Nazionale

La Strategia europea contro il razzismo parla anche di sport

Tra i settori protagonisti del nuovo documento c'è anche l'attività sportiva. Il CESE accoglie con favore l'iniziativa

 

Il 2026 per l’Europa è un anno importante perché vengono aggiornati i piani quinquennali relativi alle diverse strategie e politiche sociali e di conseguenza vengono rivisti i programmi di finanziamento ad essi legati. Interessante è quindi dare uno sguardo a quelle che sono le strategie sociali più significative, per comprendere come si sta muovendo l’Unione Europea rispetto al tema dei diritti per i cittadini.

In particolare, analizziamo la Strategia europea contro il razzismo 2026-2030 pubblicata dalla Commissione Europea.

La nuova strategia si basa esplicitamente sul piano d’azione 2020‑2025 e lo aggiorna, ampliando settori e strumenti, fra cui sport, cultura, istruzione e media. In questo quadro, lo sport è citato come ambito chiave per promuovere uguaglianza, combattere i discorsi d’odio e favorire inclusione sociale, specie per gruppi razzializzati.

Nel piano 2020-2025 il focus era sul riconoscimento del problema (razzismo negli stadi, nelle federazioni, nei media sportivi) e sulla necessità di includere lo sport nelle politiche e programmi di inclusione dell’UE. Per la prima volta appare l’importanza del valore sociale dello sport anche in queste policy, ma ovviamente era visto più come un comparto dove prevenire e sanzionare il razzismo.

Nella nuova strategia lo sport è visto come leva politica per cambiare atteggiamenti e strutture sociali, con riferimento esplicito a programmi come Erasmus+ Sport e alla riduzione degli ostacoli alla partecipazione di gruppi discriminati (anche con attenzione all’intersezione razza/genere). Dalla lettura dei documenti appare come lo sport possa diventare un laboratorio sociale in cui si possono sfidare stereotipi e costruire convivenza. Questo cambio di tono riflette un passaggio da un approccio prevalentemente reattivo (contrastare gli episodi) a uno più proattivo e trasformativo (usare lo sport per generare nuove pratiche e narrazioni antirazziste).

La strategia si fonda sui valori di dignità umana, libertà, democrazia e uguaglianza sanciti dai trattati UE. Il suo obiettivo principale è combattere il razzismo in tutte le sue forme, inclusi il razzismo contro le persone di colore, l'antiziganismo (contro i Rom), l'antisemitismo, il razzismo anti-asiatico e l'odio anti-musulmano. La strategia adotta un approccio intersezionale, riconoscendo che le persone possono subire discriminazioni multiple (basate ad esempio su genere, disabilità o orientamento sessuale, oltre all'origine etnica).

Questi i pilastri principali della Strategia:

  • Affrontare il razzismo strutturale: facilitazione di una definizione condivisa di "razzismo strutturale" per combattere le barriere radicate che limitano l'accesso a casa, lavoro e istruzione.
  • Educazione e memoria: rafforzamento della conoscenza storica (inclusi colonialismo, schiavitù e Olocausto) attraverso progetti con l'UNESCO e l'integrazione di programmi anti-razzismo nelle scuole e nelle università.
  • Applicazione della legge: rafforzamento dell'uso della Direttiva sull'uguaglianza razziale e monitorare l'uso dell'Intelligenza Artificiale per evitare pregiudizi algoritmici. Focalizzazione sulla protezione contro i crimini d'odio, sia online che offline.
  • Uguaglianza sociale: promozione dell'inclusione in ambiti vitali come l'occupazione (attraverso la piattaforma dei "Diversity Charters"), l'accesso a cure sanitarie eque e la lotta all'esclusione abitativa.
  • Partnership e Guida con l'Esempio: collaborazione con le organizzazioni della società civile (attraverso il Forum della Società Civile contro il Razzismo) e i partner internazionali.

