Nazionale

"Moving People - Moving Europe": conferenza Isca su sport e migranti

A Brussels l'appuntamento promosso dall'Isca per promuovere inclusione e sani stili di vita attraverso lo sport. Parlano D. Conti e R. Chiodo

 

Mercoledì 23 e giovedì 24 novembre si è svolta a Brussels la conferenza "Moving People - Moving Europe", organizzata dall’Isca-International Sport and Culture Association. Due i temi principali sul tavolo: promozione di stili di vita attivi per tutti e integrazione dei rifugiati attraverso lo sport.
Erano presenti partecipanti provenienti da 41 Paesi e ben 125 organizzazioni: per l’Italia hanno preso parte all’evento l’Uisp, l'asd Liberi Nantes affiliata Uisp Roma, l'università di Cassino e l’istituto Superiore di Sanità, il CUS Palermo e l’associazione Play More, affiliata Uisp Milano. 

Nei lavori di mercoledì 23 novembre i temi si sono intrecciati parlando di città attive e accoglienti: la proposta che viene dalla società civile è quella di tornare a progetti di comunità e rendere ogni spazio adatto all'attività fisica e all'incontro. Il workshop su placemaking ha proposto un approccio multisettoriale per pianificare e gestire gli spazi pubblici, per renderli accessibili per tutti al movimento: concetti che l’Uisp ha sviluppato nei progetti Open Space e SportPerTutti.

Nel suo intervento Daniela Conti, responsabile Politiche per l'interculturalità e la cooperazione Uisp, ha sviluppato le tematiche emerse dal progetto IRTS-Integration of Refugees Through Sport: “Prima di tutto ringrazio e faccio i complimenti all'Isca per questo appuntamento - ha detto Conti - Abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci con moltissime persone da tutto il mondo e affrontare temi di assoluta rilevanza per il nostro settore. Il mondo dello sport da solo non può risolvere tutti i problemi che hanno i rifugiati/migranti, occorre lavorare in collaborazione con le istituzioni e con altre associazioni con differenti competenze, per dare vita ad un approccio multisettoriale E’ anche necessario aumentare i progetti e le attività delle comunità locali, riscoprendo un approccio di prossimità. In quest’ottica non bisogna dimenticare che tutti sono cittadini, anche se non hanno la cittadinanza. Lavorare per progetti di comunità significa restituire un senso di appartenenza, contribuire al miglioramento di vita della propria comunità, in cui tutti hanno un ruolo. In questo percorso il progetto IRTS ci ha aiutato ad elaborare metodologie replicabili e innovativi corsi di formazione, abbiamo dato vita ad una rete che promuove scambio e confronto, favorendo l’apprendimento circolare fra le varie organizzazioni”.

In questo ambito, si è riflettuto sulle potenzialità inclusive della nostra società e la crisi ucraina ha dimostrato in maniera evidente come un numero di rifugiati maggiore non mette in crisi il sistema di accoglienza, come era stato detto in maniera propagandistica. Anzi, è risultato evidente come mettere in pratica le raccomandazioni europee sull’accoglienza permetta ai rifugiati di avere una fuga dignitosa, di entrare in qualunque Paese venendo trattato come persona, e permette anche di organizzare un sistema basato sull’accoglienza diffusa e familiare. Inoltre, occorre davvero interrogarsi sulla necessità di interventi e politiche strutturali che non trattino ogni migrazione come un’emergenza, migrare è insito nell’essere umano, prima ci renderemo conto di questo fenomeno, prima miglioreremo le condizioni di vita per chiunque, e per qualunque ragione, decida di abbandonare il proprio Paese.

Il 24 novembre si è svolta la presentazione di una serie di progetti europei sull’integrazione di rifugiati in diverse attività sportive: “Il concetto di inclusione sociale per la Commissione europea è molto ampio – ha detto Pier Marcello Corrado, Unità Sport EU - migranti, persone con disabilità, detenuti, tutti coloro che soffrono di emarginazione. La Commissione si è interrogata su come lo sport possa diventare uno strumento di inclusione. Il problema più grande molto spesso sono le discriminazioni multiple: rifugiati disabili, donne migranti vittime di tratta, etc”.

Raffaella Chiodo Karpinsky, Uisp, ha presentato il progetto SPIN e i materiali realizzati nell’ambito del progetto, coordinato da VIDC e di cui l'Uisp è partner: “Nel workshop con giovani educatori sportivi e i loro mentori internazionali abbiamo confrontato le nostre motivazioni a lavorare nel campo dell’accoglienza, quali sono i limiti e i problemi, ma anche le esperienze di successo – racconta Chiodo Karpinsky - La conversazione si è focalizzata su due tematiche principali: l’uso della parola integrazione e il problema che con la crisi ucraina si sia creata una sorta di divisione fra rifugiati di serie A e serie B. Sarebbe importante lavorare alla costruzione di progetti educativi contro la diffusione dell’odio: ogni guerra porta con sè, oltre ai morti, le persone traumatizzate, la perdita, anche il fatto che una nuova generazione cresca odiando chi ha portato la guerra nel proprio Paese o lo ha reso un esule. Un odio che si perpetua indiscriminatamente verso chiunque provenga dal Paese aggressore, e l’odio provoca altro odio e altre guerre”.

 NOTIZIE DA UISP NAZIONALE

 

UISPRESS

PAGINE UISP

BILANCIO SOCIALE UISP

FOTO

bozza_foto

VIDEO

bozza_ video

SELEZIONE STAMPA

LE DIRETTE

BIBLIOTECA UISP

SPECIALE COVID-19