Sono dieci le Regioni italiane che hanno già approvato una legge organica sul terzo settore, dando attuazione, a livello territoriale, al Codice nazionale del 2017. Un passaggio importante, perché queste norme non si limitano a recepire principi generali, ma definiscono concretamente gli strumenti, le modalità e le relazioni tra enti del terzo settore e pubbliche amministrazioni nei diversi contesti locali.
Si tratta di un’evoluzione significativa del principio di sussidiarietà: dopo il Codice del terzo settore che ha definito la cornice nazionale, le Regioni stanno rendendo operativa l’amministrazione condivisa, riconoscendo al terzo settore
un ruolo sempre più centrale non solo nell’ambito sociale, ma nelle politiche pubbliche nel loro insieme. Su questo il Giornale Radio Sociale ha realizzato nei giorni scorsi il suo approfondimento settimanale, curato da Anna Monterubbianesi
Si tratta di esperienze diverse, alcune più strutturate, altre focalizzate su ambiti specifici, ma tutte orientate a rafforzare collaborazione, progettazione e fiducia tra istituzioni e cittadini organizzati, come ricorda la scheda di Chiara Meoli, Ufficio Studi del Forum Terzo Settore: "Sono otto le regioni che hanno adottato normative specifiche in materia di terzo settore. Tra di esse la Toscana con la legge regionale 65 del 2020, il Molise con la legge regionale 21 del 2022, seguono l'Emilia-Romagna nel 2023, il Piemonte nel 2024 e nel 2025 la Puglia e le Marche. Tutte le regioni hanno adottato una normativa molto generale, in cui sono trattati i temi dell'amministrazione condivisa, sono disciplinati la coprogrammazione, la coprogettazione, il volontariato e tutti gli organi protagonisti del terzo settore. Più specifiche le normative umbre con la legge regionale 2 del 2023, una legge specifica in tema di amministrazione condivisa e quelle delle province autonome di Bolzano con la legge provinciale 7 del 2025 e di Trento, la 9 del 2025, che ha come oggetto principale il tema del volontariato. Da ultima la regione Basilicata che ha adottato la legge regionale sul terzo settore proprio alcune settimane fa".
La prima legge regionale ad essere attutata è quella della Toscana, come racconta Claudia Firenze, portavoce del Forum toscano: "La legge regionale toscana numero 65 del 2020, Norme di sostegno e promozione degli enti del terzo settore toscano, ha avuto sicuramente il merito di essere la prima legge regionale di adeguamento e di maggiore specificazione di alcuni istituti della legge nazionale, tra cui soprattutto il raccordo pubblico-terzo settore, andando a promuovere sistematicamente la collaborazione tra enti pubblici ed ETS, soprattutto dal punto di vista della coprogrammazione e della coprogettazione, quindi l'amministrazione condivisa. Ha promosso misure per sostenere le attività di interesse generale, disciplinando anche la concessione in comodato d'uso di beni mobili e immobili di proprietà regionale o locale agli Ets e sicuramente ora, dopo tanti anni, anche nel confronto con le altre leggi regionali, emergono con più chiarezza molti punti di forza di questa legge e magari anche qualche prospettiva futura di miglioramento. Un altro aspetto positivo di questa legge è stato il riconoscimento e l'istituzione di un tavolo tecnico politico che mette insieme la regione Toscana, Anci Toscana, quindi gli enti locali, il centro servizi volontariato, quindi il Cesvot e il Forum del terzo settore".
Si tratta di leggi costruite dal basso, frutto di un lavoro lungo e impegnativo del terzo settore nei territori, attraverso percorsi di confronto e co-progettazione con le istituzioni. Ne parla il portavoce del Forum regionale dell’Emilia-Romagna Alberto Alberani: "La legge regionale dell'Emilia-Romagna si sta realizzando perché è stata una legge costruita in due anni dal basso e i decreti attuativi stanno andando avanti. Abbiamo costituito il Consiglio regionale del terzo settore che funziona, abbiamo costituito l'Osservatorio sul terzo settore che anche questo sta iniziando a funzionare. Siamo riusciti, grazie al fondo di innovazione sociale ad avere un milione di euro per fare formazione sul tema dell'amministrazione condivisa che è il titolo 3 della legge, il più importante, e inoltre siamo riusciti ad avere un finanziamento per il forum regionale e i forum provinciali. Siamo abbastanza soddisfatti, certamente la strada è impegnativa e lunga e dalla teoria poi bisogna mettere a terra e passare alla pratica".
Sul territorio, queste leggi rafforzano le collaborazioni, sviluppano la progettualità degli Ets e alimentano la fiducia tra istituzioni e cittadini. "In Basilicata l'attenzione al terzo settore nella fase di coprogrammazione e coprogettazione non è mai stata molto alta. Nell'aprile scorso sia il forum sia il Csv espressero con una nota il loro disappunto per la programmazione dei bandi redatti senza aver minimamente consultato il terzo settore. Da lì è nata una proposta di legge per la quale siamo stati sentiti più volte e che ha portato il 10 marzo scorso all'approvazione all'unanimità di un testo in Consiglio regionale che poi è diventato legge. La legge tiene conto delle indicazioni che vengono dal decreto 117 e punta molto sul coinvolgimento del terzo settore. Inoltre, la norma regionale prevede la possibilità di concessione in comodato d'uso di beni mobili e immobili proprietà degli enti locali al terzo settore e introduce un tema nuovo, quello del cross funding. Ora la norma prevede una serie di decreti attuativi, il compito del Forum a questo punto sarà quello di monitorare l'applicazione della norma stessa per far sì che diventi una realtà concreta", afferma Carmela De Vivo, portavoce del Forum della Basilicata.
Lo scenario sembra destinato a consolidarsi nei prossimi anni, anche alla luce del dibattito nazionale ed europeo sull’economia sociale. Una scommessa nel rapporto tra pubblica amministrazione e terzo settore, nella prospettiva dell’interesse generale.