Nazionale

Sussidiarietà e coprogrammazione al servizio delle comunità

Approfondiamo i temi emersi dal Festival dell'amministrazione condivisa insieme ai delegati Uisp che hanno partecipato all'evento di Labsus

 

Terzo settore, enti locali, istituzioni, società civile: sono stati loro i protagonisti del confronto che Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà ha organizzato ad Assisi (Pg), dal 26 al 28 febbraio. L’obiettivo della seconda edizione del Festival dell’amministrazione condivisa, infatti, è stato trasformare le visioni in azione, lavorando alla costruzione di una vera alleanza per l’amministrazione condivisa e approfondendo il ruolo della filantropia nel sostenere i processi collaborativi che nascono nei territori.

L'Uisp è stata tra i protagonisti di questo esperimento, con una delegazione che ha visto partecipare rappresentanti dell'associazione provenienti da varie parti d'Italia, che hanno preso parte a diversi gruppi di lavoro, tra i 10 proposti.

Massimo Aghilar, responsabile Politiche per i beni comuni e le periferie Uisp, ha coordinato il gruppo di lavoro su “Lo sport che sviluppa comunità”, coadiuvato da Matteo Mastorci di Uisp Torino. Simone Menichetti, presidente Uisp Roma, invece ha preso parte al tavolo su "L'amministrazione condivisa le politiche partecipative e la programmazione europea". Daniela Conti, responsbaile politiche per l'interculturalità e la cooperazione Uisp ha partecipato al gruppo di lavoro dedicato alle Alleanze internazionali.

Con loro abbiamo ricostruito le diverse sfaccettaure di queste riflessioni, partendo da Aghilar che nell'Uisp si occupa proprio dei beni comumi: "Le politiche per i beni comuni, nella nostra associazione come nel nostro Paese, non le fa un'associazione o una persona sola. Rimanendo in tema di orizzontalità e amministrazione condivisa dobbiamo essere capaci di lavorare insieme per strutturare in maniera efficace delle strategie attraverso cui la nostra associazione riesca ad aiutare i territori a costruire iniziative e tattiche per sviluppare  progetti che possano portare impatto e raggiungere gli obiettivi. Non si tratta di obiettivi che possiamo perseguire da soli, le sfide che attendono la nostra società sono complesse, ciò che dobbiamo fare è allearci, allargare le nostre alleanze cercando di renderle più ibride possibile e, ovviamente, lavorare sulla nostra rete associativa perché la cultura dell'amministrazione condivisa va sollecitata, alimentata, allenata. Noi siamo un'associazione sportiva e la nostra associazione può essere la palestra per allenare le persone, le donne e gli uomini, che con noi vogliono giocare questa sfida".

Come si relazione l'Uisp con queste tematiche? “Quello della sussidiarietà è un campo assolutamente nostro, dello sport, noi lo pratichiamo da sempre, è però un tema sul quale sviluppare pratiche e nuovi strumenti, perché non esistono solamente i patti di collaborazione, non esiste solo questo esercizio della coprogettazione e della coprogrammazione. Qui siamo in un’oasi felice: il Festival è una comunità di funzionari pubblici, operatori sociali, del terzo settore, dell’attivismo civico, che è molto sensibile a questi temi. Ma in Italia dobbiamo fare molto, Uisp nella cura dello sport come bene comune e dell’interesse generale sicuramente può fare moltissimo per sviluppare questo strumento che fa stare meglio le comunità, le fa essere più felici, e lotta contro l’isolamento. Le comunità temporanee come le organizzazioni sportive, che sono infrastrutture civiche di prossimità, possono coltivare comunità permanenti, quello di cui ha bisogno il nostro Paese".

