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Gennaio 2026: "Odio e pregiudizio generano strani frutti"

Scopriamo i contenuti dell'agenda Uisp 2026: ogni mese una riflessione e un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione

 

L’Agenda Sportpertutti Uisp torna anche nel 2026 come strumento quotidiano di orientamento, informazione e partecipazione, pensato per accompagnare ogni lettore lungo tutto l'anno. Si tratta di un'agenda ideata per chi vive lo sport, lo pratica o semplicemente lo riconosce come uno spazio di incontrobenessere e comunità. Tra appuntamenti, progetti, iniziative nazionali Uisp e ricorrenze mensili, queste pagine raccontano uno sport che guarda al presente e al futuro secondo tre parole chiave che accompagnano l’intera Agenda 2026: InclusioneRigenerazioneInnovazione. È questo il ‘Salto Triplo’ che l'Uisp propone per costruire uno sport sempre più accessibilesostenibile e capace di generare comunità. Un’agenda che non è solo un supporto organizzativo, bensì uno spazio di racconto e creatività: un vero e proprio viaggio nella storia, nella letteratura e poesia, nella psicologia, nell’arte, nel cinema, nell’impegno civile e nell’esperienza sportiva. Le prime pagine dell’Agenda ospitano l’editoriale di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, che accompagna il lettore alla scoperta del Salto Triplo e dei contenuti del 2026.

AGENDA SPORTPERTUTTI UISP 2026 

Che cos’è il Salto Triplo che l’Uisp ha adottato come slogan? Lo spiega Tiziano Pesce nell'editoriale di apertura:

“E’ includere, rigenerare, innovareValori del fare quotidiano e del sentirsi comunità attraverso lo sport. Il Salto Triplo che ti proponiamo è anche un ingaggio culturale, perché la rivoluzione di questi ultimi anni è la creazione di un terreno comune tra sport e terzo settore, una fusione di aspirazioni, valori, impegno sociale. Segni e parole che ti prendono per mano e ti accompagnano in un viaggio che è ricerca di significato, trasversale come è lo sport. Qualche fatto come spunto e una girandola composita di appuntamenti che vivremo in questo 2026, dall’ottantesimo della Repubblica a Vivicittà, dalle attività ai tanti progetti nazionali Uisp che parlano in diretta di salute, sostenibilità ambientale, diritti, educazione, parità di genere e parità di opportunità per tutti e per tutte. 

Un percorso nuovo scandito dal tempo, un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione. Si sta insieme, si creano relazioni solidali, si crede in qualcosa che si costruisce partecipando, giorno dopo giorno. L’Uisp la chiama transizione sportiva, un approdo culturale e una strategia associativa. Perché lo sport sociale e per tutti è agente di cambiamento sociale, una lanterna, un’avventura di nuovo conio attraverso la quale leggere la realtà nella quale viviamo. Si chiama attivismo civico, partecipazione, libertà. Essere movimento ed essere in movimento". 

In questo anno scorpiremo insieme, mese per mese, i temi chiave, i progetti e le ricorrenze che animano l’Agenda Uisp 2026: iniziamo con il mese di gennaio, intitolato"Odio e pregiudizio generano strani frutti".

La storia ricordata va da Billie Holiday e la sua Strange Fruit, a Martin Luther King, ispirato da Gandhi e promotore del boicottaggio degli autobus di Montgomery (1955-56) dopo l’arresto di Rosa Parks, fino agli sportivi Muhammad Alì e Tommie Smith, e ai recenti eventi legati a George FloydJacob BlakeLeBron James e il movimento Black Lives Matter, mostrando come lo sport sia strumento di impegno civile e cambiamento sociale. 

