In Italia il cambiamento demografico non è più un tema del futuro, ma una realtà del presente. Negli ultimi 10 anni*, la popolazione ultrasessantacinquenne è aumentata di quasi 3 punti percentuali: nel 2016 gli anziani erano 13,4 milioni, il 22% del totale, nel 2025 sono stati registrati a 14 milioni 573mila persone, il 24,7%in un trend crescente da ormai due decenni.
L’aumento dell’aspettativa di vita è una conquista collettiva, ma pone anche interrogativi profondi su come viviamo, abitiamo e costruiamo le nostre comunità.
Quindi il problema diventa: come invecchiare meglio? L’Uisp si è posta la domanda e ha messo da tempo in campo strategie associative, progetti, attività. A cominciare dal progetto Age, finalizzato a promuovere attività sportive e socializzanti per persone over 65, al fine di favorire benessere e inclusione.
Perché l’attività sportiva migliora la qualità della vita, anche se non può essere l’unica risposta a una trasformazione così profonda. La longevità non è un evento marginale: è una trasformazione strutturale della società, che incide sui modelli di welfare, sull’organizzazione delle città, sul lavoro e sulle relazioni sociali. Per questo non basta “aggiungere anni alla vita”, ma occorre aggiungere vita agli anni, attraverso una visione sistemica e integrata.
È da qui che nasce il processo di cambiamento che l’Uisp ha da tempo adottato e messo in atto attraverso una chiara strategia: non è più possibile governare una trasformazione di questa portata con strumenti ordinari. I modelli tradizionali, pur avendo un ruolo importante, oggi non sono più sufficienti. Serve fare un passo in avanti, assumendosi la responsabilità di sperimentare processi e prassi innovative, anche quando questo significa uscire dalla propria comfort zone.
L’Uisp, con il progetto Age, finanziato nell’ambito del programma del ministero del Lavoro Ex Art 72 DL 3 luglio 2017 n.117 anno 2024, ha scelto consapevolmente questa strada, perché restare fermi significherebbe essere progressivamente esclusi dai cambiamenti e, soprattutto, non riuscire più ad aiutare concretamente le persone. Innovare, in questo contesto, non è una scelta opzionale, ma una necessità: significa ripensare il ruolo dell’attività sportiva come infrastruttura sociale, rafforzare le reti territoriali, integrare la stessa attraverso la costruzione di percorsi inclusivi che creano sviluppo, per dare risposte capaci di accompagnare davvero le persone lungo tutto l’arco della vita.
Affrontare il cambiamento demografico con coraggio e visione significa accettare la sfida di un futuro diverso, ma anche cogliere l’opportunità di rendere l’attività sportiva uno strumento ancora più efficace di benessere, coesione e giustizia sociale. L’Uisp ha deciso di esserci, non adattandosi passivamente al cambiamento, ma contribuendo attivamente a guidarlo. È in questo scenario che si inserisce il concetto di silver social economy, non come semplice etichetta di mercato, ma come nuovo patto sociale. Una prospettiva che invita a ripensare servizi, spazi e relazioni attraverso la pratica sportiva, riconoscendo agli over 65 un ruolo attivo e generativo.
Significa immaginare forme del “vivere quotidiano”, in cui la solitudine si trasformi in vicinanza, in quanto scelta consapevole, e in cui l’autonomia venga sostenuta dalla condivisione e non dalla dipendenza. Significa costruire spazi e contesti in cui le persone anziane non siano solo utenti di servizi, ma protagoniste della vita comunitaria, portatrici di competenze, memoria, tempo e cura. In questa prospettiva, la scelta non è tra pratica sportiva e silver economy. Il punto è comprendere che l’attività sportiva è una leva strategica, non l’intero meccanismo.
È questa la visione che guida la transizione sportiva, che riconosce allo sport il ruolo di vera e propria infrastruttura sociale, capace di generare benessere, inclusione e sviluppo sostenibile; l’approccio Age dell’Uisp nasce proprio da questa consapevolezza. Lo sport di comunità diventa lo strumento attraverso cui sostenere l’invecchiamento attivo, contrastare l’isolamento, rafforzare le reti territoriali e attivare nuove opportunità economiche e professionali, in particolare per le giovani generazioni. Un approccio che integra salute, coesione sociale, sostenibilità ambientale e sviluppo locale, trasformando la longevità in una risorsa per tutti.
Se continuiamo a considerare l’invecchiamento solo come un problema sanitario o assistenziale, continueremo ad approcciarlo con soluzioni parziali. Se invece lo riconosciamo per ciò che è davvero, “una conquista collettiva”, possiamo trasformarlo in un’opportunità sociale, economica e culturale. La vera sfida non è “far fare qualcosa agli anziani”, ma costruire contesti, luoghi in cui valga la pena vivere più a lungo; in cui muoversi, abitare, partecipare e contribuire siano parti di un’unica visione di comunità.
Il cambiamento demografico è già qui. Possiamo subirlo come un peso o governarlo come una risorsa. L’Uisp ha scelto la seconda strada: valorizzare l’attività sportiva per generare cambiamento, accompagnando i territori verso comunità più inclusive, solidali e sostenibili, dove il tempo che si allunga non isola, ma unisce, e vivere più a lungo significa vivere meglio, a livello di comunità. (a cura di Salvatore Farina, Vincenzo Manco, Marco Celi)