Comitato Territoriale

Varese

QUELLO CHE NON SI VEDE, MA C’È…

Lo sport come strumento, il movimento come cura e la salute mentale come obiettivo. Nel mondo Uisp, diverse associazioni affiliate attivano percorsi di attività sportiva per contrastare la sofferenza psichica. Un esempio è il lavoro di Emanuele Martignoni, allenatore dei Cittadini del Mondo Varesina, solido punto di riferimento nella riabilitazione psichiatrica fin dal 2009, quando un gruppo di operatori ebbe l’intuizione di trasformare una passione in progetto, creando la squadra provinciale della salute mentale grazie alla collaborazione tra le ASST Sette Laghi e Valle Olona e all’integrazione di vari servizi del privato accreditato che negli anni hanno condiviso l’esperienza. Ma sono tanti i progetti portati avanti nelle associazioni, proprio nell’ottica di utilizzare lo sport come uno strumento per essere se stessi, scoprire le proprie potenzialità, diventare più soddisfatti e felici.

«Finalmente si comincia a parlare di salute mentale e non solo di malattia. L’obiettivo è fare in modo che le persone stiano bene, e il benessere passa dalla salute mentale, perché tutti possono vivere dei disagi e starne male, anche se non lo fanno vedere. Ecco perché è importante, nello sport, creare spazi inclusivi e non esasperatamente competitivi, dove curare sia il movimento sia gli aspetti di socialità e aggregazione – spiega la vicepresidente di Uisp, Ileana Maccari –. Molti ragazzi sono a disagio perché c’è una cultura della prestazione enorme; Uisp sta cercando di andare nella direzione dell'inclusione e di non alimentare la competizione insana. Questo in termini di prevenzione, per favorire una cultura del benessere. Inoltre, Uisp interviene per accogliere tutti quelli che hanno una sofferenza psichica con percorsi dedicati».

Spesso tendiamo a pensare che la sofferenza psichica si manifesti sempre attraverso segni evidenti o crisi visibili. Nella realtà, la salute mentale assomiglia a un iceberg: in superficie, fuori dall'acqua, mostriamo solo ciò che la società ci richiede: sorrisi, produttività, performance sportive o scolastiche e una finta serenità. Sotto il livello dell'acqua, invisibile agli occhi degli altri, si nasconde invece il peso reale: l'ansia da prestazione, il senso di inadeguatezza, la solitudine o la paura di fallire. Questo significa che chiunque vicino a noi – l'amico più solare, il compagno di squadra più forte – potrebbe stare affrontando una battaglia silenziosa, logorato dal dover mantenere intatta quella "maschera" di perfezione.

La sensibilizzazione passa anche dai nuovi linguaggi. Il corto dal titolo “Quello che non si vede” è stato uno dei quindici finalisti nella competizione “Ciak, azione!”, promossa dal GLP (Gruppo di Lavoro Provinciale per la salute mentale) con il supporto di Uisp. Il regista Giacomo Campiotti, valutando i video, lo ha lodato per le trovate di regia da filmmaker professionista. I nomi dei ragazzi dell’istituto Stein di Gavirate che lo hanno realizzato sono Pietro Deleonardis, Jessica Pinna, Geovana Silva Monteiro, con il professor Francesco Angelone. Nel video si parla dell’ansia, rappresentata dall’interno di una casa, a dimostrazione che la salute mentale interessa davvero tutti e che il dolore più profondo è spesso proprio quello che rimane chiuso tra le mura domestiche o dentro noi stessi.

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