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Come tornare alla normalità dopo il tunnel: l'Uisp può fare molto

Salute e stili di vita attivi, nuovi Piani Regionali per la Prevenzione e ruolo dell'Uisp: parla Daniela Galeone, Ministero della Salute

 

La pandemia da Coronavirus ha inciso profondamente sul nostro stile di vita, modificando abitudini quotidiane e impattando profondamente sulla ruotine di ciascuno di noi. La crisi economica, sanitaria e sociale ha avuto forti conseguenze e, nonostante il pericolo sembrasse essere finito, il nostro Paese vive tutt'ora nel proseguimento della crisi e dell’emergenza sanitaria. 

Qual è, in questo contesto, il valore dello stile di vita attivo, del ritorno al movimento e alla socialità? Quale può essere il ruolo dell'Uisp in quanto associazione di promozione sociale e sportiva? Risponde la dottoressa Daniela Galeone, dell’ufficio 8 della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, che ha partecipato al webinar nazionale organizzato dalle Politiche nazionali Uisp per la Promozione della Salute, nella mattinata di mercoledì 28 luglio. 

INTERVISTA VIDEO a Daniela Galeone, Ministero della Salute

“Abbiamo tutti affrontato quest'anno e mezzo di Covid 19 che, per tanti motivi, ha stravolto le nostre vite e cambiato le nostre abitudini quotidiane. Questo, in molti casi, ha portato ad un peggioramento delle condizioni di salute delle persone, sia perché si è fatto meno ricorso alle cure o agli interventi di prevenzione; sia perché abbiamo cambiato stile di vita. Averne uno attivo è stato complicato per moltissime persone dal momento che, in piena pandemia, non si usciva di casa per andare a lavoro; non si andava in palestra; veniva meno la voglia di uscire per paura del contagio. Questo ha avuto e avrà delle ripercussioni forti in termini di salute, in quanto la sedentarietà ed un calo dell'attività fisica sono tra i primi fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili. L'inattività fisica può compromettere lo stato di salute della popolazione sana e di chi è affetto da patologie", ha spiegato Daniela Galeone.

In considerazione di queste problematiche, il Piano Nazionale della Prevenzione che partirà a breve con le attività per il 2020 e 2025 ha dovuto fare un ripensamento alla luce delle nuove istanze poste dall'emergenza da Covid 19, orientando le azioni verso il cambiamento degli stili di vita. "Le Regioni che ora sono a lavoro sui piani regionali della prevenzione, dovranno tarare gli interventi in relazione alla necessità di rimettere in moto la popolazione. In questa modalità, sempre più importanza avranno le politiche intersettoriali. Diventa fondamentale avere la capacità di lavorare insieme ad altri attori del territorio: bisogna fondere tra di loro competenze e settori diversi, per raggiungere un obiettivo comune", ha proseguito la dottoressa intervistata dall'Ufficio stampa Uisp nazionale. 

In questo contesto, quale potrebbe essere il ruolo del terzo settore e dell'Uisp in quanto ente di promozione sociale e sportiva?
“Nel nostro approccio intersettoriale, che portiamo avanti già da anni con il programma Guadagnare Salute, la partecipazione della società civile e delle associazioni del terzo settore è sempre stata ritenuta un elemento importante. A maggior ragione, nel contesto di oggi, il ruolo di questo tipo di organizzazioni è fondamentale in quanto si occupano non solo di promozione dello sport, ma anche di promozione dello stile di vita attivo che mira a favorire la socializzazione di tutti i cittadini", spiega Daniela Galeone.