A differenza della ricerca Eurobarometro (dove lo sport non era menzionato), la Strategia 2026-2030 include esplicitamente il mondo dello sport e della cultura:

  • Sport come strumento di inclusione: La strategia definisce lo sport, insieme all'arte e alla cultura, come elementi "importanti per mobilitare la società contro il razzismo e promuovere rispetto, inclusione e uguaglianza": “L’istruzione svolge un ruolo fondamentale nel favorire la mobilità sociale e può rappresentare un potente strumento di parità di opportunità. (...) Anche l’arte, la cultura e lo sport sono importanti per mobilitare la società contro il razzismo e promuovere il rispetto, l’inclusione e l’uguaglianza.” (pag.10)
  • Lotta all'incitamento all'odio:La Commissione sta affrontando il fenomeno dell’incitamento all’odio nello sport, collaborando strettamente con il Consiglio d’Europa e fornendo assistenza agli Stati membri attraverso il metodo aperto di coordinamento in corso sulla lotta contro l’incitamento all’odio nello sport, nell’ambito del piano di lavoro dell’UE per lo sport” (pag. 8)
  • Misure di supporto: La Commissione si impegna a sostenere le misure degli Stati membri per rendere lo sport (oltre a istruzione e cultura) più inclusivo. (pag. 12)
  • Cooperazione sportiva internazionale: la strategia menziona anche la dimensione esterna, prevedendo che “attraverso il Patto per il Mediterraneo, l’UE rafforzerà la cooperazione educativa, culturale e sportiva con i paesi partner, favorendo la comprensione reciproca e l’inclusione” (pag. 13)

Il CESE-Comitato Economico e Sociale Europeo ha espresso un parere sulla nuova Strategia, accogliendola con favore, ma sottolinea la necessità di passare da semplici incentivi a meccanismi più stringenti e concreti per combattere il razzismo strutturale. Insiste affinché l'attuazione della strategia sia guidata da una reale volontà politica. Ritiene che i precedenti fallimenti siano dovuti alla mancanza di obblighi e propone di introdurre meccanismi vincolanti, come indicatori comuni, relazioni periodiche e la condizionalità dei finanziamenti.

Il Comitato auspica che le espressioni di razzismo siano punite con sanzioni penali e civili effettive e dissuasive, incoraggiando la Commissione a utilizzare in modo proattivo le procedure di infrazione. Il CESE sottolinea l'importanza di garantire sovvenzioni a lungo termine alle organizzazioni della società civile che combattono il razzismo sul campo.

Individua alcuni ambiti di intervento specifici:

  • Istruzione: Occorre aggiornare i programmi scolastici per affrontare le radici storiche del razzismo, inclusi il colonialismo e la schiavitù, e formare adeguatamente gli insegnanti.
  • Alloggio e Salute: Il CESE concorda sulla necessità di studi contro la discriminazione abitativa e chiede misure per eliminare i pregiudizi nelle pratiche sanitarie, con particolare attenzione alla salute mentale e alle donne migranti.
  • Lavoro: Si incoraggia l'uso della contrattazione collettiva e del dialogo sociale per introdurre protocolli antidiscriminazione e clausole antirazziste nelle imprese.

Purtroppo, tra questi ambiti non compare alcun accenno al mondo dello sport. Mentre la Strategia della Commissione include esplicitamente lo sport come strumento di inclusione e mira a combattere l'odio in questo ambito, il Parere del CESE preferisce concentrare la sua analisi e le sue richieste su: Lavoro e relazioni industriali; Istruzione formale; Diritti civili e repressione dei reati d'odio; Accesso ai servizi essenziali (casa e sanità).

È davvero un peccato che il CESE, dopo aver accolto favorevolmente il documento promosso da Uisp e dal Forum Terzo Settore - intitolato "L’azione dell’UE per il periodo post Covid-19: migliorare la ripresa attraverso lo sport", che riconosce lo sport come diritto di cittadinanza e introduce il concetto chiave di deprivazione sportiva - non abbia colto l’importanza dello sport nella lotta contro la discriminazione.

