Nazionale

Matti per il calcio: le voci dei protagonisti

Inclusione e integrazione sui campi di Montecatini Terme con le squadre composte da persone con disagio mentale, infermieri, operatori e medici

 

Più di trecento in campo a Montecatini Terme per l’XI edizione di Matti per il calcio,  rassegna nazionale per ragazzi con disagio mentale, organizzata dalla Uisp e conclusa sabato 23 settembre. Tre giorni di calcio a sette nessuno escluso, che ha visto protagoniste sedici squadre composte da persone con disagio mentale, infermieri, medici e operatori, provenienti da tutta Italia.

L’obiettivo della manifestazione è quello di abbattere le discriminazioni, l’isolamento e il pregiudizio per favorire l’integrazione. Il calcio viene utilizzato come strumento sociale in cui “le differenze si appiattiscono, in cui tutti quanti si sentono un tutt’uno. Anche a livello riabilitativo i progressi che si fanno attraverso il campo sono molto più rapidi rispetto ai progressi che si fanno normalmente in strutture riabilitative”, dice Emiliano, operatore della squadra Bullocks di Perugia.

Matti per il calcio non è altro che storia di calcio, di sport, ma soprattutto di vita. Come ci spiegano, infatti, Christian Maoddi, Roberto Farinato e Carlo Moriggi che presentano il calcio come un momento di condivisione, come una possibilità di rivincita nei confronti della vita e come un momento per divertirsi, ridere, scherzare mentre praticano lo sport, definito da tutti, come il più bello del mondo.

Il capitano della squadra “Insieme per sport” di Genova, Bernardo, dice di essersi avvicinato alla squadra e all’iniziativa per affrontare i suoi problemi e quelli degli altri. Il calcio per lui rappresenta l’entusiasmo e la voglia di reinventarsi, consapevole del fatto che esso rappresenta un valore sociale e integrativo.

GUARDA IL VIDEO del servizio andato in onda mercoledì 27 settembre sul Tg 3 Rai realizzato da Lorenzo Roata

Questa iniziativa rappresenta un’esperienza calcistica, ma anche un percorso agonistico verso la normalità. Lo psichiatra della comunità Cafeo di Ragusa, Antonio Napoli, infatti,  ritiene “l’esperienza molto valida, non solo per l’aspetto calcistico, quanto per la possibilità di effettuare una serie di scambi, confronti e di misurarsi con realtà diverse”. L’iniziativa rappresenta una vera e propria esperienza riabilitativa, poiché “le persone con cui si viene a lavorare sono persone che hanno subito un arresto nell’iter della loro esistenza per motivi vari o per disagi psichici e l’attività sportiva può consentire di riaprire dei canali espressivi, comunicativi o quelli attraverso i quali si rafforza l’autostima”. La persona, in questo modo, riesce a riappropriarsi del proprio “io”, sentendosi parte integrante e attiva della realtà che lo circonda. 

La componente “gruppo”, poi, gioca un ruolo fondamentale per queste persone per quanto  riguarda il proprio processo riabilitativo. Coloro che partecipano a Matti per il calcio sono, infatti, persone con problemi nella socializzazione, nell’apertura e nella comprensione degli altri. “Il fatto di stare insieme su un campo, di giocare la stessa partita, di utilizzare lo stesso linguaggio comunicativo consente con più facilità di raggiungere l’altro nella semplicità”, dice Antonio Napoli.

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