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Gianni Rodari e l'Uisp: una storia di gioco e sport

Nel 2020 ricorrerà il centenario della nascita del celebre scrittore, che incrociò la storia dell'Uisp in diverse occasioni. I ricordi di S.Diodati e R.Renga

 

Come si fa ad inventare le storie? Mentre ci prepariamo a festeggiare Gianni Rodari nel centenario della nascita che avverrà il prossimo anno, ricordiamo che proprio oggi, 23 ottobre, nasceva l’indimenticabile scrittore, pedagogista e giornalista che avrebbe formato molte generazioni di insegnanti ed educatori.

Anche l’Uisp ha un debito nei suoi confronti, in termini culturali e storici. E a lui verrà dedicata l'agenda Sportpertutti Uisp 2020.

Già, perché Rodari ha incontrato la storia dell’Uisp in varie occasioni, a cominciare dal 1950. Proprio in quell’anno, in quanto animatore della rivista “Il Pioniere” e dirigente dell’API-Associazione Pionieri Italiani, partecipò al Villaggio della Gioventù organizzato da Arrigo Diodati, uno dei fondatori dell’Uisp, sull’altopiano della Madonnetta, Cogoleto, poco fuori Genova. “Il campeggio di Cogoleto ebbe un grande successo e andò avanti per diversi anni – ricorda Diodati in uno dei suoi ultimi scritti (Vedi Il Discobolo gennaio-giugno 2015) – Ci fu anche un’estate in cui furono ospitati dei giovani “pionieri”, che erano l’alternativa di sinistra dei boy scout. Attorno al fuoco, la sera, si radunavano ad ascoltare sbalorditi le prime ‘strane’ favole-non favole di un giovanissimo Gianni Rodari”.

Particolari che vengono confermati da Soledad Diodati, che ci risponde al telefono con la consueta cordialità: “Avevo dodici anni e me lo ricordo quel campeggio organizzato dall’Uisp e dall’associazione Cet-Campeggiatori Escursionisti Turisti, fondata da mio fratello Arrigo. Erano gli anni del dopoguerra e noi ragazzi avevamo tanto bisogno di tornare a respirare aria di spensieratezza e libertà. Ricordo che eravamo intorno al fuoco, alla sera, tra le tende che avevamo montato, frutto della donazione della Marina Militare. C’erano tanti giovani che venivano da tutta Europa, ragazze e ragazzi insieme. Una cosa che non si era mai vista prima. Ebbene, Gianni Rodari era con noi a sperimentare quel suo modo fantasioso di raccontare favole. E intanto ci trasmetteva i valori di libertà, antifascismo e solidarietà. Ricordo che con lui c’era anche Dina Rinaldi, direttrice del Pioniere, rossa di capelli e bellissima”.

Nella prima metà degli anni ’50 Rodari scriveva e inventava le pagine del Pioniere, che grazie all’Archivio dell’Associazione Ricerche il Pioniere sono tornate a brillare per originalità e inventiva. Uisp e Api in quegli anni lavoravano insieme, come testimonia questa tessera associativa congiunta degli anni ’50.

La storia dell’Uisp e quella di Rodari tornarono a incontrarsi negli anni ’70, gli anni della fusione tra Arci e Uisp. Rodari, che nel frattempo aveva seguito Pagliarini, fondatore di Arci Ragazzi, partecipò ad Assemblee e Congressi delle due associazioni che avevano dato vita ad un’unica grande organizzazione culturale e sportiva.

Gianni Rodari è stato scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue. Unico vincitore italiano del prestigioso Premio Hans Christian Andersen, nel 1970. Collaborò con molte testate giornalistiche e dal 1973 tenne una fortunata rubrica quotidiana su Paese Sera, con lo pseudonimo Benelux. Abbiamo raggiunto Roberto Renga al telefono per raccogliere la sua testimonianza di questi anni in cui era un giovane cronista della testata di via del Tritone a Roma: "Bastava guardarlo mentre sorrideva - racconta Roberto Renga - un uomo non alto di statura ma grandissimo. Scrittore e giornalista fulminante in quello che scriveva. Alle 19 di sera un fattorino che tutti noi chiamavamo con affetto Tigellino gli selezionava e gli portava tre o quattro lanci di agenzia e su quelli tirava fuori la rubrica che firmava Benelux. E che il giorno dopo i lettori trovavano in prima pagina su Paese Sera. In redazione aveva legato con Giulio Crosti, grande giornalista e capitava che alle volte mi coinvolgessero nelle loro chiacchierate. Io ero giovanissimo e non mi sembrava vero stare con loro ed imparare questo mestiere".

Gianni Rodari morì il 14 aprile 1980, aveva appena 60 anni. Il mio ricordo personale non è legato a lui, che non ho mai conosciuto se non attraverso i suoi scritti, ma alla sua scrivania nella redazione di Paese Sera, dove cominciai a collaborare nel 1983, avevao 24 anni. La sua leggenda era ancora viva e mi indicavano la sua scrivania con affetto e deferenza.

L’influenza dei suoi scritti è stata notevole su generazioni di insegnanti ed educatori dell’Uisp: l’utilizzo del gioco in maniera fantasiosa e intelligente. Come dimenticare che, ad esempio, tra i doveri” del giovane Pioniere c’era quello di “organizzare sport per sé e per gli altri”. Gianmario Missaglia, presidente Uisp negli anni ’90, con il suo “Ecorienteering-Un altro sport è possibile” (La Meridiana, 2002) ha ripercorso e reinterpretato sentieri rodariani.

Ripeteva sempre, Gianni Rodari, agli amici insegnanti: "C’è sempre il bambino che domanda, per l’appunto: Come si fa a inventare le storie? E merita una risposta onesta". (di Ivano Maiorella)

Nella foto: Gianni Rodari all'Assemblea Arci-Uisp 1975

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