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Progetto Spin Youth: si è svolto a Lisbona l'evento finale

Il 16 e 17 aprile la capitale portoghese ha ospitato i rappresentanti dei Paesi partner che si sono confrontati su sport e inclusione. Parla D. Conti

 

Il progetto europeo Spin Youth ha tenuto l’evento finale a Lisbona il 16 e 17 aprile. Il progetto di cui è capofila l’ong austriaca VIDC e di cui Uisp è partner ha concluso così il suo percorso durato due anni con attività mirate ad aumentare la partecipazione sportiva dei giovani provenienti da contesti diversi, in particolare giovani rifugiati e migranti, e a creare ambienti sportivi inclusivi e non discriminatori. Obiettivi che proseguono l’impegno di una partnership consolidata per promuovere attivamente la diversità e l'uguaglianza.

In questa occasione l’attenzione si è concentrata su come affrontare le sfide e come sviluppare nuovi approcci in un contesto sociale europeo e, in particolare nei Paesi coinvolti nel progetto in continua trasformazione, in cui le iniziative e i programmi che promuovono l'uguaglianza, la diversità e l'inclusione sono sempre più oggetto di dibattito. A ospitare la conferenza è stato il partner portoghese, il Sindacato dei Calciatori Portoghesi (SJPF), membro della FIFPRO – World Players Union (Il sindacato mondiale dei calciatori), nella sua sede presso il Campus do Jogador. Diversi gli ospiti nazionali e internazionali che, in coerenza con l’obiettivo del progetto, sono intervenuti nelle diverse sessioni e gruppi di lavoro per sviscerare i problemi con cui il mondo dello sport fa i conti per favorire la piena inclusione dei giovani con diversi background.

Si è dedicata particolare attenzione ai ruoli che vedono protagonisti gli attori di questo ambito: volontari, allenatori, operatori e partecipanti sportivi a vari livelli. L’evento è stato complessivamente moderato da Matilde Fidalgo, ex giocatrice del Manchester City, del Benfica e della nazionale portoghese, ora consulente del Sindacato delle calciatrici. I temi in discussione hanno visto i partecipanti confrontarsi con le trasformazioni in atto a livello europeo e globale e su come costruire programmi efficaci per coinvolgere e responsabilizzare i giovani provenienti da contesti diversi. Quali sono le nuove forme di coinvolgimento giovanile e di co-creazione di politiche che li riguardano? Come possono gli stakeholder del mondo dello sport supportare e responsabilizzare i giovani per promuovere iniziative di uguaglianza, diversità e inclusione nei loro specifici contesti? Quali sono i principali risultati del progetto Spin Youth? Tutte domande che hanno attraversato sessioni generali e gruppi di lavoro a cui hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dei partner del progetto, anche esperti e opinion leader, responsabili politici, dirigenti e allenatori sportivi, atleti e istituzioni sportive coinvolti dal progetto con l’auspicio di proporre spunti di riflessione utili a tutto il mondo impegnato nella sfida dell’inclusione attraverso lo sport, non solo nel calcio e con il calcio.

I giovani selezionati dai partner del progetto SPIN Youth come “coordinatori giovanili”, agenti chiave del cambiamento, hanno avuto un ruolo fondamentale, presentando i risultati del loro lavoro e le esperienze maturate durante la partecipazione al progetto. Ai lavori, per la Uisp hanno partecipato Davide Valeri e Raffaella Chiodo Karpinsky intervenuti in diverse fasi della discussione. Davide Valeri, ricercatore dell’Università di Padova, ha presentato i risultati dell’analisi da lui curata a seguito dell’indagine sviluppata in Italia. Questa ricerca ha concentrato l’attenzione sul mondo Uisp attraverso interviste a protagonisti di attività di inclusione rivolte a rifugiati e migranti. "La partecipazione a questo progetto ha rappresentato per l'Uisp un'occasione importante di riflessione sul tema dei giovani con background culturali diversi e sul ruolo che lo sport di base può — e deve — svolgere nei loro confronti - commenta Daniela Conti, responsabile Politiche per l'interculturalità e la cooperazione Uisp - La ricerca condotta da Valeri ha messo in luce una lacuna significativa: nel mondo dello sport di base mancano strumenti e percorsi pensati per valorizzare i giovanissimi, e in particolare quelli con background migratorio o multiculturale. Questi ragazzi e ragazze faticano a trovare spazi in cui sviluppare progettualità in autonomia, vedere riconosciute le proprie competenze e accedere a ruoli tecnici e organizzativi. Un nodo centrale emerso dalla ricerca è l'assenza di role models: figure che ricoprono posizioni di responsabilità — nei consigli direttivi, nei settori dell'allenamento, dell'arbitraggio o della dirigenza sportiva — che possano rappresentare un riferimento concreto e un'ispirazione per i giovani con background culturali diversi. Senza questi modelli, il percorso verso il protagonismo all'interno delle organizzazioni sportive rimane spesso invisibile o inaccessibile".

Raffaella Chiodo Karpinsky ha guidato la discussione nei gruppi di lavoro, stimolando i partecipanti a riflettere sulle sfide emerse nelle attività del progetto e in particolare su come incide sul mondo dello sport di base la fase storica, segnata da guerre, conflitti sociali e crisi energetica ed economica. I partecipanti sono stati invitati a esprimere quali sono gli ostacoli vecchi e nuovi che incontrano per promuovere l’inclusione dei rifugiati e a prefigurare strategie per il futuro. (Raffaella Chiodo Karpinsky)

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