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"Lo sport in Palestina": 684 sportivi uccisi, 290 impianti distrutti

Presentato oggi a Roma il Report, con Mauro Berruto, gli sportivi e i dirigenti sportivi palestinesi. Il commento di Tiziano Pesce

 

Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Tra loro 178 ragazzi tra i 6 e i 20 anni. Distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva. È questo il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel Report presentato venerdì 13 febbraio a Roma alla Camera dei Deputati, nel corso della conferenza stampa organizzata dal deputato e responsabile nazionale Sport del Pd, Mauro Berruto.

I dati, che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l’Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31.

Da qui l’appello del Comitato olimpico palestinese alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali, come ha ribadito lo stesso Berruto insieme ai dirigenti e atleti palestinesi presenti: “Chiediamo che venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”.

"Territori devastati dalla guerra, ospedali, infrastrutture civili, scuole e impianti sportivi in gran parte distrutti, comunità spezzate dal dolore e dall’insicurezza quotidiana, segnate da condizioni di emergenza prolungata - ha commentato Tiziano pesce, presidente nazionale Uisp, presente alla conferenza stampa - Senza il rispetto pieno del diritto internazionale umanitario, non può esserci ricostruzione né prospettiva. Non sorprende che l’accesso allo sport, in particolare per ragazze e ragazzi, sia così gravemente compromesso: campi inagibili, pratiche interrotte, trasferimenti impossibili. Ma in questo tremendo scenario lo sport non è un dettaglio: è diritto, è dignità, è educazione, è spazio di relazione e di crescita per i giovani".

"Quando un impianto sportivo viene distrutto o reso inaccessibile, non si perde solo un’installazione materiale: si perde un presidio di comunità e di futuro - ha proseguito Pesce - Abbiamo ascoltato dalla viva voce di dirigenti ed atleti palestinesi testimonianze di straordinaria volontà di vita e di dignità. La conferenza di oggi alla Camera deve rappresentare un richiamo forte alla responsabilità della comunità sportiva internazionale, a partire dal Comitato Olimpico Internazionale, affinché non resti inerte di fronte alla negazione dei diritti fondamentali. Per noi dell’Uisp, ancora una volta, è l’occasione per affermare con nettezza che lo sport deve stare, sempre, dalla parte dei diritti umani, del dialogo, della tutela dei civili e della pace".

Il report evidenzia un impatto generazionale profondo: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni; 143 tra i 20 e i 30 anni, nel pieno dell’attività agonistica; 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese.

Colpita anche la componente femminile dello sport. Secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, le vittime donne sono il 5% del totale. Molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione.

Sul fronte delle infrastrutture, la distruzione viene definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati FIFA, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni. Alla conferenza stampa di oggi hanno partecipato anche Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori ed Eusebio Di Francesco, allenatore del Lecce, attraverso un videomessaggio.

Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale. Il documento parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport.

“Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, il documento del Comitato Olimpico Internazionale che tutela i valori fondamentali dello sport”, ha dichiarato Mauro Berruto aprendo la conferenza. “Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”.

"Lo sport è un fondamentale strumento umano e umanitario - ha detto Jibril Rajoub, presidente del Comitato Olimpico Palestinese - per portare avanti il lavoro sulla Palestina. Noi lavoriamo affinché tutti e tutte i palestinesi possano avere l'opportunità di praticare lo sport, di allenarsi, di evolversi nello sport, di praticare i principi, di difondere i principi sportivi all'interno della nostra società e di essere un porta bandiera della nostra giusta causa nel mondo attraverso lo sport. Tutti hanno purtroppo fallito miseramente nel tentativo di convincere Israele a rispettare la Carta olimpica e consentire ai palestinesi effettivamente di praticare lo sport a casa".

"Ed io sono qui a portare un messaggio rivolto al popolo italiano, al Parlamento italiano, al Ministero per i giovani e lo sport, a alle istituzioni, alla Federazione Italiana Gioco Calcio anche a livello europeo all'Europa, alla FIFA, al Comitato Olimpico. E l'appello che lanciamo affinché tutte queste tutti possano fare qualsiasi cosa sia possibile per garantire il diritto a praticare sport, per ricostruire le infrastrutture e gli impianti sportivi in Palestina, per la partecipazione della Palestina in tutte quante le competizioni internazionali perché anche il Campionato di calcio e gli altri eventi sportivi normali si possono realizzare all'interno del del territorio palestinese, in infrastrutture adeguate e secondo i principi della Carta di Roma. Così come avviene per tutti gli altri Paesi del mondo". ( a cura di I.M.)