La Treccani fa chiarezza: ecco il significato di terzo settore
Il nuovo lemma è stato presentato all'Assemblea del Forum. Tra istituzionalizzazione e depoliticizzazione, il terzo settore nella post-verità
Il problema della trasformazione del linguaggio e il suo divenire, la realtà viaggia veloce e la definizione concettuale dei fenomeni deve stare al passo: Andrea Bassi, dell'Università di Bologna-Campus Forlì, ha inquadrato in questo modo la difficoltà che ha incontrato a scrivere la voce "Terzo settore" nell'Enciclopedia Treccani. Si tratta di una conquista recentissima che è stata presentato dal Forum del Terzo settore nel corso dell'Assemblea Nazionale che si è tenuta a Roma il 4 marzo e alla quale è intervenuto anche Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp e membro del Coordinamento nazionale del Forum terzo settore.
Insieme a Bassi sono intervenuti anche gli autori di altri due lemmi, Cristiano Caltabiano, Terzjus, autore di "Associazionismo di promozione sociale" e Massimo Lori, Istat, autore di "Istituzioni non profit".
Fotografare la realtà dal punto di vista delle trasformazioni è impresa ardua, soprattutto quando le trasformazioni nel terzo settore, legislative e sociali, si sono condensate in questi ultimi dieci anni. Ed anche perchè nell'epoca della post-verità è sempre più difficile distinguere che cosa è ero da che cosa non lo è.
"La società civile oggi è un pò spiazzata di fronte a trasformazioni comunicative sempre più impetuose - ha detto Bassi - ed è alla continua ricerca di spazi pubblici. La società ha bisogno di tempo per digerire queste trasformazioni. Il ruolo di mediazione tra cittadini e realtà è continuamente messo in crisi, in discussione. Nelle nuove generazioni vedo un utilizzo più critico e più consapevole del linguaggio".
Ecco una sintesi della voce Terzo settore dell'Enciclopedia Treccani:
tèrzo settóre locuz. sost. m. – Espressione indicante l’insieme delle organizzazioni della società civile che svolgono attività solidali di utilità sociale in vari ambiti quali assistenza, diritti umani, sanità, istruzione, tutela ambientale, cultura, sport, e così via. Si distinguono dal cosiddetto primo settore, che include lo Stato e la Pubblica amministrazione, e dal secondo settore, rappresentato dalle società commerciali che hanno come obiettivo il perseguimento del profitto.
Hanno natura privata ma si pongono fra Stato e mercato sono senza scopo di lucro e vengono definite anche come non profit, sintetizzando l’inglese not for profit organizations, in quanto accomunate dall’assenza della ricerca di profitto. Gli eventuali utili conseguiti attraverso la loro attività devono infatti essere reinvestiti nel perseguimento delle finalità istituzionali. Le organizzazioni del t. s. hanno progressivamente assunto un ruolo crescente nella società. Svolgono attività di interesse sociale ma, di fatto, producono beni e servizi (assistenziali, di contrasto all’emarginazione sociale, di valorizzazione dei beni culturali e ambientali, ecc.) e includono un insieme molto eterogeneo: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, banche etiche, ecc.; alcune hanno una gestione economica limitata, altre invece sono strutturate in modo ampio e complesso, con personale retribuito e non soltanto volontario.
La l. 383/2000 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale) ha istituzionalizzato, aggiungendo il riconoscimento formale a quello già consolidato da parte della società civile, il complesso insieme delle entità appartenenti al t. s. in Italia. Possono essere classificate secondo diverse forme giuridiche (associazione riconosciuta, fondazione, associazione non riconosciuta, comitato, cooperativa sociale, altra forma che include enti ecclesiastici, società di mutuo soccorso, enti morali, opere pie). Sono censite dall’Istat attraverso specifiche rilevazioni. (a cura di I.M.)