Matteo Mastorci ci ha illustrato come è stato organizzato il gruppo di lavoro sullo sport e con quali obiettivi: "Abbiamo impostato la conduzione del tavolo in maniera molto informale per dare la possibilità ai partecipanti di interagire costantemente con noi dall’inizio alla fine, limitando la parte frontale di spiegazione a pochissime slide per stimolare la discussione e dare spunti alle persone, che sono state in effetti molto partecipi. È stata un’esperienza molto interessante: gli spunti sono stati ottimi, abbiamo trovato un pubblico molto competente sulla tematica dello sport relativo ai beni comuni. Il gruppo era abbastanza eterogeneo, con semplici cittadini e persone che lavorano nelle amministrazioni comunali di piccoli e grandi territori, persone che lavorano nelle asd o altre associazioni, provenienti da tutto il territorio".

IL VIDEO INTERVENTO DI MATTEO MASTORCI

Grazie al confronto con le altre realtà presenti ad Assisi, Simone Menichetti ha potuto approfondire potenzialità e criticità della progettazione europea al servizio del sociale: “La prima cosa che ho notato è che c’era molto ‘terzo settore’ e molto ‘sociale’ all’interno del nostro gruppo. Molte realtà simili a noi, anche se noi abbiamo un punto di vista sportivo. Per la prima volta, per quanto riguarda la mia esperienza, ho potuto comprendere qualche passaggio in più sull’amministrazione condivisa, non soltanto di prossimità, per provare a strutturare qualcosa che vada oltre. Quindi, comprendere come si arriva a finanziamenti europei, come si gestiscono sul territorio e come si rendicontano. Si tratta di un percorso abbastanza lungo, serve formazione e applicazione però è stato un passaggio significativo che può servire anche al nostro mondo, ovvero quello dello sport e del sociale”.

Lo sport come valore trasversale, come bene comune che attraversa varie pubbliche amministrazioni. Quali sono le parole chiave che l’Europa consegna alla progettazione sportiva del futuro? 
“Sicuramente l’importanza di una visione trasversale che sia alla base della progettazione, che possa toccare vari ambiti, e poi l’altra parola chiave è la sostenibilità. Si è dibattuto a lungo all’interno del gruppo su come rendere i progetti che ci arrivano, anche da finanziamenti europei, sostenibili sul lungo termine; non renderli fine a sé stessi quindi, ma creare un’opera virtuosa sul territorio, che sia trasversale e che sappia portare quell’attività nata da un progetto ad essere un’attività prolungata nel tempo e non fine a sé stessa, ferma ai 2-3 anni della progettazione e del finanziamento".

Quanto l’impianto Fulvio Bernardini è bene comune per la capitale d’Italia?
“L’impianto è assolutamente un bene comune centrale per quel quadrante della città, perché lì si praticano tutti i tipi di sport, ma è un bene comune anche perché rappresenta un polo che propone tanti tipi diversi di fruizione di sport, per le diverse abilità ma anche per gli sport innovativi. Da questo punto di vista, il Fulvio Bernardini è sempre stato un innovatore: pensiamo all’arrampicata o al nuoto integrato. Si tratta di un polo sicuramente attrattivo da questo punto di vista ed è assolutamente un bene comune che noi, come Uisp Roma, cerchiamo di conservare al meglio”. 

IL VIDEO INTERVENTO DI MASSIMO AGHILAR E SIMONE MENICHETTI

Daniela Conti completa la riflessione sulle dinamiche internazionali, evidenziando i contenuti emersi dal dibattito: “Mi porto a casa il fatto che finalmente le amministrazioni locali, regionali, nazionali, abbiano accolto quello che noi, organizzazioni di base, diciamo da tempo: l’importanza delle alleanze strategiche, dei patti di collaborazione, delle reti sociali che si prendano cura dei beni comuni, materiali e immateriali. Mi pare che sia stata raggiunta la consapevolezza, da parte delle amministrazioni, che questa sia una cosa molto importante. “Cosa dobbiamo fare e cosa manca?”: dobbiamo condividere queste strategie ad ampio spettro perché purtroppo l’esperienza ci racconta che non tutte le amministrazioni in Italia sono pronte a questo tipo di lavoro condiviso. Allo stesso modo dobbiamo rilanciarlo sempre di più al nostro interno: non tutti i nostri dirigenti sono formati per promuovere dei progetti partecipati di questo tipo”.

IL VIDEO INTERVENTO DI DANIELA CONTI

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