Dal 23 al 30 settembre una delegazione italiana composta da associazioni, sindacati, parlamentari, amministratori locali e giornalisti è stata a L'Avana per rompere il blocco, anche mediatico, che tiene in scacco l'isola. Tra le associazioni presenti c’era anche l’Uisp, con la responsabile nazionale delle politiche per l’interculturalità e la cooperazione, Daniela Conti. Oltre alla solidarietà la carovana ha portato oltre 500 kg di aiuti: “La missione con i compagni dell'Associazione Italia-Cuba, Arcs, Arci e Cgil inizia con questo viaggio – ha scritto Conti nel suo diario da Cuba - Vediamo come Uisp cosa potremo fare in futuro, sperando nella prossima missione di portare giochi ed educatori sportivi”.
Il viaggio e l’arrivo a L’Avana sono già i primi segnali di quello che si troverà nell'ennesimo luogo di sofferenza creato da politiche incuranti dei diritti umani e civili, della dignità di un popolo: “Appena ti avvicini di notte all'aeroporto, dall'alto si vede una piccola striscia di luce, poi il buio – scrive ancora Daniela Conti - L'aeroporto piccolo è ben illuminato, ma le scale mobili e tutto quanto non indispensabile è spento. In tutta la giornata 2 voli atterrati e 2 cancellati. Affiorano ricordi per similitudini: Belem, Kinshasa, Tindouf. Controlli e attese, nuovi controlli e nuove attese. Siamo tanti. Poi in bus verso l'hotel. Buio. Sembra di attraversare la savana di notte. Si intravedono illuminati dai fari alberi di banani e felci. Ogni tanto si vedono delle case e qualche luce filtra. Si entra all'Habana. Buio. Qualche luce in più dalle finestre. Poche macchine, poca gente, pochi locali aperti. Arriviamo all'hotel Nacional, uno squarcio di luce che illumina un palazzo del 1930. Bellissimo, imponente, decadente. Di fronte all'hotel il mare, buio. Irma, che frequenta da tempo Cuba, mi dice che prima dell'ultimo blocco non era così. Era un tripudio di luce e vita nelle strade. "Hai visto passando Plaça de la Revolucion, con la statua del Che? Ora è al buio prima era uno spettacolo con l'illuminazione". Non l'ho visto. Buio”.
In città fa caldo, è afoso e umido, i negozi aperti sono pochi e ancora meno le cose esposte: “In tutte le riunioni e gli incontri ci hanno parlato di mancanza: energia, acqua pulita, medicinali, alimenti, salute, salute mentale, materiali primari per le scuole. È una ruota, un circolo vizioso terrificante. Manca l'energia, il carburante. Con quello puoi sanificare l'acqua e gli ambienti, puoi fare luce. Puoi far andare il frigo e i forni, puoi cucinare e mangiare. Puoi spostarti, andare al lavoro e a scuola. Puoi operare e far funzionare tutti i materiali sanitari. Puoi comunicare. Puoi ritirare l'immondizia. Se l'acqua non è sanificata non puoi bere, non puoi lavare gli alimenti, non ti puoi lavare. Se non c'è corrente il poco cibo va male, non puoi conservare le cose con il caldo. Se l'acqua non è sanificata, se il cibo va male, se c'è l'immondizia che si accumula aumentano le malattie. Le persone si ammalano e vanno in ospedali dove manca tutto. Se gli ospedali non riescono più a garantire supporto manca il diritto alla salute, manca la salute, anche quella mentale. Da quest'anno 1.800 bambini mancheranno per sempre all'appello a scuola. Manca la possibilità per le persone di vivere dignitosamente. E in questo mare di mancanze, di numeri, di false informazioni per non farci vedere cosa sta accadendo a quest'isola, mancano le persone, che scompaiono come sono scomparse dalle strade”.
