Pubblichiamo la lezione tenuta da Daniela Conti, responsabile Politiche per l'interculturalità e la cooperazione Uisp, agli studenti dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale tenuta il giorno 10 luglio 2026, nell'ambito del modulo didattico "Sport e Media". Per scaricare la presentazione di Daniela Conti clicca qui
Secondo l'ultima fonte ISTAT disponibile sulla pratica sportiva in Italia (anno 2024), le persone di 3 anni e più che praticano uno o più sport nel tempo libero sono più di 21 milioni e 500 mila, pari al 37,5% della popolazione di 3 anni e più. Di queste, il 28,7% pratica sport con continuità e l'8,7% saltuariamente.
Rispetto allo sport professionistico, l'ISTAT non fornisce un numero univoco di “atleti professionisti”; il dato più vicino riguarda gli occupati nel settore sportivo, circa 117 mila persone (fonte ISTAT). Se invece si contano tutti gli atleti tesserati presso le Federazioni Sportive Nazionali (che comprendono sia lo sport amatoriale sia quello di alto livello), si arriva a circa 4 milioni di tesserati (fonte Relazione CONI).
Da questi numeri emerge una prima piramide, quella della partecipazione: alla base si colloca chi pratica sport di base e nel tempo libero (circa l'81% dei praticanti), al vertice gli atleti di fascia alta (circa il 19%). Se però si guarda la piramide dei finanziamenti, la proporzione si capovolge: circa il 90% dei fondi si concentra al livello alto (sport professionistico/alte prestazioni), mentre solo il 10% circa raggiunge lo sport di base (di cui il 6% tramite gli Enti di Promozione Sportiva e il 4% tramite le Federazioni).
Il termine “ESM-European (Sports) Model” compare per la prima volta nel 1998 in un documento della Commissione Europea, ma le idee di fondo risalgono almeno alla Carta europea dello sport per tutti del 1975/76. Una tappa fondamentale è rappresentata dalla sentenza Bosman della Corte di Giustizia UE (1995), che dichiara illegittime le restrizioni alla libera circolazione dei calciatori, si tratta del primo grande intervento del diritto pubblico europeo nella governance sportiva.
Nel Libro Bianco sullo Sport (2007) la Commissione riconosce esplicitamente che non esiste un modello organizzativo unico per lo sport in Europa, data la diversità delle strutture nazionali, un'ambiguità che accompagnerà l'ESM fino a oggi. L'ESM è comunemente descritto attraverso sei caratteristiche ricorrenti nei documenti di policy europei: la struttura a piramide, la competizione aperta (promozione/retrocessione), la solidarietà finanziaria, l'autonomia dello sport, i valori, il volontariato. Non è un modello giuridicamente vincolante, ma un riferimento discorsivo usato da policy-maker, federazioni e ricercatori.
Struttura a piramide: alla base i club, poi le federazioni nazionali (di norma una per disciplina), poi le federazioni continentali e internazionali. È la struttura di governance più citata nel dibattito europeo, anche se la sua interpretazione è cambiata più volte nel tempo (a volte include lo sport di base e ricreativo, a volte lo esclude, limitandosi allo sport organizzato/competitivo).
Competizione aperta: il sistema europeo di leghe aperte (promozione e retrocessione in base al merito sportivo) si contrappone al modello nordamericano delle leghe chiuse, dove i club partecipano su invito/franchising e non per merito.
Solidarietà finanziaria: meccanismi di redistribuzione economica dai livelli/competizioni più ricchi (es. diritti televisivi dello sport professionistico) verso lo sport di base, per sostenere l'interdipendenza tra vertice e base della piramide.
Autonomia dello sport: il principio per cui le organizzazioni sportive si autogovernano con regole proprie, indipendentemente (entro i limiti della legge) dallo Stato: governance democratica, trasparenza, responsabilità verso gli stakeholder.
Valori: lo sport come veicolo di valori educativi, sociali e identitari (inclusione, cittadinanza, salute, identità nazionale). È la caratteristica più “retorica” e meno operazionalizzabile dell'ESM: la ricerca RESM nota che i “valori” restano un concetto astratto, difficile da misurare rispetto alle altre cinque caratteristiche.
Volontariato: il volontariato è insieme un principio (libertà di associazione) e una risorsa concreta: gran parte del sistema sportivo europeo, soprattutto a livello di base, si regge su lavoro non retribuito.
Real European Sport Model è un progetto europeo finanziato dal programma Erasmus+ Sport e coordinato da ISCA (International Sport and Culture Association), di cui Uisp è partner insieme a: Azur Sport Santé e Université Côte d'Azur (Francia); Idrættens Analyseinstitut e DGI (Danimarca); IDO — International Dance Organization (Austria); SUS — Športna Unija Slovenije (Slovenia).
Obiettivo del progetto è migliorare la governance del settore sportivo europeo generando prove solide sulla diversità organizzativa e finanziaria, formando le organizzazioni nazionali, sostenendo a livello nazionale ed europeo politiche basate su prove e promuovendo un settore dello sport e dell'attività fisica vivace e sostenibile per un maggiore coinvolgimento dei cittadini.
Nello specifico, il progetto si concentra su due aspetti significativi, ma poco considerati, dello sport in Europa: la diversità delle strutture organizzative che forniscono offerte di sport e attività fisica in Europa e i flussi finanziari della partecipazione sportiva in Europa.
Lo scopo è garantire una governance dello sport basata su dati concreti, migliori decisioni e priorità politiche e una concezione condivisa dello sport in Europa, che consenta un dibattito più articolato sul futuro dello sport e dell'attività fisica nel continente.
