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Motociclismo: è "normale" morire a 13 anni?

Peter Lenz, 13 anni, giovane motociclista statunitense, è morto a seguito di un incidente con la sua moto 250, domenica scorsa a Indianapolis. Il circo dei motori sembra non aver accusato  il colpo: nelle cronache sportive la sorte del ragazzo fa da contorno al trionfo di Pedrosa. Tuttavia, c’è chi si interroga: è normale per uno sport pericoloso come il motociclismo tollerare la morte di un ragazzino di 13 anni?

“Non è normale morire a tredici anni, non lo è mai. Il fatto di essere consapevoli che il motociclismo è uno sport  rischioso rende necessarie le dovute cautele, a tutti i livelli - dice Andrea Marini, presidente Lega motociclismo Uisp – Vietare questi sport equivarrebbe ad adottare una logica da Medioevo, anche perchè ogni sport ha una sua percentuale di rischio. Detto ciò, come Lega Uisp, quotidianamente ci troviamo a dover affrontare queste problematiche. Noi abbiamo messo in atto una serie di procedure ed adempimenti che riteniamo giusti per contenere il più possibile i fattori di rischio. Come in tutti gli sport, i bambini devono essere inseriti in un contesto idoneo. Nelle nostre attività agonistiche non sono ammessi ragazzi al di sotto degli 8 anni e fino a 14 anni non possono gareggiare con sportivi più grandi Ovviamente utilizzano una tipologia di moto specifica, diversa da quella degli adulti. Dunque dalla consapevolezza che si tratta di uno sport rischioso e dalla consapevolezza delle esigenze diverse dei bambini che praticano un’attività sportiva è necessario strutturare una regolamentazione specifica, con una propria logica interna”.

“Poi c’è il problema della ricerca del fenomeno a tutti i costi – ci dice in conclusione Marini – La frenetica rincorsa al lancio del campione, cercandone di abbassare continuamente l'età,  fa perdere di vista i veri obiettivi della pratica sportiva e fa passare sopra anche alle condizioni necessarie alla sicurezza. Una ricerca spasmodica che non solo mette a rischio intere generazioni di ragazzi, ma che non fa che danneggiare l’immagine di questo sport. La nostra posizione su questo punto è netta: noi siamo la Uisp è immaginiamo uno sport in sicurezza per le persone normali, non solo per i campioni”.
(F.Se.)