Nazionale

Mai abbassare la guardia: il razzismo non va minimizzato

In particolare nel mondo dello sport che è sinonimo di amicizia, integrazione e condivisione. Raffaella Chiodo Karpinsky, Uisp e Rete Fare, su Radio Capodistria

 

Nello scorso mese di ottobre si sono svolte le Settimane di azione contro il razzismo, promosse dalla Rete Fare-Football against racism in Europe e dall’Uisp, che uniscono nell’impegno contro le discriminazioni lo sport di alto livello ed i campetti amatoriali. Radio Capodistria ha intervistato nei giorni scorsi Raffaella Chiodo Karpinsky, delle politiche internazionali Uisp e membro della Rete Fare, per un bilancio dell’edizione 2019, che si è svolta dal 10 al 24 ottobre.

“Iniziative si sono svolte in più di 60 paesi di tutto il mondo, non solo europei, e hanno coinvolto in centinaia di eventi almeno 150mila persone – ha raccontato Chiodo - quindi un bel numero di persone hanno potuto partecipare ad incontri, partite e tante altre attività tese a sensibilizzare sul tema del razzismo nello sport, e nella società in generale. Anche in Italia sono stati organizzati diversi eventi, uno dei quali ha preceduto l’inizio della manifestazione ma è stato particolarmente importante: il 7 ottobre a Roma l’Uisp insieme alla Rete Fare e all’Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali hanno promosso un’iniziativa alla quale sono stati invitati tutti i vari livelli del calcio italiano e della società civile e delle istituzioni, da questo appuntamento è emersa la proposta di istituire un osservatorio sul razzismo nel calcio e nello sport. Questa iniziativa è diventato un impegno e un progetto che verrà avviato a breve. All’iniziativa non ha potuto prendere parte con nostro grande dispiacere il nostro riferimento sul tema del razzismo in Italia, Mauro Valeri, che in quei giorni era già in gravi condizioni di salute e che purtroppo ci ha lasciati la scorsa settimana. Ma in qualche modo era come se fosse con noi perché Mauro ha scritto, ha raccontato, ha insegnato a portare avanti la lotta contro le discriminazioni nel nostro paese con tutta la sua competenza e la sua sensibilità”.

Per puntare ad una soluzione del problema è indispensabile pensare al coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, si tratta di un fenomeno che si ripropone a diversi livelli, a partire dai campi di periferia fino ai professionisti che salgono ai clamori della cronaca, come il recente caso Balotelli. “Il fenomeno del razzismo si ripropone tutti i giorni anche ai livelli amatoriali e dei cosiddetti campetti di periferia, e sono sempre di più quelli che vengono alla ribalta, da varie parti d’Italia. Questi episodi sono l'emblema di qualcosa che sta accadendo nella società, che è stato sotto traccia per tanto tempo e adesso sta si sta manifestando sempre più senza freni, perché c’è stata una forma di sdoganamento politico. E' maturata una spregiudicatezza tale per cui si pensa che essere antirazzista è come essere un po' troppo politically correct. A questo punto l'unico modo per combattere il razzismo è non fornire mai una sponda a questi atteggiamenti, a nessun livello né sportivo, né politico né sociale”.

In effetti stanno aumentando le prese di posizione pubbliche e le condanne dei comportamenti razzisti: “Sono elementi positivi, bisogna anche dire però che stanno accadendo dopo l'ennesimo episodio e l’ennesimo richiamo da parte del presidente della Fifa, solo per questo la Federazione si è attivata chiedendo ai club la dimostrazione di un impegno antirazzista per non dover incorrere in sanzioni in caso di ulteriori episodi. Quindi è giusto evidenziare i casi positivi ma è anche importante ricordare l’impatto sull'opinione pubblica dei casi negativi e delle minimizzazioni, quando non addirittura le giustificazioni, che spesso seguono”.

“Lo stadio è lo specchio della società non è un mondo a parte - ha concluso Chiodo - quindi se si esprime una forma di razzismo, un'aggressione, un insulto nei confronti di un giocatore o una giocatrice a volte è semplicemente perché è facile. Del resto sono episodi che non accadono soltanto in Italia, è un clima che si respira in Polonia, in Germania, come in Ucraina o in Russia: è facile offendere una persona per il colore della sua pelle. Per risolvere il problema c'è bisogno di un lavoro di lunga prospettiva, di ricostruzione culturale, per riportare il valore dello sport a quello che è: il pallone è uguale per tutti, di fronte a un pallone siamo tutti quanti assolutamente uguali, anzi nella nostra eventuale differenza c'è la ricchezza del gioco e la possibilità di far venire fuori una partita ancora più bella. Quindi sta a tutti noi giocare un ruolo importante in questa partita, pensando che non c'è nulla di scontato, che nella storia dell'umanità ci sono stati troppi episodi che si sono ripetuti e oggi, che viviamo in una società progredita e sviluppata, dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per evitare che si ripetano fenomeni che non vorremmo mai più vedere”. (A cura di Elena Fiorani)

Per ascoltare l’audio integrale della trasmissione clicca qui

 

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