Il report finale del progetto RESM sintetizza cinquant'anni di dibattito politico e mostra che l'interpretazione di ciascuna delle sei caratteristiche è cambiata più volte nel tempo, spesso in modo contraddittorio. Il messaggio di sintesi del capitolo 1 del report è netto: “Le definizioni e la comprensione dell'ESM si dimostrano incoerenti”.
Il report classifica ciascuna delle sei caratteristiche dell'ESM su tre livelli: è un'idea/principio astratto? Ha un meccanismo concreto di attuazione? Esiste una misurazione per valutarne il funzionamento? Il risultato è che tutte le sei caratteristiche hanno un meccanismo dichiarato ma nessuna ha una misurazione realmente consolidata e testata: per autonomia e volontariato esistono alcuni indicatori ma la loro reale capacità di misurare il fenomeno non è mai stata validata. Il capitolo 2 del report individua alcuni “gap”: temi molto rilevanti per lo sport in generale, ma quasi assenti nella letteratura scientifica specificamente dedicata all'ESM.
Il progetto “The Real European Sport Model” (RESM) propone un nuovo framework relazionale per superare i limiti descrittivi della sola piramide. La mappa incrocia due dimensioni: la vita civica (civic life), distinguendo tra attività autonome dei cittadini e attività organizzate; i settori che offrono risorse e contesti: 1) settore pubblico, 2) settore privato, 3) organizzazioni della società civile (CSO/Terzo settore), di cui 3i) il sistema federale sportivo è un sottoinsieme specifico.
Dall'incrocio di queste dimensioni nascono dodici “profili” di attività sportiva (dall'attività individuale autosufficiente fino a quella organizzata da un ente affiliato al sistema federale e sostenuta da risorse pubbliche e private insieme). L'obiettivo è permettere a individui e organizzazioni di mappare la propria posizione reale, non solo quella presunta dalla piramide.
Bisogna spiegare ai decisori politici che il modello tradizionale a piramide, che presuppone un legame diretto e una solidarietà finanziaria tra élite e base, è incoerente con la realtà attuale. La ricerca RESM dimostra che la solidarietà finanziaria è quasi inesistente: ad esempio, solo lo 0,2% dei ricavi UEFA arriva allo sport di base, e i club versano alle federazioni (13% del bilancio) molto più di quanto ricevono indietro (2%). La Mappa Relazionale serve a visualizzare ciò che la piramide nasconde.
Mentre i modelli passati si concentravano sulle federazioni, la Mappa relazionale mette al centro l'attività sportiva vissuta dai cittadini: è proprio questo lo spostamento di prospettiva alla base del framework RESM. Ai policy maker va spiegato che questo strumento cattura la diversità di come lo sport viene praticato, includendo:
Infine, va sottolineato che l'attuale mancanza di dati trasparenti da parte delle federazioni ostacola la creazione di buone politiche. Un esempio citato nel report RESM: per la Federazione Francese di Tennis non è stato possibile reperire dati aggiornati sui trasferimenti allo sport di base e l'ultimo dato disponibile risale al 2013 (46 milioni di euro, pari a circa 41 euro per tesserato). La Mappa Relazionale offre un quadro di riferimento per mappare le proprie attività e auto-identificarsi, fornendo dati più accurati per il governo del territorio.
In sintesi, la Mappa Relazionale va presentata come la “mappa del mondo reale” che finalmente permette ai policy maker di vedere l'intero ecosistema sportivo, inclusi i settori che la piramide tradizionale lasciava nell'ombra.
L'Uisp è la più grande organizzazione di promozione sportiva in Italia ed è partner del progetto RESM, è quindi un esempio efficace per mostrare ome una stessa organizzazione possa occupare posizioni multiple nella mappa relazionale.
I numeri della rete
Il doppio statuto giuridico
Come funziona davvero la “solidarietà” verso Uisp
Il Bilancio Sociale Uisp permette di vedere concretamente come si scompone il contributo di Sport e Salute, l'ente che nella piramide ufficiale dovrebbe rappresentare il canale di redistribuzione verso lo sport di base:
Il Bilancio Sociale evidenzia inoltre che le attività “diverse” di Uisp (cessione di materiali ai soci, pubblicità) — cioè le uniche entrate assimilabili a ricavi commerciali — rappresentano meno dell'1% del volume complessivo delle entrate, ben al di sotto della soglia del 30% che il Ministero del Lavoro (DM 107/2021) considera compatibile con un ente non lucrativo. Questo conferma, con un dato di bilancio, che Uisp si autofinanzia soprattutto attraverso il tesseramento associativo e i contributi istituzionali legati al suo ruolo di terzo settore, non attraverso il mercato.
Sul piano finanziario complessivo, solo una parte minoritaria delle entrate di Uisp proviene da meccanismi “interni alla piramide” (contributi di Sport e Salute e attività mutualistiche dei Settori di Attività): una quota nell'ordine di circa il 30% del totale, secondo le analisi più recenti condotte dall'organizzazione stessa. Il resto proviene da autofinanziamento associativo (quote di tesseramento) e da contributi ministeriali legati al riconoscimento come rete associativa di Terzo Settore, non allo sport in quanto tale — a conferma che, per un'organizzazione come Uisp, la Mappa Relazionale RESM descrive la realtà finanziaria meglio della sola piramide.
In conclusione l'European (Sports) Model non va inteso come una descrizione neutra della realtà organizzativa dello sport europeo, ma come una costruzione discorsiva e normativa, storicamente situata, che seleziona alcune caratteristiche (piramide, competizione aperta, solidarietà, autonomia, valori, volontariato) lasciandone fuori altre (lo sport autonomo, informale, la maggioranza silenziosa dei praticanti). Il progetto RESM nasce proprio per colmare questo scarto tra il modello dichiarato e la realtà empirica, proponendo una mappa più fedele a come lo sport viene davvero praticato e finanziato in Europa.