Nazionale

Oltre il pregiudizio: a Napoli lo sport educa e costruisce comunità

La forza dello sport sociale nelle carceri di Nisida con il progetto 'Sportivamente' di Uisp Campania. "Ma non chiamateci eroi", spiega Marco Rossi Doria

 

Sport sociale al centro dell'interesse di "Ad alta velocità", rubrica del Giornale Radio Sociale che porta i microfoni nell'Uisp Campania, attraverso la voce di due operatori protagonisti del progetto "Sportivamente". Lo sport per tutti rappresenta uno degli strumenti più concreti e potenti di inclusione, crescita e cambiamento nei contesti fragili come l’istituto penitenziario minorile di Nisida che ha aperto le porte a laboratori, sport e lezioni di danza. L’Uisp Campania, attraverso il progetto 'Sportivamente', ha promosso un intervento concreto, raccontando una dimensione dello sport che va oltre la performance e la competizione: uno sport che educa, che costruisce relazioni e apre possibilità. 

LEGGI L'APPROFONDIMENTO DEL GIORNALE RADIO SOCIALE

Una delle educatrici è Christel Scaraglia, istruttrice di hip hop, che parla di “sfida”, ovvero quella di introdurre la danza in un contesto dove molti ragazzi non avevano mai sperimentato nulla di simile. Uscire dalla zona di comfort, confrontarsi con disciplina e regole, scoprire capacità inattese. “Essere educatrice all’ipm di Nisida - racconta Christel Scaraglia - significa essere un esempio per le ragazze e i ragazzi che sono quasi miei coetanei, mostrare loro che esistono strade diverse e risultati raggiungibili anche in giovane età”.

INTERVISTA A CHRISTEL SCARAGLIA, ISTRUTTRICE DI HIP-HOP 

Per Eugenio Russo, invece, istruttore di basket, lo sport è prima di tutto relazione. Il campo diventa pretesto per costruire fiducia, per lavorare sulle dinamiche di gruppo, sulla collaborazione e sull’impegno. A volte l’allenamento si ferma perché i ragazzi hanno bisogno di parlare, di mettere ordine nei propri pensieri, di ricevere risposte a domande difficili. “Essere istruttore sportivo al carcere minorile di Nisida vuol dire anche educare - spiega Eugenio Russo - perché lo sport insegna, dà equilibrio e permette di scoprire abilità nascoste. Molti ragazzi, quando si sono avvicinati al basket, mi dicevano: “Io non ho mai giocato a basket”. Poi hanno conosciuto meglio questa attività, si sono resi conto di avere talento e da lì è nato il loro impegno e la partecipazione”. 

INTERVISTA A EUGENIO RUSSO, ISTRUTTORE DI BASKET 

La rubrica quotidiana curata da Giuseppe Manzo per il Giornale Radio Sociale, lega insieme vari avvenimenti dell'attualità stringente e ritorna indietro negli anni per leggere il presente con maggior profondità: un vero e proprio dialogo tra il presente e la memoria, accostando fatti lontani nel tempo ma uniti da uno stesso significato civile. All’alba del 17 febbraio 2026 un incendio ha colpito lo storico Teatro Sannazaro, simbolo culturale di Napoli. È stato un duro colpo per una città che nella cultura ha sempre trovato una difesa importante contro il degrado e l’emarginazione. I teatri, come le scuole e i centri sportivi, non sono soltanto edifici: sono luoghi di comunità, di crescita, di opportunità. Facciamo un salto al passato: nello stesso giorno, ma nel 2008, a Pellaro, in provincia di Reggio Calabria, i carabinieri del ROS catturarono “il Supremo”, ovvero il boss della ’ndrangheta Pasquale Condello, mettendo fine a diciotto anni di latitanza. Due immagini lontane nel tempo ma vicine nel significato: da una parte la distruzione di un luogo di rappresentazione e comunità, dall’altra lo Stato che riafferma la sua presenza contro il potere criminale.

La trasmissione “Ad Alta Velocità” in questo scenario, diviso tra ferite ancora aperte e voglia di riscatto, pone, quindi, l’attenzione su un tema decisivo: i minori a rischio e il confine sottile tra repressione e opportunità educativa. Nel carcere di Nisida l’educazione ai minori rappresenta una vera e propria occasione di riscatto formativo e sociale, per questa ragione l’Uisp Campania propone di raccontare non solo i problemi, ma anche le esperienze positive e le possibilità di cambiamento che nascono sul territorio grazie allo sport, inteso come leva educativa e strumento di inclusione. Il minore si prende per mano e si sostiene, costruendo il suo futuro anche nei laboratori di danza e nei campi da basket, nelle scuole e nelle ceneri da cui possono rifiorire. 

Ed è proprio su questo punto che Marco Rossi Doria, presidente di ‘Con i Bambini’ sottolinea il rischio di concentrarsi esclusivamente sulla figura “eroica” del singolo, lasciando sullo sfondo l’importanza del lavoro di squadra, della collaborazione tra scuola, famiglie e territorio e di una responsabilità condivisa nella crescita dei ragazzi. Quindi, non basta valorizzare singole storie di successo o figure carismatiche, perché il cambiamento non può poggiare sull’eroismo individuale, ma su una comunità, sulla collaborazione attiva. Anche il tema della sicurezza non è da sottovalutare poiché prevede pene più severe anche per ragazze e ragazzi di appena dodici anni. C’è chi pensa che la repressione sia l’unica soluzione ma rappresenta una questione che chiama in causa istituzioni, educatrici ed educatori, che prestano la propria attività all’interno degli istituti penitenziari minorili e dell'intera società civile. Perché se è vero che la legalità va difesa, è altrettanto vero che senza percorsi alternativi il rischio è quello di spezzare definitivamente vite ancora in formazione. Davanti ad una prospettiva negativa, è fondamentale agire positivamente, offrendo opportunità, perché solo così i ragazzi possono imparare dai propri errori e rifiorire, trovando nuove strade di crescita, fiducia in sé stessi e senso di comunità. (A cura di Elena Del Grosso)