A tutti NOI,
da bambino sentivo che qualcosa nell'aria stava cambiando con l'approssimarsi del Natale. Una magia contagiosa che creava sensazione di pace e tranquillità e di attesa del "nuovo". Crescendo queste sensazioni si sono affievolite per una visione sempre più critica delle cose. Perduta la magia intrigante e sognatrice, è rimasta la voglia di un passaggio.
Dicembre: giorni sempre più corti e bui, il sole che scalda meno, la notte che prevale sulla luce della giornata. Ma poi, ed ecco che la "magia" ritorna, le giornate si riallungano, torna a dilatarsi il tempo della luce, si riapre il senso della speranza.
Un'altra percezione invade il campo, il senso del piacere per aver doppiato l'ennesimo capo (d'anno e/o di Buona Speranza?) lasciandosi alle spalle i tempi cupi di un altro inverno che siamo riusciti a metterci in archivio.
Gennaio: in realtà l'inverno è ancora molto presente. Ma le giornate si illuminano di maggiore luce e provocano sensazioni di "crescita".
Nonostante tutto, il respiro si fa più ampio e profondo. L'aria fredda del nord porta con sé il nitore dovuto ad un vento di cambiamento e scuote i torpori causati dall'impigrimento di una terra che desidera il riposo della stagione del ricambio.
Ma un'altra primavera sarà alle porte e "finirà la stagione delle piogge / senza un preavviso, come è incominciata / un piccolo colpo alla finestra / l'ultima lettera battuta dalla grandine o da un picchio rosso / che ci chiama in giardino" (GM. Missaglia).
Dal buio delle crisi nasce una flebile voce di speranza che ci schernisce e ci fa rimanere desiderosi di continuare ancora, e ancora una volta, a vedere uno spiraglio di possibilità. Concludendo con De Andrè mi vien da dire "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".
Comunque la pensiamo, Buone Feste a tutti noi
Alessandro Ariemma