Ogni crisi è un momento di passaggio: se ne può uscire guardardo al futuro e all'innovazione o rifugiandosi nelle sicurezze del passato. Anche i rapporti fra Enti di promozione sportiva e Federazioni, che hanno vissuto fasi alterne di conflittualità e di collaborazione, si confrontano oggi con questo contesto. La crisi potrà portare ad arroccarsi sulla difesa delle proprie conquiste oppure stimolare la collaborazione per lo sviluppo delle attività. La differenza sta nel fatto che nel primo caso si pensa al proprio orticello e si fomenta una concezione monopolistica, mentre nel secondo il centro dell'attenzione è il praticante, effettivo o potenziale, e l'obiettivo l'ampliamento della base associativa. Questo il filo conduttore del workshop “Federazioni sportive ed Enti di Promozione sportiva; un patto per lo sviluppo delle attività e la crescita dei praticanti”, tenutosi a Rimini Fiera durante l'Assemblea nazionale della Uisp, nell'ambito di Sportsdays.
Nell'introdurre la discussione, Gabriele Bettelli, responsabile Uisp per i rapporti con Coni, Fsn, Dsa, Eps, ha ricordato proprio la storia contrastata dei rapporti, ma anche “il notevole passo avanti determinato dall'approvazione il 15 giugno 2006, da parte della Giunta nazionale del Coni, dello schema tipo di convenzione fra Fsn e Eps. Una convenzione approvata non in modo indolore e ancora non da tutti attuata, ma che rappresenta un argine a ogni concezione monopolistica e una base per collaborazioni concrete”.
Riccardo Agabio, Vicepresidente vicario del Coni e Presidente della Federazione ginnastica, ha affermato che i rapporti sono stati per tanto tempo conflittuali perché “agiamo sullo stesso utente e con le stesse finalità. A lungo abbiamo proposto invece programmi sportivi diversi e differente formazione”. La convenzione del 2006 ha fatto chiarezza invece sui punti fondamentali relativi all'esclusiva federale sull'alto livello e sulla formazione tecnica.
“Collaborare rappresenta l'interesse finale del movimento sportivo ed è un dovere morale superare ogni schema ideologico” ha affermato Luca Pancalli, Vicepresidente Coni e e Presidente Comitato Italiano Parolimpico. “Più che patti dobbiamo costruire percorsi comuni, trovare modi nuovi di convivere – ha proseguito Pancalli – Anche la convenzione è uno schema, non un vincolo; un punto di partenza da cui individuare il percorso specifico per ogni disciplina. Si può collaborare, ad esempio, anche su progetti specifici”. L'obiettivo non può essere disputarsi i praticanti, ma lavorare insieme per conquistare alla pratica i sedentari. “Nel caso del Cip, sono ovviamente orgoglioso dei nostri 90.000 tesserati, - confessa il Presidente – ma il nostro obiettivo sono il milione di disabili denunciati dall'Inail. E per raggiungerli occorrono scientificità e formazione, a prescindere dalle etichette”.
“Abbiamo il bacino d'utenza: oltre quello potenziale dei sedentari, c'è già quello reale del 60% dei praticanti abituali e occasionali. Abbiamo i numeri e la forza delle nostre organizzazioni. Abbiamo di conseguenza l'obiettivo civile di cimentarci sui progetti”, ha affermato Filippo Fossati, Presidente nazionale Uisp. La Uisp propone un patto per lo sviluppo delle attività, per realizzare il quale occorre superare anche alcuni punti critici. “In qualche caso, specie nei territori, si assiste ad atteggiamenti pseudomonopolistici del tipo “se fai questa cosa non puoi stare più con me”. Ma così - sottolinea Fossati - si blocca ogni rapposto: la federazione non può estendere il monopolio pubblico per agire sul mercato privato, che deve essere invece regolato dalla qualità delle diverse offerte”. Altro punto critico, ma più facile da smussare, è rappresentato dalla formazione, con differenze relative alle differenti finalità. “Se il problema è garantire la qualità, noi – propone Fossati – siamo disponibili a definire un sistema di verifica”.
Ripercorrendo alcune fasi di conflittualità, Fossati ha infine ribadito come la chiusura non reca vantaggi neppure a chi la pratica e che la crescita dei praticanti deve rappresentare l'obiettivo comune.
Paolo Tisot