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Come tutelare i minori nei luoghi che frequentano?

L'Uisp partecipa in Senato al convegno di Save the Children: ecco i dati della ricerca Ipsos. L'intervento di S.Pacciani

Tra i genitori, solo il 23% ritiene che i propri figli siano completamente tutelati rispetto agli adulti nei luoghi di attività o svago frequentati, per il 59% ci si ferma alla sola sufficienza, mentre il 16% è convinto che di fatto la tutela sia insufficiente o totalmente assente. Questo lo scenario tracciato dall'indagine "Tutela dei minori nei luoghi frequentati con regolarità, siamo in grado di garantirla?", realizzata da Ipsos per Save the Children e diffusa oggi in occasione della presentazione di Adulti a posto, il sistema di condotta, segnalazione e risposta ideato per aiutare a proteggere i minori da situazioni di abuso, sfruttamento e comportamenti scorretti da parte degli adulti che dovrebbero prendersi cura di loro.

C’era anche l’Uisp tra le  molte le voci autorevoli che si sono oggi confrontate nel corso dell'evento tenutosi a Roma presso il Senato della Repubblica, accogliendo la proposta di Save the Children sulla necessità di diffondere, promuovere e adottare nei diversi ambienti pubblici e privati frequentati da bambine, bambini e adolescenti, un sistema specifico di tutela, che preveda la dotazione di codici di condotta e di semplici procedure per la segnalazione di abusi o di comportamenti scorretti.

"L'Uisp, oramai da qualche anno, condivide con Save the Children un percorso che ha nella protezione dell’infanzia e dell’adolescenza e nella promozione dei diritti di bambini e ragazzi un elemento centrale - ha detto Simone Pacciani, vicepresidente nazionale Uisp - Crediamo infatti che il mondo sportivo debba sentirsi pienamente coinvolto e toccato da questi temi, dalle problematiche che Save the Children solleva e affronta con la campagna Adulti a Posto e con la Policy, se non altro perché il mondo dello sport è uno degli ambiti (insieme ad altri, come la scuola, ovviamente), in Italia, in cui quotidianamente si rinnova l’incontro tra un grandissimo numero di bambini e i loro tecnici, allenatori, insegnanti, maestri, istruttori, educatori sportivi, adulti che hanno una responsabilità complessiva nei confronti dei minori: senza contare che l’ambito della pratica sportiva (o comunque ludico-motoria) è proprio uno dei più delicati per quello che riguarda lo sviluppo psicofisico dei bambini e dei ragazzi, un ambito dove bisogna esercitare ancora maggiore attenzione, avendo a che fare eminentemente con la relazione corporea".
"Non è un caso, quindi - ha proseguito Pacciani - che nel nostro lavoro e nei nostri progetti con i minori ci dotiamo anche di strumenti di monitoraggio e verifica di quello che avviene nelle relazioni tra adulti e bambini, e di procedure operative per apportare le opportune correzioni e proprio per raggiungere questo obiettivi  i nostri educatori sportivi Uisp hanno in questi anni partecipato ai moduli di formazione proposti da Save the Children sulla sicurezza e la salvaguardia dei bambini. Alcuni dei temi più generali legati all’abuso e al maltrattamento siano stati rideclinati e reinterpretati nel contesto di un’associazione sportiva: e allora (partendo dai due principi fondamentali del superiore interesse del minore e del suo diritto di ascolto) consideriamo un abuso dal punto di vista dello sportpertutti, anche questa casistica: non rispettare i tempi di crescita fisio-psicologica del minore; operare nell’ottica della selezione precoce non utilizzando le metodologie, la pedagogia e le didattiche partecipative; spingere verso il primato del risultato, della vittoria ad ogni costo, all’affermazione di sé contro gli altri; l’uso di linguaggi, atteggiamenti, comportamenti e metodi coercitivi e non partecipativi o che sottolineino differenze di genere o pregiudizi culturali".

"La nostra Policy, dopo la presentazione al Congresso di Chianciano lo scorso marzo, verrà presentata pubblicamente a Genova il prossimo 23 Novembre (in occasione dell’anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e verranno coinvolti i nostri comitati e le nostre basi associative perché, adottando la policy, si sviluppi consapevolezza e attenzione presso tutto il mondo sportivo. La storia di questi primi 65 anni di esistenza dell’Uisp è stata sempre caratterizzata dalla necessità di soddisfare una fruizione libera e partecipata allo sport e all’attività motoria e di consentire un approccio “dolce” e rispettoso delle differenze individuali nell’affrontare la pratica sportiva per tutti a tutti i livelli. Un riferimento valoriale che ha prodotto metodologie e itinerari didattici, la condivisione di Dichiarazioni di Organismi nazionali e internazionali sulla Tutela dei Diritti di Fanciulli, non solo nello sport, e la partecipazione a tavoli di elaborazione di progettualità come il Gruppo CRC.  
E’ proprio per la storia di questi anni, caratterizzata da tanti momenti qualificanti, che si è reso necessario arrivare alla condivisione con un partner qualificato come Save The Children di un percorso utile alla stesura di una Carta delle Politiche verso i nostri iscritti e le nostre ASD, allo scopo di avviare un'omogeneizzazione degli interventi e delle didattiche  che consentano il migliore avviamento alla pratica ludico-motorio-sportiva di bambine e bambini nello sport, in modo fa favorirne l’elaborazione di procedure di tutela dei minori e della consapevole e coerente gestione della quotidianità e del rischio di abusi, maltrattamenti, violenze o disagi e per prevenire ogni tipo di danno nei confronti dei nostri soci più giovani".


