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Infanzia e adolescenza: lo sport è un diritto fondamentale

In questo articolo di Redattore Sociale sul Protocollo siglato tra la sottosegretaria Vezzali e la Garante per l’infanzia, Carla Garlatti si richiama giustamente che “una preoccupazione diffusa, più volte denunciata soprattutto da Uisp, riguarda lo sport sociale, per tutti, quello che si gioca al di fuori delle federazioni e dell'agonismo. Una presenza fondamentale soprattutto sui territori periferici, ma che rischia di scomparire, in seguito alle lunghe chiusure".

“Lo sport deve essere per tutti – ribadisce Carla Garlatti – per questo dovremo aver imparato anche a valorizzare gli spazi pubblici. È importante che tutti i giovani ,specie quelli dei contesti più svantaggiati, abbiano la possibilità di canalizzare il proprio tempo e i propri interessi verso un'attività sportiva. Quanto questa sia capace anche di garantire un riscatto sociale, ce lo hanno recentemente dimostrato i nostri atleti paralimpici – conclude Garlatti – i quali ci insegnano a trasformare ogni ostacolo in una sfida”.

Un richiamo legittimo quello che l’autrice dell’articolo, Chiara Ludovisi, fa alla coerenza con la quale l’Uisp sottolinea in ogni occasione le difficoltà che si trovano ad affrontare le società sportive di base. Non solo da quando è incominciata l’emergenza Covid. Ne abbiamo parlato con Loredana Barra, responsabile delle Politiche educative Uisp: “Lo sport è un diritto fondamentale, ma più che “compresso” per via della situazione sanitaria, è un diritto negato a tantissimi bambini e proprio verso di loro si rivolge il nostro sguardo”.


“Infatti non è un diritto per quei bambini che frequentano scuole nelle quali non esistono impianti sportivi o spazi adeguati all’attività motoria e sportiva. Non è un diritto quando gli interventi progettuali sportivi all’interno dell’orario scolastico sono a pioggia e non coprono l’intero fabbisogno. E non è un diritto nemmeno quando la progettualità sullo sport è presente ma l’intervento è così breve da essere inefficace, come capita spesso. L’attività motoria e sportiva non è un diritto per tutti i bambini nemmeno quando si parla di sport inclusivo ma si cerca la prestazione assoluta, quando si fanno interventi di selezione precoce”.

“Non è un diritto perché lo sport non è “dell’obbligo” come lo sono tante discipline scolastiche e in molti casi il nostro sistema educativo, che dovrebbe motivare all’apprendimento e dovrebbe far crescere bambini pensanti e non ubbidienti, non prende in considerazione il corpo e il movimento come meccanismi naturali dell’apprendimento umano. Questo tipo di modello costringe i bambini a stare troppo tempo seduti, facendo emergere dei problemi che non sono solo fisici, ma anche cognitivi e psicologici”.

“È vero – conclude Loredana Barra - che è necessario responsabilizzare gli allenatori del loro ruolo di educatori ma è ancora più importante far capire a tutti gli attori dell’educazione formale e non formale che troppo spesso i bambini e le bambine devono essere liberati da percorsi frammentari, calati dall’alto e poco inclini all’ascolto dei bisogni e degli interessi del singolo e del gruppo. Il ruolo del corpo è fondamentale nella formazione del pensiero perché tutti i processi di apprendimento sono integrati ad attività percettivo-motorie: noi adulti andiamo a fare movimento perché sappiamo che ci fa bene, i bambini sono movimento e seguono naturalmente la legge naturale che è in loro. Ecco perché lo sport dovrebbe essere “dell’obbligo” come le altre discipline, perché viste le competenze che oggi il mondo del lavoro chiede ai giovani, è molto più utile di alcune di esse. L’attività motoria e sportiva è una materia scientifica che garantisce, con altissime percentuali di successo, la realizzazione sociale, lavorativa ed economica, favorendo la costruzione di un'identità solida, collaborativa e utile al resto dell'umanità”. 

FONTE: UFFICIO STAMPA UISP NAZIONALE

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