Nazionale

E' morto Gigi Riva, riscatto ed orgoglio di una città

Riva è stato idolo e leggenda del Cagliari, oltre che della nazionale. Minuto di raccoglimento in tutti i campi Uisp. Il ricordo di T. Pesce e di P. Casu
 
Tutto lo sport italiano, con in testa gli appassionati di calcio, piange la scomparsa di Luigi “Gigi” Riva, morto lunedì 22 gennaio a Cagliari, all’età di 79 anni, dopo un breve ricovero a seguito di un malore cardiaco.
Soprannominato “Rombo di tuono” dal grande Gianni Brera, miglior marcatore della storia della Nazionale di calcio con 35 gol segnati in 42 partite, era originario della provincia di Varese, ma è in terra sarda, al Cagliari, che ha dedicato tutta la sua straordinaria carriera, con oltre trecento gare giocate, uno scudetto vinto e per tre stagioni capocannoniere della Serie A.
"Una autentica leggenda, un grande atleta e un uomo dai valori straordinari, dentro e fuori dal campo, a cui dobbiamo essere estremamente riconoscenti - afferma Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp - Alla sua famiglia e ai suoi cari le più sentite e partecipate condoglianze da tutta l’Uisp. Raccogliendo immediatamente l’invito del Coni agli organismi sportivi, per onorare la memoria di Gigi Riva, verrà osservato un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni Uisp che si svolgeranno in Italia da martedì sino al fine settimana".
 
Pietro Casu, presidente Uisp Cagliari, ha scritto un articolo per il sito Uisp, in cui racconta da sardo l'origine di questo amore che lega Riva alla Sardegna e il simbolo che il calciatore è diventato per tutta la Regione. Lo pubblichiamo di seguito.

Un’isola lontana, terra di conquista dei predoni del mare per le ricchezze e la posizione strategica nel Mediterraneo meridionale, nota solo per il mare, i pastori e i banditi, figlia di un pregiudizio storico continentale senza confini. Quando arrivavi in Sardegna ti pareva di andare in Africa tanto era lontana, tanto era diversa dalle altre regioni d’Italia; Garibaldi l’amò prima ancora di unire l’Italia, chissà cosa ci trovò in questo posto così remoto, così impervio, selvaggio ed arido. In quel volo aereo che da Leggiuno lo portava a Cagliari, a metà degli anni ’60, un promettente ragazzino lombardo, taciturno e schivo, orfano di padre e madre, cresciuto in un riformatorio, arrivò in questa isola di cui aveva paura, col pensiero di rimanerci solo un anno, giusto il tempo per farsi una vacanza tra un gol e l’altro.

Ed invece, così come De Andrè, Greatti, Tomasini, Suazo, Oliveira, Conti e come tanti altri, in questa terra arida e impervia ci ha poi messo radici profonde. Gigi Riva, alias Rombo di tuono, l’ha amata come come nessun altro, più di chiunque altro, andò oltre i suoi stessi gol, le sue rovesciate alla Holly e Benji, le sue staffilate, i suoi gol a volo d’angelo, le sue corse, che regalarono incredibilmente a Cagliari e al Cagliari uno storico scudetto, il primo di una squadra del Sud. Nel suo peregrinare in giro per i campi perceviva i soliti sfottò di discriminazione territoriale, sardi additati come pastori, pescatori e banditi di cui aver paura, più alto era il coro contro i sardi e più forte era il tiro di Riva che gonfiava la rete, zittendoli tutti, uno per uno. E così tra mille passeggiate silenziose fra una spiaggia e l’altra, tra picchettate in mezzo ai derisi pastori o pescatori, giorno per giorno, mese dopo mese, senza accorgersene, Riva univa tutti i sardi dal capo di sopra a quelli del sud. Le gare del Cagliari diventavano così appuntamento di tutti i sardi negli spalti dell’Amsicora, i tifosi attendevano le sue gesta condividendo tra loro pane, salsiccia, formaggio e vino.

Nasce la favola dell’orgoglio e il riscatto dei sardi, tutta Italia scopre la vera Sardegna grazie a Gigi Riva, che fu adottato dai sardi prima ancora che diventasse leggendario, un mito per molti adulti e bambini. Quando diventi un bene prezioso per il calcio i potenti sarebbero disposti a ricoprirti d’oro, a farti salire subito sul carro dei vincitori: ti avrebbero regalato tanti altri scudetti, coppe nazionali e internazionali, ma soprattutto tanti, tantissimi soldi, quel vil denaro che ha portato una finale italiana in Arabia Saudita e permesso, nell’improvvisata di un minuto di raccoglimento dedicato a Riva, di fischiarlo infangandone l’onore. L’afiere indomito osò rifiutare le odi delle grandi potenti del Nord e della grande Juventus di Agnelli, contro il volere della dirigenza rossoblù del periodo, fu il gesto che scatenò caroselli di giubilo in tutta Cagliari, bandiere al vento ovunque e che ornavano finestre e porte di ogni casa. I sardi compresero definitivamente l’innamoramento che Riva ebbe per questa città e l’intera isola della Sardegna, un amore corrisposto che rese indissolubile e sacro il suo legame col territorio, diventando in continente il simbolo di riscatto e orgoglio di un intero popolo.

La purezza dei sentimenti e l’importanza che dava ai veri valori della vita rese Giggirriva, con due G e due R, un vero uomo prima ancora di un grande sportivo, lo resero unico e stimato da tutti, lo resero leggendario. Gigi Riva diventò più sardo di alcuni sardi, diede e ricevette dai sardi ciò che la vita aridamente gli aveva negato. Ci lascia con l’eredità di “una terra, un popolo, una squadra” fatta di gente comune in attesa che un altro Gigi Riva, difficilmente, ritorni.

Addio Rombo di tuono, simbolo di un calcio che non c’è più, grazie di cuore per essere stato uno di noi. Per sempre Gigi Riva.

Un bellissimo progetto Uisp di qualche anno fa, Il Calciastorie, sui temi della discriminazione razziale e il calcio, vide Uisp Cagliari impegnata nel raccontare storie di discriminazione, non riuscimmo a trovare grandi eventi da raccontare se non i temi sulla discriminazione territoriale verso i sardi, noi parlammo di Riva e dei suo calci ai pregiudizi sui sardi che tanto odiava. Per leggere “Quattro amori rossoblù” scritto dai ragazzi Liceo Giovanni Maria Dettori di Cagliari, clicca qui

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