Quattro volumi per conoscere e valorizzare le Differenze
Il 31 marzo a Roma sono stati presentati i volumi realizzati da esperte ed esperti del Comitato scientifico del progetto nazionale Uisp
Si è tenuta martedì 31 marzo a Roma, presso l'hotel Nazionale, la presentazione dei materiali didattici del progetto Uisp nazionale Differenze 2.0. Si tratta di un cofanetto con quattro hand-books: “Oltre il bullismo. Capire, reagire e trasformare le relazioni tra pari”, “Violenze e discriminazioni nello sport. Come riconoscerle, come contrastarle”, “Body shaming, cyberbullismi e violenze verbali ai tempi dell’AI”, “Violenza maschile contro le donne”. L’incontro è stato moderato da Ilaria Leccardi, di GIULIA (GIornaliste Unite LIbere Autonome). Il progetto è sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le pari opportunità.
Sono intervenuti gli autori dei singoli volumetti, rappresentanti delle istituzioni e dirigenti Uisp. Gaia Bariletti, Dipartimento Pari Opportunità- Presidenza del Consiglio dei ministri ha sottolineato l’efficacia con la quale il progetto Differenze 2.0 ha posto ai giovani il tema di relazioni paritarie tra uomini e donne, per educare alle differenze, che costituiscono valori e non occasioni di discriminazioni. L’obiettivo è costruire modelli di affettività sani.
Cecilia D’Elia, vicepresidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, ha aggiunto: “Tutti i dati ci dicono che è importante lavorare sulla prevenzione, anche se è ancora troppo debole soprattutto se guardiamo al tema dei femminicidi, che non ha a che fare con il cambio di generazioni. Soprattutto tra i giovani assistiamo ad uno spaesamento maschile. È importante che nei luoghi misti, come quello dello sport, ci siano percorsi di educazione alla parità e al rispetto. La violenza non è un fatto privato ma diventa questione sociale, pubblica”.
Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, ha ringraziato Giulia Giornaliste, la Commissione Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio che ha sostenuto il progetto, i ragazzi e le ragazze delle scuole e i dirigenti e le dirigenti Uisp nazionali e dei Comitati regionali e territoriali. Tiziano Pesce ha parlato dello sport come un grande fattore di educazione che, allo stesso tempo, puó diventare terreno fertile per abusi e violenze. “Per questo occorre sempre interrogarsi su quale modello di sport vogliamo garantire, in linea con l’articolo 33 della Costituzione - ha detto Pesce - Nello sport spesso si rafforzano alcuni stereotipi che finiscono per riprodurre automaticamente discriminazioni e pregiudizi. La forza e aggressività associati al maschile, grazia e armoniosità associati al femminile. Valorizzare le identità, creare spazi accessibili, promuovere leadership al femminile sono obiettivi che l’Uisp si sforza di portare avanti al proprio interno e nella società. Bisogna saper riconoscere le varie facce che le violenze possono assumere, da quelle tradizionali sino a quelle digitali, che viaggiano attraverso i social. L’Uisp mette in campo il suo impegno per promuovere rispetto e consapevolezza, tra i giovani ma non solo, da accompagnare attraverso un percorso formativo in ogni attività e occasione di sport”.
Claudio Cappotto, psicoterapeuta, Centro Sinapsi-Università Federico II di Napoli, è intervenuto evidenziando la necessità di guardare ai nostri comportamenti più automatici: “Le buone pratiche vanno accompagnate a modi di essere. La violenza maschile sulle donne significa intervenire sulla maschilità, quali sono le forme oppressive di noi adulti nella vita quotidiana? Dobbiamo mettere in discussione quella maschilità egemone e oppressiva, le microaggressioni, le parole d’odio. Siamo presi dalle onde sensazionalistiche. Parlare di bullismo e di maschilità tossica è giusto ma dobbiamo saper mettere in discussione i nostri modi di approccio, la maschilità oppressiva che mettiamo in atto anche nei luoghi di lavoro. Quando accade, anche involontariamente, va esplicitata e corretta. La dimensione culturale-simbolica spesso scatta automaticamente ma proprio per questo dobbiamo fermarci e saperla autoanalizzare. Perchè mentre queste cose accadono i ragazzi e le ragazze ci osservano, ed è lì che noi possiamo intervenire efficacemente, attraverso canali di significazione, in cui poter mettere in discussione questi costrutti, evitare battute omofobe ad esempio. Attraverso questi no si puó costruire una società piu libera e più giusta”.
Manuela Claysset, responsabile Politiche di genere e diritti Uisp, ha approfondito discriminazioni e stereotipi che si sviluppano nell'ambiente sportivo: “Non sempre l’ambiente sportivo viene percepito come accogliente. Dobbiamo mettere in atto continue politiche di prevenzione. Abbiamo la necessità di conoscere e approfondire per capire quali sono le politiche da mettere in atto. Noi dell’Uisp guardiamo sempre con attenzione alle persone che non fanno sport e a chi abbandona la pratica. Noi ci occupiamo di sport sociale e per tutti, per questo dobbiamo saper pensare a come realizzare nuove pratiche sportive, che sappiano adattarsi ad esempio a corpi non conformi. Vogliamo costruire reti di ascolto e di progettualità con le scuole, con le Università, con i territori. Come progetto Differenze 2.0 continueremo a monitorare le attività progettuali che mettiamo in campo, stiamo realizzando materiali da mettere a disposizione dell’intera nostra associazione e del mindo sportivo”.
Eleonora Pinzuti, research fellow Università di Siena, ha trattato il tema del doby shaming collegato alle nuove forme di comunicazione digitale: “Quando si parla di sport è impossibile non parlare di corpo. Parlare di corpo significa parlare dell’importanza del linguaggio. Il body shaming, del quale ricorrerà la prima Giornata mondiale il 16 maggio, ci ricorda che il corpo è abusato linguisticamente. Il linguaggio forma e deforma. Ci sono corpi che hanno sempre contato, come il maschio bianco, alto, forte, eterosessuale. E ci sono corpi che storicamente non contano, come il corpo femminile, che vengono sanzionati verbalmente, che portano iscritto il segno meno. Il soggetto donna, quando accede allo spazio pubblico, anche attraverso lo sport, rimane ancorato a forme di minorizzazioni. Quali sono le strategie per sovvertire le violenze che spesso i mezzi social fanno alla nostra corporeità? Nel perimetro del corpo si esercitano forme di annullamento e autoannullamento. Il rapporto tra corpo e racconto è stringente. Il tema è quello di proporre un linguaggio rispettoso e relazioni basate sull’inclusione”.
Ilenia Sanzo, psicologa e psicoterapeuta, ha concentrato l'attenzione sulla violenza di genere: “I numeri ci parlano di violenze sulle donne che si ripetono nel tempo, nonostante le leggi. Molte ragazze raccontano violenze subite attraverso il controllo che i maschi esercitano su di loro, anche utilizzando le nuovissime tecnologie come gli AirTag. Dobbiamo interrogarci sempre di più sul quotidiano dei giovani. Un passo importante è quello di dare elementi per capire che cosa è sano in una relazione e che cosa non è sano, e diventa abusante e tossico. Il controllo e la geolocalizzazione sono una limitazione della propria libertà. L’invio di foto senza consenso è reato. Alcune volte, inserite nelle chat di giochi on line, ci sono forme di adescamento di donne. Il tema del consenso è molto importante, si puó affrontare il tema anche ricordando le parole che si possono usare, come il rifiuto. E ancora: che cosa si puó fare quando le giovani donne si trovano in presenza di situazioni abusanti. A chi rivolgersi”.