Proseguendo nell’analisi dei dati emerge che il 94% dei genitori italiani è consapevole del rischio che i propri figli minorenni possano essere oggetto di comportamenti inappropriati o di abusi da parte degli adulti negli ambienti organizzati dove i minori trascorrono la gran parte del loro tempo diurno al di fuori delle mura domestiche. Per i genitori, i luoghi maggiormente a rischio sono i centri sportivi (43%, dato che si assesta al 40% per i ragazzi), seguiti da oratori e parrocchie (39%, contro il 29% per i ragazzi), e dalla scuola (38%, che diventa 31% per i minori), ma anche gli altri contesti come centri aggregativi, ludico-ricreativi e associativi sono considerati come luoghi potenzialmente non sicuri da questo punto di vista. Che gli adulti, con un loro comportamento inappropriato o abusivo, possano far sentire insicuri i ragazzi, è una realtà purtroppo confermata da più di 1 adolescente su 3 (36%), che dichiara di avere coetanei che hanno subito episodi di questo tipo da parte di adulti almeno qualche volta, o addirittura spesso (7%). (Segue) dpn 131030 Nov 2013

"Veniamo quotidianamente a conoscenza di fatti di cronaca che hanno coinvolto direttamente minori, vittime di abusi da parte di persone adulte appartenenti a istituzioni scolastiche o religiose, associazioni, organizzazioni o centri aggregativi di varia natura", spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. "Una persona - continua - che si trova in una posizione fiduciaria e autorevole rispetto ai minori, può più facilmente compiere abusi o adottare comportamenti scorretti nei loro confronti. I casi che vengono alla luce, però, rappresentano solo una parte di una realtà diffusa, fatta di comportamenti più o meno gravi, magari reiterati, che possono avere comunque conseguenze anche molto negative per lo sviluppo psico-fisico dei minori".

Quando si tratta pero' di identificare chi sarebbe il destinatario dell'allerta, emergono timori e contraddizioni. Gran parte dei genitori (61%), si immagina destinatario della prima segnalazione da parte dei figli, che invece in prevalenza (73%) lo confiderebbero ad un amico mentre solo uno su 3 si rivolgerebbe ai propri genitori. Importante sottolineare come gli adulti di riferimento nei vari ambiti non godano di grande fiducia, visto che non costituiscono un riferimento valido per quasi 4 ragazzi su 5, con il picco negativo del personale scolastico (solo il 17% dei ragazzi si rivolgerebbe a preside, insegnanti, o psicologo della scuola), ma anche il sacerdote responsabile di una parrocchia o oratorio verrebbe informato solo dal 20%, poco meglio per educatori, allenatori o responsabili dei centri sportivi o ricreativi (22%). La maggioranza dei ragazzi (60%) e dei genitori (66%), infatti, non sa dire che cosa gli adulti di riferimento farebbero una volta messi a conoscenza, sottolineando che dipende molto dal singolo che potrebbe dar seguito o meno alla segnalazione ricevuta, e quasi 1 adolescente su 10 (8%) ritiene che la segnalazione rimarrebbe ''lettera morta'', per salvaguardare il posto di lavoro o l'istituzione, struttura, associazione o societa' in questione. ''Il problema e' proprio - ha detto Emilia Romano, Responsabile Child Safeguarding Policy di Save the Children Italia- quello della mancanza di indicazioni specifiche e condivise tra tutti, ragazzi, operatori e genitori, una lacuna che indebolisce e non favorisce certo il necessario rapporto di fiducia tra le parti in gioco. Il forte interesse comune, che gli ambienti frequentati dai ragazzi siano sicuri e rispettosi dei loro diritti, di fronte ad una evenienza grave e spiacevole come quella di un abuso assistito, conosciuto o subito, si sfilaccia nei dubbi e nei timori che comprensibilmente ognuno si trova ad affrontare, e non trova sbocco in strumenti concreti e chiari che potrebbero fare la differenza. E' proprio a questa esigenza, quella cioe' di agire in modo preventivo attraverso formazione, sensibilizzazione e informazione da un lato, e predisposizione di semplici procedure di segnalazione verso referenti certi e preparati dall'altro, che l'iniziativa Adulti a posto di Save the Children, per la tutela dei minori da abuso e sfruttamento e comportamenti inappropriati da parte di adulti, vuole rispondere''. L'esperienza ''dell'organizzazione e dei nostri partner sul territorio, come UISP e CSI, che operano ogni giorno con centinaia di migliaia di ragazzi in tutto il territorio nazionale e l'hanno gia' adottata nelle loro attivita', offre riscontri positivi. Per questo oggi la vogliamo condividere con tutti gli attori che operano con i minori nei piu' diversi ambiti, perche' si possa rispondere concretamente sul campo e in modo preventivo alle minacce piu' o meno gravi di cui abbiamo spesso testimonianza diretta''.

 

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