Cosa può fare, praticamente, la Uisp?
"In primis, svolgere un ruolo attivo e accompagnare le sue azioni di promozione dello sport con un’azione di carattere sociale e di movimento dei cittadini. Inoltre, può favorire il coinvolgimento trasversale tra più fasce d’età, elemento che risponde pienamente agli obiettivi del Piano nazionale della prevenzione. In terzo luogo, può svolgere attività diversificate in più ambiti che possano consentire di agire non soltanto nei confronti della popolazione sana che vuole trarre piacere e gratificazione dalla pratica dell’attività fisica; ma anche nei confronti di chi è affetto da patologie croniche o si trova in una fase avanzata dell’età ma che può comunque fare attività fisica, socializzare, allacciare relazioni tra più persone", prosegue la dottoressa. Daniela Galeone ha sottolineato che la Uisp svolge già ottimamente questa funzione, attraverso le collaborazioni instaurate negli anni passati con le Regioni per realizzare interventi di prevenzione e promozione della salute. Un'azione che potrebbe aumentare in futuro, attraverso un approccio intersettoriale che coinvolga enti del terzo settore; comuni ed enti locali; enti sanitari. Il primo bisogno a cui rispondere è proprio quello di rimettersi in moto, attraverso una rinnovata socialità che tenga conto di quanto accaduto con la pandemia.

Durante il webinar promosso dalle Politiche nazionali Uisp per la salute, uno dei temi ha riguardato il futuro prossimo che la Uisp dovrà affrontare dal primo settembre, con l’apertura della nuova stagione sportiva, guardando agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030. Tra cui compare proprio il tema della salute e di città più accoglienti. Cosa ci aspetta?
La dottoressa Galeone risponde: "Sono temi del futuro ormai prossimi che rientrano nel Piano della prevenzione e sui quali c’è stata attenzione da parte della Uisp. Nel promuovere salute e benessere della popolazione, non è possibile perseguire singolarmente degli obiettivi, perchè sono tutti intrecciati tra loro. Creare città più adatte ai cittadini significa anche creare città in cui è piu facile avere uno stile di vita attivo nella quotidianità, nello spostamento da casa a lavoro o in situazioni di aggregazione sociale. Occuparsi della promozione della salute significa occuparsi della trasversalità tra fasce d’età, mettere in comunicazione generazioni diverse in un obiettivo di benessere collettivo. Ognuno può fare la sua parte, ma bisogna acquisire la capacità di conoscersi meglio, di dialogare, di capire che con la propria peculiarità si possono perseguire obiettivi comuni", ha spiegato. A questo proposito, la dottoressa ha ricordato l'importanza di fare formazione, che significa acquisire la capacità di comprendere il ruolo di ciascuno nell’ambito di un sistema più ampio, affinché tutti possano dare il loro contributo. Qualche esempio? Il Comune può organizzare la città e offrire servizi sociali; il servizio sanitario può indicare le priorità verso le quali bisogna agire; la scuola con il suo mandato educativo ha la capacità di incidere sui comportamenti di bambini, adolescenti e famiglie.

"Bisogna insomma conocersi ed essere in grado di sviluppare reti e alleanze verso obiettivi comuni. Questa è la sfida principale: riscoprire una comunità più coesa per il prossimo futuro", ha proseguito Daniela Galeone invitando ad essere un po' ottimisti e ma anche flessibili per rispondere alle sfide del domani. Tra queste, cercare di colpire le disuguaglianze tra uomini e donne che la pandemia sembra aver reso più evidenti. A tal proposito, spiega l'esperta: "Le disuguaglianze erano già una criticità prima del Covid, legate a vari fattori socioeconomici. Fasce di popolazione a piu basso livello di istruzione ed economico sono quelle maggiormente colpite da malattie. Hanno minore facilità di accesso ai servizi sanitari; minore capacità di reddito; minore sensibilità verso le occasioni che vengono loro offerte. Il Covid ha accentuato questa situazione. Purtroppo, l’accesso agli screening oncologici per il tumore al seno e al collo dell’utero ha avuto un crollo a causa della ridotta capacità di offerta. La nostra missione per il domani è avere un approccio di genere e considerare in tutte le azioni l’importanza di evitare che si verifichino disparità di genere. Puntiamo ad un approccio che tenga conto del bisogno delle persone. A questo proposito, anche le città devono essere organizzate e migliorate a misura di tutti i cittadini".

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