ritrova una comunità, per una ragazza o un ragazzo che scoprono di poter contribuire alla vita del proprio territorio.

Possibilità per una piccola associazione che dentro l'Uisp trova una rete e per una comunità nella quale un impianto sportivo diventa un luogo di incontro.

Torniamo, allora, a lunedì 26 ottobre, il giorno dal quale sono partito.

Quando riprenderemo il lavoro quotidiano, ciò che avremo deciso qui a Firenze dovrà tradursi in comportamenti e responsabilità concrete.

Vogliamo una Uisp che non chieda soltanto agli altri di rimuovere gli ostacoli, ma sappia affrontare anche i propri, valorizzando la storia per costruire ciò che ancora non esiste.

 

Una grande storia non è una rendita. È una grande responsabilità.

E il futuro non possiamo che costruirlo insieme.

A partire da lunedì 26 ottobre.

Vi ringrazio dell’attenzione.
Buona Assemblea a tutte e a tutti noi.

Siamo l’Uisp.

E viva l'Uisp, sempre!

Tiziano Pesce