Anche la ricerca Eurobarometro speciale 535 analizza lo stato della discriminazione nell'Unione Europea attraverso un'indagine condotta nel 2023. Lo studio esamina le percezioni pubbliche e le esperienze personali relative a vari fattori di esclusione, tra cui l'origine etnica, l'orientamento sessuale, l'identità di genere e la disabilità.

La ricerca evidenzia come, a livello europeo, la discriminazione sia percepita come sempre più diffusa rispetto al 2019, in particolare per quanto riguarda l'identità di genere e l'essere intersessuali. I principi di uguaglianza e non discriminazione sono pilastri dei trattati UE; tuttavia, ampie fasce della popolazione ritengono che i pregiudizi siano ancora radicati.

Nonostante lo sport sia comparso da tempo come ambito di studio e azione nelle politiche contro la discriminazione, all’interno della presente ricerca non compare tra i contesti analizzati né tra i motivi di discriminazione elencati nel questionario. C’è un riferimento al mondo del “tempo libero” in particolare con l’analisi dell’accesso a beni e servizi culturali, dove il 26% degli Europei (il 22% degli italiani) ha incontrato ostacoli nell’accesso. La barriera principale è il costo elevato e il sentirsi inadeguati per età (troppo giovani o troppo vecchi).

I dati italiani mostrano una percezione di discriminazione significativamente più alta rispetto alla media UE in quasi tutte le categorie analizzate:

  • Persone Rom: È la forma di discriminazione ritenuta più diffusa sia in Europa (65%) che in Italia, dove raggiunge l'82%.
  • Colore della pelle e origine etnica: In Italia il 75% degli intervistati ritiene che queste discriminazioni siano diffuse, contro una media UE del 61% per il colore della pelle e del 60% per l'origine etnica.
  • Comunità LGBTQI: La discriminazione basata sull'identità di genere (essere transgender) è percepita come diffusa dal 74% degli italiani (UE 57%), mentre quella sull'orientamento sessuale dal 72% (UE 54%).
  • Intersessualità e disabilità: Anche per le persone intersessuali (64% in Italia vs 47% UE) e per chi ha una disabilità (58% in Italia vs 49% UE) i valori italiani superano la media europea.

Sebbene la percezione sia alta, il 17% degli italiani dichiara di aver subito personalmente discriminazioni o molestie negli ultimi 12 mesi, un dato leggermente inferiore alla media UE del 21%.

Tuttavia, l'Italia registra il punteggio più alto in Europa (14%) per quanto riguarda la discriminazione subita durante la frequenza o l'iscrizione a scuole o università. In generale, gli italiani che hanno subito discriminazioni indicano come motivi principali l'età, il genere o l'aspetto fisico.

Se si passa ad esaminare le misure preventive e l’efficacia delle politiche antidiscriminatorie attuate in Italia, le risposte sono nette:

  • Efficacia delle politiche: Solo il 28% degli italiani ritiene che gli sforzi nazionali per combattere la discriminazione siano efficaci, dato stabile rispetto al 2019.
  • Ruolo della scuola: Esiste un forte consenso (90-91%) sulla necessità che i programmi scolastici includano informazioni sul razzismo e sulla storia dell'Olocausto.
  • Cultura Roma: È interessante notare che in Italia il sostegno all'insegnamento della storia e cultura Roma è cresciuto di 18 punti percentuali dal 2019, raggiungendo il 71%.

In conclusione, la ricerca delinea un'Italia molto consapevole (e talvolta preoccupata) dell'estensione del fenomeno discriminatorio, ma ancora divisa sull'accettazione sociale piena di alcune minoranze, pur mostrando una forte volontà di agire attraverso l'istruzione scolastica. (Daniela Conti, Responsabile Politiche per l’Interculturalità e la Cooperazione)

Foto: copertina Strategia europea contro il razzismo 2026-2030