SCOPRI I CONTENUTI DI GENNAIO 

Il Salto Triplo che ti proponiamo parte da questa immagine realizzata, come le altre che seguiranno mese per mese, dal grafico Andrea Dreini. Una sagoma dipinta sul muro di una qualsiasi città. Di chi si tratta? Del diverso da te, dello straniero dal quale difendersi? Oppure rappresenta una persona da incontrare, il cittadino del mondo che può svelarci conoscenze inaspettate? La parola chiave attraverso la quale scoprire la ricchezza di nuove relazioni è inclusione, contro odio e pregiudizi.
In una parola, il nemico è il razzismo. Quello che, negli Stati Uniti d’America, continuò a mietere violenza anche dopo la fine dello schiavismo e della segregazione razziale. Secondo una stima del Tuskegee Institute, negli anni fra il 1889 e il 1940 vennero linciate negli Usa complessivamente 3.833 persone. Il 90% di questi omicidi ebbe luogo nel Sud, e l’80% delle vittime erano afroamericani. Billie Holiday nel 1939 incise una canzone durissima contro il razzismo e il suprematismo bianco, Strange fruit: “Gli alberi del sud danno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici, un corpo nero dondola nella brezza del sud, strano frutto appeso agli alberi di pioppo”.

“L’oscurità non può abbattere l’oscurità; solo la luce può farlo. L’odio non può abbattere l’odio; solo l’amore può farlo”. Martin Luther King è diventato un simbolo della lotta contro il razzismo e per l’uguaglianza tra le persone di ogni colore e origine. Negli Stati Uniti degli anni ‘50 esisteva una forte discriminazione razziale contro i neri (segregazione nelle scuole, nei mezzi pubblici, nei ristoranti). Martin Luther King promosse la resistenza pacifica e la disobbedienza civile per combattere queste ingiustizie. Si ispirava alle idee di Gandhi e guidò il boicottaggio degli autobus di Montgomery (1955-56) dopo che Rosa Parks fu arrestata per essersi rifiutata di cedere il posto a un bianco. Martin Luther King fu uno dei principali organizzatori della Marcia su Washington del 1963, dove pronunciò il suo famoso discorso “I have a dream”, in cui sognava un mondo senza razzismo. La sua leadership contribuì all’approvazione di leggi fondamentali come il Civil Rights Act (1964) e il Voting Rights Act (1965), che vietarono la segregazione e garantirono il diritto di voto ai neri.

Negli anni ‘60 e ‘70 alcune leggende dello sport si sono battute con forza contro il razzismo, come Muhammad Alì nel pugilato, Tommie Smith nell’atletica leggera e molti altri. I loro gesti e i loro ideali ne hanno fatto autentici pionieri dell’impegno civile attraverso lo sport. Contro l’indifferenza di chi riteneva - e ritiene - che lo sport dovesse essere un corpo separato dalla società. In anni più recenti, il 25 maggio 2020, durante un arresto, un poliziotto bianco premette il ginocchio sul collo dell’afroamericano George Floyd per più di nove minuti, mentre lui continuava a dire: “I can’t breathe” (“Non riesco a respirare”). Poco dopo, George Floyd morì. Il video dell’arresto fece il giro del mondo e scatenò proteste enormi in tutti gli Stati Uniti e in molti altri Paesi.

Da quel momento acquistò notorietà mondiale il movimento Black Lives Matter - BLM (“Le vite dei neri contano”), nato alcuni anni prima per denunciare il razzismo sistemico e la violenza della polizia contro le persone nere. George Floyd è diventato da allora un simbolo della lotta contro il razzismo, contro l’abuso di potere. Il movimento era nato effettivamente nel 2013 ma nel 2020, con la morte di Floyd, montò l’indignazione anche nel mondo sportivo. Nella Nba, la massima serie americana di basket, si decise lo “sciopero” da parte dei Milwaukee Bucks e degli Orlando Magic. Era il 26 agosto 2020, erano passate poche ore dal ferimento dell’afroamericano Jacob Blake nella cittadina di Kenosha, nel Wisconsin. George Hill, uno dei veterani del gruppo, fece scoccare la scintilla: “E se non giocassimo?”. La protesta ebbe inizio e in seguito vennero annullate anche le altre tre gare in programma. LeBron James, campione dei Los Angeles Lakers, fece da megafono alla protesta: “Non starò mai zitto di fronte alle ingiustizie sociali”.