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La partigiana Luce: "Difendete le conquiste, non sono per sempre"

"I valori della Resistenza sono pace giustizia e solidarietà. I ragazzi prendano coscienza di cosa è stato il fascismo". Intervista a Luciana Romoli

 

Luciana Romoli, 95 anni, diventa staffetta partigiana nel 1943, aveva 13 anni. Nome di battaglia: "Luce". L'abbiamo raggiunta nella sua casa romana per questa intervista, che vuole evidenziare il suo ruolo di donna che sceglie di impegnarsi giovanissima nella Resistenza. Ringraziamo della collaborazione sua figlia Paola, per la gentilezza e la disponibilità con la quale ci hanno accolti: “Dobbiamo spiegare alle nuove generazioni quali sono i valori della Resistenza - dice Luciana Romoli - I valori della Resistenza sono pace, giustizia, solidarietà. Io faccio questa cosa perché voglio che i ragazzi diventino antifascisti, il mio compito è quello. Tutto quello che dico, tutto quello che faccio, è perché i ragazzi devono prendere coscienza di che cosa è stato il fascismo, che cosa è stata la mancanza di libertà, quanto abbiamo dovuto lottare per avere la libertà e una volta che l'abbiamo ottenuta questa libertà non è ottenuta per sempre. Quindi loro devono lottare perché questa libertà che noi gli abbiamo donato, non gli venga tolta”.

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"Io penso che senza le donne la resistenza non sarebbe stata possibile. Bisogna pensare che anche fra i partigiani, anche fra gli iscritti al partito comunista, al partito socialista, al partito socialdemocratico, c'era il maschilismo. Noi donne abbiamo dovuto lottare per farci valere, per essere presenti e attive, e per farcelo riconoscere. Il voto alle donne non ce l'hanno regalato, ce lo siamo conquistato con la nostra partecipazione alla Resistenza. E io questo lo dico sempre ai giovani e alle ragazze, perché questa è una cosa importante che devono sapere".

"Tutti devono andare a votare perché è una conquista: noi abbiamo un grande compito, ai giovani bisogna far capire che quel voto è importante per il loro avvenire. Se non ci fossero le votazioni non ci sarebbe nemmeno avvenire, perché con il voto tu puoi decidere un gruppo di persone che ci rappresenta, è una forma di libertà". 

"Ogni sera finivo il lavoro, prima del coprifuoco passavamo da questo compagno che controllava la bicicletta, perché non potevamo rischiare che quando andavamo in giro a fare le staffette che si bucasse una gomma o si rompesse qualcosa, non è mai accaduto. Tutte le staffette ogni sera andavano, secondo quello che diceva il loro comnadante partigiano, a farsi controllare. I partigiani dei mercati ogni tre giorni facevano il giro di tutte le staffette e gli portavano la verdura che noi mettevamo sopra le nostre borse: sotto c'era il materiale compromettente e sopra questa verdura e quando passavamo davanti ai posti di blocco vedevano questa verdura e ci lasciavano passare".

"La prima cosa che dobbiamo insegnare ai ragazzi è a essere uniti, essere solidali fra loro. Io dico sempre quando parlo, specialmente con i ragazzi della scuola media: non c'è bisogno del primo della classe, dovete camminare tutti insieme, come facevamo noi durante la resistenza". (a cura di Ivano Maiorella, Elena Fiorani, Francesca Spanò. Ha collaborato Manuela Claysset)