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Uisp Veneto: affrontare insieme la sfida demografica con il progetto Age

Il Living Lab Age tenuto a Venezia ha coinvolto istituzioni, sanità, ricerca e terzo settore a scegliere scopi condivisi. Parla Massimo Gasparetto

 

Un confronto aperto e concreto sul futuro del welfare, a partire da un dato ormai evidente: il cambiamento demografico non può essere affrontato da un solo settore. È questo il punto di convergenza emerso dal Living Lab “Strategie comuni per affrontare il cambiamento demografico”, promosso da Uisp Veneto nell’ambito del progetto nazionale Age, finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ospitato il 29 settembre nella Sala San Domenico dell’Ospedale SS. Giovanni e Paolo di Venezia.

Attorno allo stesso tavolo si sono confrontati istituzioni sociali e sanitarie, rappresentanti dei servizi sociali degli ATS veneti, comuni, terzo settore, università e rappresentanti dell'Oms-Organizzazione Mondiale della Sanità. In sala erano presenti anche operatori e volontari del terzo settore, assistenti sociali, professionisti dell’area sanitaria – tra cui istruttori di scienze motorie e fisioterapisti – e studenti universitari: una pluralità di competenze chiamata non soltanto ad ascoltare, ma a contribuire alla costruzione di una trama comune.

Ad aprire i lavori è stato Massimo Gasparetto, presidente Uisp Veneto e responsabile politiche per la promozione della salute e welfare, con una riflessione sul bisogno di “dare un vero nome alle cose”, superando abitudini, pregiudizi e compartimenti. Dobbiamo volgere lo sguardo all'importanza di politiche di invecchiamento attivo che migliorino la condizione delle persone, indicando l'attività fisica - dalla ginnastica dolce all’attività fisica adattata - come ambito di innovazione da misurare con test validati. "Sono le persone il centro dei nostri pensieri, di cui dobbiamo avere cura. Sarà ancora meglio se potremo attivare sperimentazioni condivise", ha sottolineato Gasparetto, richiamando un approccio scientifico e capace di concentrarsi sulle condizioni che permettono alle persone di stare meglio. Da qui l’idea del Living Lab come spazio non convenzionale di ascolto e contaminazione, orientato a generare sperimentazioni: “Noi non possiamo ambire a cambiare gli altri, possiamo provare a cambiare noi stessi e le nostre organizzazioni”.

Il confronto ha messo in evidenza alcuni elementi centrali nelle politiche per l’invecchiamento: prevenire la gestione emergenziale anticipando i bisogni; promuovere salute e benessere lungo tutto l’arco della vita; rafforzare i contesti di comunità; valorizzare attività motoria, partecipazione e relazioni come risorse di salute; integrare sociale, sanitario, sport, ricerca e territorio. Nella visione integrata sono stati richiamati anche l’approccio One Health, la prescrizione sociale e le esperienze legate alla promozione della salute mentale, nelle quali piccoli comportamenti quotidiani, movimento e appartenenza possono contribuire al benessere individuale e collettivo.

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Dall’OMS, Yongjie Yon ha riportato il tema dentro una prospettiva internazionale: “La vita non si ferma all’età di 60 anni”. L’obiettivo dell’invecchiamento sano, ha spiegato, è sviluppare e mantenere le capacità funzionali delle persone, considerando insieme le capacità individuali e gli ambienti nei quali vivono. Una prospettiva che rafforza uno dei messaggi condivisi dal Living Lab: una vita più lunga deve poter essere anche una vita in salute, con significato e dignità.

Un altro punto condiviso riguarda il metodo. Non basta dichiarare obiettivi comuni: occorre mettere in comune anche le risorse e superare i ragionamenti settoriali, per arrivare a vere alleanze di scopo, capaci di tradurre le competenze in azioni e sperimentazioni territoriali condivise.

In chiusura, l’assessora regionale a Servizi Sociali, Famiglia, Longevità, Sport e Politiche Abitative, Paola Roma, ha richiamato il valore della coprogrammazione e della coprogettazione e il ruolo dell’integrazione tra politiche sociali, sanitarie, educative e sportive. Ha inoltre sottolineato il progressivo avvicinamento tra sport e sociale, anche attraverso attività pensate per essere accessibili alle persone anziane e inserite nei contesti di comunità.

Il Living Lab si inserisce così nel percorso del progetto Age come momento di ascolto e delinea una condivisa cornice di senso: una prima tappa per trasformare il confronto tra competenze diverse in una co-programmazione che veda linee guida, sperimentazioni e protocolli capaci di affrontare la sfida demografica mettendo le persone al centro. (Fonte: Uisp Rovigo)