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L’Uisp in Libano: due settimane di sport, gioco ed educazione

Vincenzo Spadaro, operatore Uisp Iblei, traccia un bilancio della missione legata al progetto Ana Kamen, condotta con Loredana Barra

 

E’ giunta alla conclusione la seconda missione Uisp in libano, promossa nell’ambito del progetto “Ana Kamen (Phase 2)", che mira a promuovere l’accesso a servizi educativi inclusivi e di qualità per i bambini libanesi vulnerabili e i rifugiati, promuovendo l’inclusione educativa e sociale delle ragazze e dei ragazzi in quattro scuole pubbliche libanesi.

Loredana Barra, presidente Uisp Sardegna e responsabile Formazione e sviluppo Uisp, e Vincenzo Spadaro, operatore Uisp Iblei, sono stati due settimane a Kobayat, da dove hanno raggiunto i villaggi delle scuole coinvolte nel percorso finanziato dell’AICS-Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e con la partnership di WeWorld-GVCVenerdì 13 febbraio è stata l’ultima giornata di formazione, sabato 15 è programmato il viaggio di ritorno in Italia. 

Quali sono le impressioni che riporti da questo viaggio?
“Ero già stato in Libano con l’Uisp nel 2020 per una missione simile in altre scuole - risponde Vincenzo Spadaro - la situazione da allora è cambiata molto: il Paese era più tranquillo e allo stesso tempo più militarizzato, adesso c’è una calma piatta, un’attesa, perchè le crisi che si sommano sono diverse, tra situazione geopolitica e difficoltà interne e non si sa cosa succederà, la popolazione è stanca e rassegnata. Noi osserviamo tutto questo attraverso gli occhi, i racconti e i commenti delle persone con cui interagiamo che gravitano intorno al sistema scolastico. Abbiamo visitato quattro scuole, due a settembre e due in questa missione: riscontriamo tanta demotivazione a causa della situazione economica, gli insegnanti sono mal pagati, le scuole in cattive condizionie, infatti una parte del progetto curata direttamente da WeWorld si occupa delle ristrutturazione degli spazi. A questo si aggiungono molti problemi legati all’educazione di bambine e bambini: c’è una inadeguatezza delle insegnanti rispetto a problematiche di iperattività e disturbi dell’attenzione. Sono fenomeni che conosciamo e accadono anche in Italia, legati alla società in cui viviamo, ma da noi abbiamo strumenti più adeguati per affrontarle, strutture sanitarie, una serie di supporti pubblici e professionali che permettono di gestire queste situazioni. A tutto questo si aggiunge la povertà delle persone, la necessità di garantire la sopravvivenza alle proprie famiglie, in comunità in cui libanesi e siriani vivono insieme: infatti, in alcune scuole vengono organizzati dei turni”. 

GUARDA IL VIDEO DI UN'ATTIVITA' PROPOSTA ALLE INSEGNANTI

La missione si è divisa tra le scuole di Al Noura e Kneisseh: la seconda a pochi chilometri dal confine siriano, una scuola di frontiera, mentre Al Noura è un villaggio agricolo, con una tradizione più arretrata dal punto di vista culturale ma una dirigente scolastica molto sensibile, quindi con un istituto migliore e insegnanti più motivati. Per approfondire leggi il diario di Loredana Barra 

“Sono tutte scuole grandi che vanno dall’infanzia alla scuola media - prosegue Spadaro - noi partiamo dal gioco, chiediamo alle insegnanti di giocare con noi, attraverso un percorso che è metafora della genitorialità e analizza la capacità di ascolto dei bisogni dei bambini e il legame tra scuola e famiglia, come comunità che ha al centro il bambino. I giochi motori sono incentrati su movimento e inclusione: il primo, con il paracadute colorato, è uno strumento per raccogliere i bisogni delle persone coinvolte nella formazione, così da poter poi indirizzare gli altri giochi verso queste necessità emerse. I bisogni sono simili a quelli che esistono nelle scuole di altre parti del mondo: motivazione, difficoltà nella gestione dei bambini, utilizzo della tecnologia, spaesamento di famiglia e scuola nei confronti dei bambini di oggi, una crisi sociale che colpisce tutta la comunità educante. Nuove problematiche di apprendimento insorgono a causa dell'utilizzo precoce della tecnologia e dell’analfabetismo emotivo degli adulti. Però abbiamo incontrato tante insegnanti giovani, che hanno tanta passione per questo mestiere, interesse verso cose nuove, voglia di mettersi in discussione sulla didattica, infatti, hanno messo subito in pratica le tecniche sperimentate insieme”.

Nonostante la povertà educativa e socioeconomica, anche le mamme esprimono dei bisogni chiari: chiedono aiuto nella gestione della genitorialità, gravata dal fatto che i papà non ci sono perchè lavorano, non sono padri presenti. “Inoltre, manca tutto l’ambito di intervento legato alla disabilità fisica - conclude Vincenzo Spadaro - per l’ambito cognitivo sono preparati ma non hanno alcun sostegno statale. Nelle nostre missioni raccogliamo i bisogni di un piccolo pezzo di Libano, però ci rendiamo conto che la comunità necessita di interventi educativi e pedagogici che non si possono limitare alle ore che facciamo qui, ma di progetti continuativi di accompagnamento durante tutto l’anno”. 
Per seguire il viaggio di Vincenzo Spadaro in Libano è possibile leggere il suo diario a questo link