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Parkour: formazione ed allenamento per una pratica sicura

Parkour è essenzialmente sicurezza e responsabilità, conoscenza del proprio corpo e dei propri limiti. Parlano D.Vianello e D.Edwards

 

Parkour è essenzialmente sicurezza e responsabilità, conoscenza del proprio corpo e dei propri limiti. Se provate a parlare con i più noti e qualificati istruttori e formatori di parkour, vi ripeteranno questi concetti. Quasi un mantra che vuole scongiurare il luogo comune: il parkour è pericoloso. O addirittura è una “moda mortale”, come ha titolato un giornale che qualche giorno fa riportava la triste notizia di cronaca di un sedicenne, ancora in condizioni gravissime, che a Mariano Comense è caduto dal tetto di un capannone industriale. Insieme ad un gruppo di altri ragazzi faceva parkour ma, per loro stessa ammissione, è stato un azzardo coinvolgerlo, in quanto assolutamente inesperto. E’ ricoverato con un politrauma particolarmente critico: lesioni alla testa, al torace, agli arti.

Partendo dalla cronaca, proviamo a fare chiarezza ed evitare generalizzazioni. E’ come se di fronte ad un incidente stradale si scrivesse, o si dicesse, che il conducente praticava “automobilismo”. Attività rischiosa in sè, sia esercitata con finalità sportive, sia per oggettive esigenze quotidiane. Il contesto sportivo richiede però necessarie cautele, il rispetto di norme di sicurezza rinforzate anche in relazione alle performance non comuni. Così come una formazione specifica e una adeguata preparazione fisica.

Con la priorità rivolta alla sicurezza, l’Uisp promuove il parkour e organizza corsi in diverse parti d’Italia, che raccolgono grandi numeri di partecipanti e hanno dato vita in molti casi a comunità attive sul territorio che si occupano anche di restituire alle città spazi inutilizzati, frequentandoli e rendendoli praticabili per lo sport.

“Il parkour è un'attività che l'Uisp promuove mettendo al primo posto la sicurezza e la necessità di una accurata preparazione fisica e formativa - commenta Davide Vianello, formatore Uisp  - un'attività che stimola la riappropriazione della città e il prendersi cura di uno spazio urbano. Uno dei principi del nostro allenamento è quello del rispetto, per se stessi e per l’ambiente in cui si pratica. Lo spazio urbano è la nostra palestra e dobbiamo trattarla bene, con il nostro esercizio mettiamo a disposizione energie ed abilità per dare qualcosa di più a questi luoghi: sistemandoli e tenendoli puliti, li rendiamo fruibili anche da altre persone. In molte città questo impegno ci vede al fianco delle amministrazioni locali, che riconoscono alla nostra attività l’effetto di sfavorire presenze degradanti, promuovendo al contrario una partecipazione positiva e costruttiva, oltre che gratuita”.

Il formatore Uisp specifica le caratteristiche sportive del parkour, che lo rendono un’attività adatta a tutti ma ovviamente da praticare con la necessaria formazione ed esperienza: “Spesso circola l’idea che il parkour preveda solo tecniche e salti, mentre in realtà va oltre la ripetizione di un esercizio, pone l’attenzione sul percorso che la persona fa, il movimento all’interno di un ambiente. È uno sport in cui si impara a conoscersi e a gestire il proprio corpo, i propri limiti e le proprie necessità. Chi lo pratica sa qual è la differenza tra un pericolo e un rischio, il parkour non è uno sport estremo ma può avere dei rischi e si basa proprio sulla loro gestione: l’esperienza e la formazione fanno la differenza, noi pratichiamo per stare bene, per migliorarci, con gradualità e seguiti da persone competenti. Invece di criminalizzare la nostra attività sarebbe necessario aumentare e migliorare la formazione per evitare approcci superficiali che possono portare ad errori ed incidenti, mentre spesso la pubblicità e i media sfruttano la spettacolarità del parkour a fini economici”. 

"La gente lo crede insicuro perché assiste ad evoluzioni che un a persona non formata non potrebbe mai compiere. Quindi tutto sta nella percezione del rischio", dice Dan Edwards, esperto internazionale e ideatore di un metodo di formazione Adapt, particolarmente rigorsoso, al quale si rifà l'Uisp. Riproponiamo una sua intervista video realizzata per l'Uisp nel 2012.

"C’è un malinteso - prosegue Edwards - il parkour non è pericoloso ma è un modo per imparare ad essere fisicamente più sicuro. Ti fa sentire più in forma, più sano, risolve problemi di postura, riduce la possibilità di essere in sovrappeso. Inoltre se sei più sicuro di te e più coordinato nei movimenti hai più equilibrio, conosci meglio il tuo corpo e lo spazio intorno a te, riuscendo quindi ad evitare cadute e infortuni accidentali. In effeti esercitare le tue abilità ti rende un individuo più consapevole, più sano e più sicuro. Statisticamente praticare parkour è più sicuro di altri sport molto più affermati. Secondo una ricerca condotta in Gran Bretagna, praticando parkour si hanno meno infortuni rispetto a rugby, equitazione, hockey".

Nel 2017 il gruppo di coordinamento delle attività di parkour Uisp, ha lanciato un appello ai media: "Aiutateci a diffondere un'immagine corretta di questa nuova pratica, sicura ed attraente per i giovani": "Il percorso formativo per diventare insegnanti è molto selettivo, impegnativo e rigoroso: in tutto questo percorso, oltre alla trasmissione di tecnica e didattica, il tema ricorrente è “responsabilità e prevenzione”, quindi non c’è alcuna improvvisazione. Abbiamo voluto cogliere l’opportunità di una nuova disciplina che porta molti ragazzi, altrimenti sedentari, a riappropiarsi del proprio corpo e del rapporto con lo spazio, che sia naturale o urbano. Per quanto ci riguarda, quindi, il parkour è tutt’altro che pericoloso e incosciente”. (Elena Fiorani e Ivano Maiorella)

 

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