La carovana ha incontrato diverse realtà locali che si occupano di scuola, bambini, donne e affrontano le continue emergenze. Tra queste c’è la Federación de Mujeres Cubanas che raccoglie 4 milioni e 400 mila donne e tra loro ci sono Alvisa, Sonya, Elpidia. Un incontro che per oltre un'ora ha vissuto sul filo dell'energia, della forza, dell'emozione. “Ci hanno raccontato, raccontandosi, con dignità e forza il loro lavoro quotidiano per le comunità e le famiglie. E da questo deriva la loro lotta per le pari opportunità. Con forza e con il sorriso hanno espresso concetti politici che sono macigni contro il patriarcato, che sgretolano il machismo, non tanto e solo con le parole, ma con la loro postura, con il corpo, il corpo delle donne. Corpi che tante troppe volte vengono violati e allora se ne parla. Ma dei corpi che proteggono, che lavorano, che ballano, che amano, che invecchiano, che si oppongono e che lottano... quando se ne parla?”.
Un’altra donna incontrata nel viaggio è Iliovanis Betancourt Plaza è la direttora dell'ospedale Calixto Garcia, la prima in 130 anni. “La sua missione è salvare vite con ogni mezzo possibile, perché se anche ne salvi 1 hai salvato il futuro. Organizza 1.585 persone dal personale medico a quello dei servizi, il 70% sono donne. L'embargo sta "danneggiando le persone", soprattutto psicologicamente, pensano che non ce la faranno, che non ci siano alternative. A volte la vera malattia è la mancanza di sonno. Questa situazione di angoscia li devasta e non dormono. E se non dormi bene il corpo si deteriora. Non si sa quali saranno i danni a lungo termine. "Purtroppo nelle valige potete mettere tutti medicinali possibili, ma manca quello più importante: la qualità della vita". Che questo embargo ha portato via. Per fortuna esistono le Alejandra, dottoresse e dottori che resistono e si inventano ogni giorno come usare il poco per curare i molti”.
La stessa inventiva che mettono in campo i cittadini per resistere in questa situazione drammatica: “Il sorriso nonostante tutto. Anche per strada. La resistenza passa per l'inventiva, si aggiusta tutto, si ripara, si reinventa. Quello che dovrebbe durare 10 anni, lo fanno durare 15. Macchine deli anni '50 che funzionano. Benzina a parte. A ogni angolo c'è un meccanico con la testa nel cofano. Quando inventano una soluzione ad un problema meccanico lo condividono con gli altri. La socializzazione delle soluzioni fa crescere tutti. Anche questo è resistenza”.
"Questa Carovana per Cuba era composta da ong, associazioni del terzo settore, sindacati, parlamentari, giornalisti, università e rappresentanti di istituzioni locali e regionali. Ognuno con uno sguardo diverso, con una storia legata a Cuba differente. Tanti gli obiettivi. Quando si è in una situazione di sofferenza si rischia di perdere la speranza, di sentirsi soli. Solidarietà che non è elemosina, perché passa attraverso la realizzazione di gesti concreti anche e soprattutto a lungo termine. Scambio che passa negli slogan passati di Resistenza e in Resistenza. Perché la lotta al nazi-fascismo può essere diversa in epoche e paesi diversi, ma è sempre necessaria per difendere la democrazia. E ripetere alcune parole ci dà forza. Terzo obiettivo la testimonianza, raccontare l'effetto del Bloqueo. Perché spesso le parole sanzione, embargo, non sembrano essere così terribili. E allora servono le foto e i numeri, serve smuovere un po' di coscienze sopite. Ma serve anche testimoniare la forza di un popolo che resiste da 70 anni. Che si reinventa, che rende l'isola bellissima, che si aiuta e sostiene con progetti educativi, culturali, sociali, sanitari. Come Uisp Nazionale ci siamo aggregati per imparare, per capire cosa fare in futuro. Siamo qua per usare il nostro sguardo dello sport sociale nel racconto e nell'immaginazione del futuro. Perché parlare di sport a Cuba è come parlarne in Italia: è educazione, cultura, salute, socializzazione, ambiente e lotta contro le discriminazioni. I nostri progetti sono esportabili e noi possiamo portare indietro altre idee”.
Per leggere il diario integrale di Daniela Conti clicca qui