Un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente certifica quello che scienziati e attivisti temevano da anni: l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi è fuori portata e non riusciremo a fermare l'innalzamento delle temperature di +1,5 gradi. “Il 28 agosto si è chiusa la Cop17 che si è svolta in Mongolia - dice Francesco Turrà, responsabile politiche ambientali Uisp - l’unica evidenza emersa è quella sulla inconsistenza delle azioni istituzionali. Le prove scientifiche dicono che se ci attivassimo ora ci sarebbe la possibilità di intervenire sugli effetti della crisi climatica, ma la questione dovrebbe essere al centro del dibattito e delle politiche pubbliche tutti i giorni, e questo non accade. Non abbiamo mai avuto grandi aspettative ma ormai è caduta anche la maschera della finzione: i lavori si sono aperti con il veto di Usa e Russia su molte tematiche, tra cui il punto di partenza di affrontare insieme la questione. Invece l’unico aspetto su cui c’è accordo è che non vengano prese decisioni vincolanti per nessuno”.
Questa estate è stata la più calda degli ultimi decenni, con temperature che si mantengono da mesi sopra le medie stagionali, i ghiacciai si stanno sciogliendo in molte località, la desertificazione legata alle ondate di siccità, generate o esacerbate dai cambiamenti climatici, non trova risposte: “Chi ha il coraggio di dire che il cambiamento è già avvenuto? - prosegue Turrà - non si tratta più di impedire che avvenga ma di affrontare un fatto conclamato. Noi che facciamo sport siamo stati i primi ad accorgerci e a sollevare il tema: queste situazioni di caldo estremo rendono sempre più difficile praticare attività motoria nella stagione calda; la sostenibilità degli impianti sportivi è messa a dura prova dai costi dell’energia per il condizionamento e, a loro volta, queste strutture sono energivore e fonte di riscaldamento”.
Le politiche ambientali Uisp si stanno confrontando con i Settori di attività più coinvolti dalle conseguenze di questi cambiamenti, in particolare la Montagna, sulle attività proposte nei nostri territori: “Noi abbiamo uno sguardo privilegiato sul tema ambientale ma è difficile far emergere la drammaticità del fenomeno: è una questione trasversale, che tocca la società, l’economia, le possibilità di sviluppo. Le nostre riflessioni partono dall'osservazione dei cambiamenti nello sport sociale: il cambiamento climatico ha impatti diversi e gravi sulla pratica dell'attività sportiva oltre che nella vita quotidiana delle persone, come affrontare un evento che è già in corso? Vogliamo condividere questa consapevolezza e l’intenzione di affrontare il tema per salvaguardare la nostra missione e il benessere delle comunità”.
In un’estate bollente sono stati molti i grandi eventi sportivi, in Italia e all’estero, che hanno coinvolto migliaia di atleti ed atlete e pubblici numerosi, hai visto qualche riflessione sull’impatto di queste iniziative o su modalità innovative per gestirne gli effetti?
“Se partiamo dai Mondiali di calcio in America, dislocati in tre Paesi, vediamo subito che gli spostamenti delle squadre per partecipare agli incontri hanno prodotto consumi enormi, il doppio di co2, della media dei tornei Mondiali dal 2010 al 2022 (dato Fifa’s climate blind sport di New weather institute). In generale, ai consumi si aggiungono i costi in termini di nuove costruzioni, distruzione di patrimonio verde, con crescita di cemento a sfavore del verde urbano e suburbano. In Italia, ad esempio, dove la situazione dell’impiantistica non è tra le migliori, spesso i grandi eventi riescono a peggiorare la situazione, come accaduto con i Giochi invernali Milano-Cortina. Di norma prevale una mentalità utilitaristica rispetto alla valutazione delle esigenze di benessere delle comunità. Siamo oltre il greenwashing: le istituzioni governative hanno interessi che si scontrano con quelli della sostenibilità, e sono prettamente economici e di potere. Tutte le attività, compreso lo sport, si trovano a scontrarsi con questi principi. Auspichiamo che da Taranto, dove si stanno svolgendo i Giochi del Mediterraneo, arrivi un segnale diverso, con maggiore coinvolgimento del territorio, come avvenuto in fase organizzativa, e ricadute positive per le comunità cittadine”. (Elena Fiorani)