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Le discipline orientali e i disturbi dell'apprendimento

Capovolgere il significato di Dsa: "Disturbi è un termine sbagliato, più corretto parlare di un modo diverso di funzionare". Se ne è parlato a Varese

 

Le discipline orientali, il karate in particolare, sono stati al centro di un incontro promosso da Uisp Varese con il Csk-Centro Studi Karate di Busto Arsizio affiliato alla Uisp, dal titolo “I bambini Dsa hanno i superpoteri“. L’incontro si è tenuto venerdì 26 gennaio e sono intervenuti Davide Baroncini, fisioterapista e osteopata e Alessia Galli, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta. La sigla Dsa significa “disturbi specifici dell’apprendimento”: "Disturbi è un termine sbagliato – ha chiarito Baroncini – è più corretto parlare di un modo diverso di funzionare. Per me, bellissimo". Capire come far funzionare al meglio un bambino con i Dsa non è facile, perché spesso i metodi tradizionali falliscono e bisogna cercarne di nuovi. "Con i bambini – ha esemplificato Alessia Galli – si lavora sui compiti, si costruiscono strumenti. Un’azione costante negli anni della scuola primaria permette di arrivare alle medie più attrezzati. Anche noi procediamo per prove ed errori, non si può ricorrere a un metodo del tutto standardizzato".
 
Spesso ai Dsa sono associati un quoziente intellettivo e una sensibilità superiori alla media. In classe, gli alunni con Dsa sono in grado di seguire contemporaneamente il discorso della maestra, il bisbiglio del compagno di banco e i rumori che provengono dalla strada: la loro attenzione è “divisa”. Sono capaci di “pensiero laterale”, per esempio manifestano la capacità di cercare tante soluzioni, anche non convenzionali, a un singolo problema.

Avere i Dsa non deve quindi essere vissuto come un limite, e non deve essere un alibi per impegnarsi meno. Sta alla famiglia, agli educatori e agli insegnanti (anche di ginnastica) trovare la chiave giusta per liberare i superpoteri e consentire ai ragazzi di trovare e inseguire i propri talenti. Combattendo come dei supereroi contro quei nemici che ostacolano il raggiungimento dei risultati e che si chiamano dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia. "Gli insegnanti – ha ammonito Baroncini – possono disintegrare o portare alle stelle".

Budokai, asd di arti marziali tradizionali e discipline orientali nata nel 1958 ad Ispra (Va) insieme all’Euratom ed affiliata all'Uisp di Varese, è probabilmente una delle più antiche della provincia per l’insegnamento del judo, a cui dal 1980 si sono aggiunti i club di karate, aikido e kendo. Fin da subito, Budokai è stata un punto di riferimento sportivo per tutta la comunità scientifica che lavorava all’Euratom. Per i ricercatori europei, partecipare alle attività di Budokai nel dopolavoro era un modo per stringere relazioni e sentirsi accolti, ma anche per meditare e stare bene fisicamente.

Dopo il referendum contro il nucleare del 1987, il centro è diventato il JRC-Centro comune di ricerca (Joint Research Center) ed effettua prevalentemente ricerche sull’ambiente, la protezione e la sicurezza dei cittadini. Vi lavorano ricercatori provenienti da 27 Paesi, che trovano nella Polisportiva Budokai un posto dove sentirsi a casa.

Lo sport è un alleato anche del cervello, fare movimento allena la mente e praticare arti marziali allena la concentrazione e la capacità di visualizzare soluzioni nuove. Non a caso, l’ideogramma BuDoKai significa "via, sentiero", che si pronuncia “Dao” oppure “Tao”. Nella filosofia cinese il Tao (il principio) rappresenta la forza fondamentale che scorre attraverso tutta la materia dell’universo.

"Oggi sono circa 300 tra adulti e bambini le persone che partecipano alle attività di Budokai: ai ricercatori si sommano residenti a Ispra, Cadrezzate, Angera, Brebbia e Travedona – spiega Ana Paya Perez, segretaria di Budokai e ricercatrice sull’impatto dell’inquinamento nei suoli - Anno dopo anno, seguendo l’evoluzione dei tempi, il centro ha abbracciato sempre più discipline. Io, ad esempio, ho aperto la sessione di yoga e ho contribuito a sviluppare il tai chi. Attualmente le persone si stanno orientando alle attività che portano un maggiore benessere ed è molto richiesto il pilates".

Un tratto distintivo di Budokai è la forte apertura al prossimo: "Essere persone di tanti Paesi diversi è sempre stata la nostra forza e la nostra ricchezza  – spiega Ana Paya Perez - La diversità culturale ci ha arricchito nei rapporti sociali, nelle conoscenze, nei pensieri e nel modo di organizzare il lavoro. E’ un modo per aprire la prospettiva mentale". Le arti marziali, già da sole, costituiscono un percorso mentale e fisico insieme, se si praticano con persone diverse questo aspetto diventa ancora più determinante. (fonte : Uisp Varese)

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