Nazionale

La doppia responsabilità dello sport nei confronti dei minorenni

A Roma la giornata conclusiva del progetto STePS, promosso da Save the Children, con Uisp e Csi: proteggere e tutelare bambini e bambine

 

“I bambini, quando fanno sport si sentono in un mondo meraviglioso: non dobbiamo tradirli, non dobbiamo rovinarglielo”: proprio così, ha ragione Andrea Dreini, Uisp La Spezia, che insieme a Roberto Consiglio, Uisp Genova e ad altri rappresentanti e operatori di Comitati Csi ha presentato le esperienze territoriali realizzate nell’ambito del progetto STePS, ambienti sicuri per bambini e adolescenti: buone prassi e sfide per la tutela dello sport, promosso da Save the Children, con il contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia. Il progetto, realizzato in collaborazione con Uisp e Csi, ha visto presentare mercoledì 17 aprile a Roma i risultati conclusivi, nel corso di un incontro pubblico.

Silvia Salis, vicepresidente vicaria del Coni, ha ribadito che la responsabilità di chi promuove attività sportive con i minorenni è doppia: “Per questo non possiamo permettere che un minore subisca un trauma – ha detto Silvia Salis - Se avviene dobbiamo considerarlo il problema più grosso, dobbiamo intervenire con efficacia e tempestività. Un ambiente più sano, dove è più difficile delinquere, è un ambiente migliore per tutti”.

“Abbiamo posto le basi per efficaci ricadute sull’intero mondo sportivo e del terzo settore, sentiamo la responsabilità di fare sistema – ha detto Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp - Questo progetto ci fornisce ulteriori strumenti per rendere efficaci modalità di formazione per gli operatori e interventi in caso di abusi. Ci sono molte opportunità ma anche più responsabilità. Cogliamo la possibilità di ricadute importanti per l’intero sistema sportivo. Penso ai meccanismi spesso troppo assillanti dell’avviamento sportivo e della selezione che vengono messi in opera da alcune Federazioni sportive. Quello della tutela dei minorenni non è un compito da esternalizzare ad agenzie specializzate, rappresenta un pilastro dal quale nessun soggetto sportivo può prescindere. Anche perché si tratta di un tema che incrocia anche altre priorità: qualifica e lavoro sportivo, corretta formazione e corretta informazione degli operatori, parità di genere”.

“L’impegno dell’Uisp è quello di mettere a sistema queste priorità – ha proseguito il presidente Uisp - a partire da contesti di fragilità o di degrado, per rendere inclusivi ambienti dove possono affiorare elementi di discriminazione e razzismo, aspetti sui quali stiamo lavorando con Unar, ma anche contesti nei quali non vengono rispettati i diritti alla sicurezza e alla tutela della partità di genere”.

Il presidente del Csi, Vittorio Bosio ha sottolineato come Uisp e Csi, pur avendo radici culturali distinte, sono associazioni di promozione sportiva e sociale con idee e valori molto simili quando si parla di sport al servizio dell’educazione. I rappresentanti dei Comitati territoriali Uisp e Csi hanno presentato le esperienze di child safeguarding dai territori mettendo al centro dei loro interventi i concetti di tutela e crescita, curando la qualità delle competenze degli operatori e monitorando gli aspetti psicosociali. Roberto Consiglio, Uisp Genova, ha detto che questo progetto ha aiutato a capire meglio cosa trasmettere agli allenatori per migliorare la loro capacità di rapportarsi con bambini e bambine.

Simone Di Gennaro, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, ha sintetizzato in quattro parole chiave gli interventi a tutela dei minorenni nello sport: politiche, cultura organizzativa, formazione, pedagogia collettiva

Rafaela Milano, direttrice Ricerca e formazione Save the Children, in chiusura, ha auspicato il rafforzamento della rete delle alleanze sul territorio per proseguire nel solco del progetto, sulle coordinate dell’educazione e della protezione dei minorenni. "Lo sport dà la possibilità a bambini e bambine di esprimersi attraverso la dimensione sportiva, di riconoscere le proprie aspirazioni, di pensare al proprio futuro in maniera aperta. Per questo la dimensione educativa dello sport va tutelata anche attraverso una protezione dei minorenni, in quanto capacità di ascolto e di accompagnamento. Se c'è qualcosa che mette i minorenni a disagio, la responsabilità è sempre dell'adulto che si porge nei loro confronti".

Leggi l'intervista a Delia Belloni, coordinatrice di progetto per l’Uisp, realizzata per il lancio dell'iniziativa. L'incontro nazionale del progetto STePS si è tenuto dopo gli incontri locali che sono stati promossi da Uisp Genova e Uisp La Spezia. Complessivamente sono stati formati 150 operatori sportivi con competenze specifiche per tutela e protezione di minorenni. Inoltre, molte asd e società sportive stanno realizzando dei piani di implementazione per migliorare le politiche di tutela dei minorenni all'interno delle singole asd e dei singoli comitati. Gli obiettivi del progetto si stanno diffondendo non solo in Lombardia e Liguria ma anche nel resto della penisola. (I.M.)

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