Nazionale

Uisp Brescia: con il progetto carcere gli arbitri sono detenuti

Nella casa di reclusione di Verziano
Lo sport come palestra per imparare il rispetto delle regole, banco di prova di reinserimento in società. È questa la filosofia da cui è partito il rapporto triennale tra Uisp Brescia e carceri, dove nonostante il sovraffollamento e le difficoltà, si dà vita a tante iniziative pionieristiche. È il caso per esempio degli arbitri detenuti, che sabato 19 ottobre hanno debuttato nella casa di reclusione di Verziano per regolamentare le partite di calcio a sette del 29° campionato intitolato a Giancarlo Zappa.
Ogni sabato fino a maggio 6 reclusi che hanno partecipato ad un corso ad hoc arbitreranno i match tra le 10 squadre partecipanti, tre di detenuti e le restanti di società sportive esterne e di polizia penitenziaria. “Brescia ha già il primato di avere introdotto per prima in Italia, nel 1988, le partite tra detenuti e agenti – evidenzia Alberto Saldi, responsabile del progetto carcere Uisp a Brescia – ora ne aggiungiamo un altro, quello delle competizioni arbitrate dai detenuti”.

Francesca Lucrezi, direttore di Verziano, tra le prime donne a dirigere un carcere, ha assistito e assiste al successo dei corsi di yoga, danza, aerobica, scacchi, scultura. E ancora, ha trasformato Verziano – 150 ospiti – in un luogo il più possibile accogliente, dove è possibile seguire i cineforum, vedere una mostra, conseguire un diploma e una laurea imparando in compagnia di studenti esterni, fare teatro. “Offrire la possibilità di scoprire le proprie potenzialità è il modo migliore per consentire un riscatto sociale”, dice. L’idea del corso per arbitri però un po’ la spaventava: “È durato tre mesi – racconta Lucrezi – sono partiti in 12 ora sono 6, perché in molti sono usciti. Temevamo l’ingenerarsi di conflittualità pericolose, invece è andato tutto benone”. A occuparsene, Luciano Ungaro, Lega calcio Uisp Brescia: “Anch’io avevo qualche timore – afferma – invece sono entusiasta. Un giorno ho chiesto a un partecipante perché volesse diventare arbitro. E lui mi ha risposto che non sarebbe stato un gioco, né solo un fatto sportivo, ma qualcosa che gli avrebbe in segnato a rispettare delle regole in futuro”. Il corso ha riscosso un tale successo che si pensa già di replicare per le donne, organizzando corsi per arbitraggio delle partite di pallavolo. (Fonte: Il Giorno-Brescia)

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